Flapping in the Middle of Nowhere

Flapping in the Middle of Nowhere

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Flapping in the Middle of Nowhere, esordio alla regia della regista Nguyễn Hoàng Điệp sorprende per la maturità della messa in scena e la capacità di osservare in maniera lucida e spietata la società vietnamita. In concorso alla Settimana Internazionale della Critica.

Pesci vivi nei lampioni

L’adolescente Huyen rimane incinta di un giovane balordo ed è costretta a prostituirsi per mettere da parte i soldi necessari per un aborto. Ironia della sorte, l’unico cliente disposto a pagarla è un uomo ossessionato dalle donne in gravidanza. Ma la situazione diventa sempre più complicata, perché l’uomo rende Huyen talmente felice che lei quasi dimentica che un bimbo sta crescendo dentro di lei ogni giorno di più… [sinossi]

Uno dei tratti distintivi riscontrati nei titoli che compongono, all’interno della Mostra di Venezia 2014, la Settimana Internazionale della Critica, è senza dubbio la sorprendente maturità di sguardo (sulla società, ma ancor più sul cinema) dei registi impegnati nella bagarre per la conquista del premio del pubblico e, forse, del premio per l’opera prima messo in palio dalla kermesse lagunare. Autori esordienti come Nima Javidi (Melbourne), Stéphane Demoustier (Terre battue), Ivan Gergolet (Dancing with Maria) e Timm Kröger (Zerrumpelt Herz/The Council of Birds), sembrano avere già le idee molto chiare sul ciò che è legittimo fare – e su quel che bisogna con accuratezza evitare – quando ci si siede dietro la macchina da presa.
Ed è proprio la maturità espressiva a lasciare a bocca aperta fin dalle prime immagini di Flapping in the Middle of Nowhere (questo il titolo internazionale scelto per sostituire l’originale Đập cánh giữa không trung), esordio alla regia della trentaduenne vietnamita Nguyễn Hoàng Điệp, già produttrice ad appena ventisette anni, dell’interessante Bi, Don’t Be Afraid del connazionale Phan Dang Di. Per rendersi conto dell’originalità della cineasta basta con ogni probabilità la prima inquadratura, con la camera che segue lo sbalestrato ragazzo della protagonista Huyen, giovane addetto alla manutenzione delle strade, mentre si innalza fino a un lampione per liberare la plafoniera dall’acqua e scoprirvi all’interno, vivi e vegeti, due pesciolini. Un attestato di libertà creativa che non lascia dubbi sulle ambizioni di Nguyễn Hoàng Điệp.

Flapping in the Middle of Nowhere ha il coraggio di affrontare di petto tematiche tutt’altro che banali come l’identità sessuale, l’aborto, la prostituzione, senza accettare in maniera prona che queste condizionino il puro istinto cinematografico della regista: per quanto a prima vista l’intento della Nguyễn Hoàng Điệp possa sembrare quello di affiliarsi alla pletora di autori che sfruttano l’esotico e si affidano a qualche rapido cenno antropologico per farsi accettare dalle platee occidentali, in un’operazione di auto ghettizzazione e di terzomondismo insincero a dir poco preoccupante, Flapping in the Middle of Nowhere si muove invece in direzione di una ricreazione abbagliante dell’immaginario vietnamita, e non solo.
Tra deserti dal vago fascino lunare dove bande di piccoli criminali si danno appuntamento per i combattimenti illegali di galli, scenari urbani ai limiti dell’allucinazione – quel treno che passa rasente le case, con i bambini che giocano sui binari –, architetture quasi irrazionali che combattono con la rigida geometria delle case dei benestanti, Flapping in the Middle of Nowhere costringe lo sguardo dello spettatore a continue epifanie visive, in cui la realtà non viene mai smentita né esasperata, ma si trasfigura, mescolando la terracea ripresa del “vero” con il guizzo inatteso del surrealismo metaforico.

Ogni cosa, nel film della Nguyễn Hoàng Điệp, sembra contenere al suo interno piccoli universi di senso in grado di aprire la pota a prospettive inattese: eppure Flapping in the Middle of Nowhere vibra anche di una sincerità dolorosa nella messa in scena di questa metropoli fatiscente, sporca, quasi priva di speranza eppure carica di un’umanità straripante. Si potrà forse anche legittimamente trovare pedante il segmento che vede Huyen alle prese con l’uomo ricco che potrebbe cambiarle la vita, ma bisogna riconoscere alla giovane regista la capacità sorprendente di tratteggiare i propri personaggi senza giudicarli, ma evidenziando piuttosto l’aspetto più sincero della loro umanità.
Huyen, il suo ragazzo balordo, l’amico che si prostituisce e sogna di cambiare sesso, si istallano nella mente dello spettatore senza abbandonarla più, fragili esempi di una società che li mastica ed è già pronta a digerirli. Nguyễn Hoàng Điệp sembra destinata a un futuro radioso nel panorama cinematografico internazionale, e l’eleganza formale di Flapping in the Middle of Nowhere ne è testimonianza fedele, in attesa di ciò che porterà il futuro.

Info
Flapping in the Middle of Nowhere sul sito della Settimana della Critica.
Il trailer di Flapping in the Middle of Nowhere.
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