CinemaXXI 2013 – Presentazione

CinemaXXI 2013 – Presentazione

Il Festival di Roma ribadisce le linee guida di CinemaXXI 2013, la sezione dedicata al cinema di ricerca. Un microcosmo in cui coabitano formati, attitudini, durate e idee visive spesso anche in antitesi tra loro, ma uniti da una sperimentazione che evita la trappola del predigerito.

Gli ultimi fotogrammi di Avanti Popolo, vincitore della prima edizione di CinemaXXI lo scorso autunno, si aggirano tra le sedie divelte e impolverate di una sala cinematografica in rovina, mentre lo speaker di una radio sussurra “avanti popolo / alla riscossa / bandiera rossa”, ultima resistenza (im)possibile di fronte alla decadenza di un mondo in implosione. Cinema che per reazione a tutto ciò esplode, deflagra, infiamma e contagia. La prima edizione della sezione del Festival di Roma dedicata al cinema di ricerca se n’era andata con il trionfo di Michael Wahrmann e un silenzio mediatico desolante: di tutte le opere presentate nella sala del Maxxi sembrava non esistere traccia sui quotidiani e anche su alcune riviste (cartacee e online) focalizzate in maniera specifica sul cinema.  La seconda edizione di CinemaXXI riprende idealmente da dove il tracciato si era interrotto, come dimostra la presenza in giuria del già citato Wahrmann, di Laila Pakalnina e di Yuri Ancarani, artisti selezionati con le loro opere appena dodici mesi fa. E dopotutto non potrebbe essere altrimenti: in un’epoca in cui anche l’arte viene sezionata, divisa e giudicata basandosi su rigide categorie (estetiche, etiche o quant’altro) CinemaXXI rivendica il diritto all’intrusione, allo spaesamento sensoriale, alla dispersione e al meticciamento tra le arti, contaminazione continua, salvifica, perfino ineluttabile. L’aggettivo espanso, che fin dall’anno scorso Marco Müller e il suo staff (rispetto al gruppo di lavoro che ha selezionato i titoli per le altre sezioni, composto da Laura Buffoni, Marie-Pierre Duhamel, Massimo Galimberti, Manlio Gomarasca, Sandra Hebron, Giona A. Nazzaro e Mario Sesti, si aggiunge qui anche il nome di Paolo Moretti) hanno utilizzato per contraddistinguere la totale singolarità della proposta, identifica anche oggi un’indole, un’attitudine che non va fraintesa con la sperimentazione, sic et simpliciter: non si tratta di una pura e semplice abiura della narrazione classica, ma più che altro della dimostrazione attiva e palese della libertà cui può  e deve ambire ogni narratore.

L’inalienabile diritto a creare il proprio immaginario, senza dover ubbidire a legge di mercato. Un lusso in tempi di vacche magre, si potrebbe arguire, ma un lusso indispensabile, anche e soprattutto in anni di crisi, economica e di identità – artistica, sociale, culturale, politica e ideologica. Non deve stupire come i nomi presenti nella cartella stampa abbiano dato vita, sui volti di buona parte dei giornalisti convenuti al Maxxi, a nuovi orizzonti per la fisiognomica: la ricerca all’interno della Settima Arte è oramai diventata un hobby appannaggio solo ed esclusivamente dei cinefili di stretta osservanza, e nomi come quelli di ZimmerFrei, Joaquim Pinto, Kamal Swaroop, Tariq Teguia, Gabriel Abrantes, Yonfan, Sun Xun e Amit Dutta sono poco più che ignoti anche a buona parte del popolo che segue con una certa regolarità il tran tran delle anteprime stampa dei film in uscita nelle sale.
Anche e soprattutto per questo si dovrebbe considerare CinemaXXI come la punta di diamante di una kermesse che mira a coniugare le diverse anime del cinema, e anche con quel mondo del non-più (o non-ancora) cinema che agita i propri sogni/incubi di eversioni visive straripanti, alla ricerca di una (non) dimensione ovvia, banale, predigerita. Lo spettatore che si avvicini a CinemaXXI non dovrà però farlo attendendo da un momento all’altro sonori pugni nello stomaco – per quanto, sulla carta, abbondino –, ma avrà il diritto e il dovere di ambire a una visione “altra”, fuori da qualsiasi standardizzazione di formato, durata, canone espressivo. Un universo a se stante abitato da cori georgiani che citano la morte di Saddam Hussein, ritratti di comuni cyber punk a rischio sparizione, elegie funebri per pesci rossi, la ricerca del fulcro del comunismo internazionale, il Vangelo secondo Giovanni, la rivoluzione pan-araba, la guerra in Afghanistan riletta in chiave slapstick, illusioni boschive, carcasse di coccodrilli, atleti infartuati. Un microcosmo in cui convivono, senza attribuzioni di gradi d’importanza, opere pronte a sfiorare le due ore e mezza di durata (Zanj Revolution di Tariq Teguia, al ritorno alla regia dopo lo splendido Inland) e altre racchiuse in tre minuti (gli austriaci In the Woods di Harald Hund e Still Dissolution di Siegfried A. Fruhauf), installazioni e lungometraggi di finzione, documentari e animazioni in stereoscopia.

Tutto questo senza dimenticare la presenza di due autori abituati a muoversi con destrezza tra le maglie di Hollywood e dell’indie a stelle e strisce, Jonathan Demme e Alexander Rockwell, che in CinemaXXI presenteranno i loro Fear of Falling (rilettura à la André Gregory de Il costruttore Solness di Henrik Ibsen) e Little Feet (il già citato funerale al pesciolino rosso), o il ritorno alla regia con Rangbhoomi di un maestro del cinema indiano quale Kamal Swaroop, omaggiato anche dal restauro in digitale del suo capolavoro del 1988 I am Door by Door.
Dopo dodici mesi di tira e molla politici, di attacchi preventivi e di rimozione quasi totale di quanto selezionato e mostrato nell’edizione 2012, CinemaXXI torna a ribadire la propria urgenza: a fronte di un universo festivaliero nazionale che sta perdendo pezzo dopo pezzo la propria spinta in direzione della ricerca del “nuovo”, smarrendo spesso anche la strada per la conservazione e la rivalutazione del “vecchio”, c’è infatti ancora modo e tempo per invertire la rotta. La via indicata da CinemaXXI potrà agli occhi di qualcuno apparire respingente o perfino estrema, ma la crisi dell’immaginario in cui rantola la produzione cinematografica italiana ha il dovere di confrontarsi con l’anima più ribelle, anarcoide e irredenta dell’immagine in movimento: chissà che i registi del domani, trovandosi a passare dalle parti della sala del Maxxi durante le giornate del festival, non vengano folgorati sulla via di Damasco. Chissà…

Info
Il sito del Festival di Roma 2013.
Il programma di CinemaXXI 2013.

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