Interstellar
di Christopher Nolan
Nell’apparente freddezza delle geometriche e imponenti scenografie di Interstellar e del cinema di Nolan si insinuano immagini che riecheggiano Terrence Malick, rimandano all’utilizzo dei generi di Shyamalan, e rielaborano e dilatano il paradosso spazio-temporale de L’uomo dei sogni.
La luce del nostro nuovo sole
In un futuro imprecisato, un drastico cambiamento climatico ha colpito duramente l’agricoltura. Un gruppo di scienziati, sfruttando un “wormhole” per superare le limitazioni fisiche del viaggio spaziale e coprire le immense distanze del viaggio interstellare, cercano di esplorare nuove dimensioni. Il granturco è l’unica coltivazione ancora in grado di crescere e loro sono intenzionati a trovare nuovi luoghi adatti a coltivarlo per il bene dell’umanità… [sinossi]
And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.
Dylan Thomas – Do not go gentle into that good night
La potenza visiva e architettonica delle pellicole di Christopher Nolan, accompagnata da script che affondano a piene mani in labirintici paradossi, punta a stordire lo spettatore, a riempirne lo sguardo, a intrappolarlo in una dimensione in (perfetto?) equilibrio tra cinema d’autore e intrattenimento all’ennesima potenza, bigger than life non solo all’interno dei fotogrammi della pellicola e della narrazione ma anche e soprattutto nella sua proiezione su schermi faraonici, fino all’IMAX e forse oltre.
L’Image Maximum nolaniano, confermato e rafforzato dall’ambizioso Interstellar, travalica le dimensioni dei blockbuster, affiancandosi alla forza immaginifica di cineasti come Peter Jackson e Steven Spielberg. Una grandeur produttiva, visiva e narrativa, intrecciata alla durata dilatata, che sembra voler scardinare film dopo film i limiti del cinema commerciale, cercando di imprimere sulla pellicola un complesso universo narrativo e poetico, mettendo alla prova le assopite capacità spettatoriali.
Interstellar, come i precedenti Inception, Il cavaliere oscuro e Il cavaliere oscuro – Il ritorno, proietta Nolan e gli spettatori in una dimensione altra, figlia dei successi e del credito di The Prestige e Memento. Il cinema di Nolan è infatti a suo modo pionieristico, lanciato a briglie sciolte verso un futuro (im)possibile: spettacoli, storie, scenografie, strutture e via discorrendo di dimensioni ardite e al tempo stesso raffinate. Eventi unici, totalizzanti. Non la festa guascona e policromatica dei blockbuster della Marvel (The Avengers, Guardiani della Galassia) ma opere che trasudano ambizione, anche in eccesso, che cercano di trasformarsi in monoliti, in punti di riferimento. Un’ambizione evidentemente rischiosa, che forse avrebbe poco senso se non fosse calibrata sui personaggi, sugli uomini che animano le storie di Christopher e Jonathan Nolan. Tra le pieghe temporali di Memento, tra le (sovra)strutture magniloquenti di Inception e tra le strade monumentali de Il cavaliere oscuro si muovono personaggi dal cuore pulsante, gli stessi che ritroviamo in Interstellar, catapultati nello spazio profondo, spinti oltre l’immaginazione e le conoscenze umane. Anche loro dei pionieri.
Interstellar è fantascienza umanista, è la rappresentazione di un futuro prossimo, intriso di doloroso realismo, nonostante le parentele con la science fiction distopica degli anni Settanta e le suggestioni condivise con alcuni capolavori come Solaris e 2001: Odissea nello spazio, peraltro citato/omaggiato a più riprese. È fantascienza che rilancia su grande schermo l’ampio respiro della narrativa degli anni Quaranta/Cinquanta, con l’entusiasmo per il progresso scientifico, le esplorazioni spaziali, le cronache galattiche, da Asimov a Bradbury, da Heinlein a Sturgeon. Fantascienza epica ed etica.
Il rapporto padre/figlia tra Cooper (Matthew McConaughey) e Murph (Mackenzie Foy/Jessica Chastain/Ellen Burstyn), così come le debolezze del professor Brand (Michael Caine) e del fantomatico dottor Mann (Matt Damon) e il malcelato romanticismo di Amelia (Anne Hathaway), sono il centro gravitazionale di una pellicola che teorizza la quinta dimensione, che cerca di dare forma alle complicate teorie del fisico Kip Stephen Thorne.
È attraverso lo spessore umano ed emotivo di Cooper e Murph che il wormhole, i viaggi intergalattici e i paradossi temporali acquistano un significato, una forma rappresentabile, un senso a misura d’uomo e di spettatore, andando ad affiancarsi alla dimensione terrena e altrettanto importante delle tempeste di sabbia, dei campi di granoturco. Nell’apparente freddezza delle geometriche e imponenti scenografie di Interstellar e del cinema di Nolan si insinuano immagini che riecheggiano Terrence Malick, rimandano all’utilizzo dei generi di Shyamalan (Signs), e rielaborano e dilatano il paradosso spazio-temporale de L’uomo dei sogni e la sua contagiosa carica emotiva.
Emblematica in questo senso è la sequenza degli tsunami sul primo pianeta visitato, un’intuizione spettacolare, drammatica, che chiarisce perfettamente le dimensioni gargantuesche dell’immaginario di Nolan, nonché il valore della dilatazione temporale nei suoi schemi narrativi, ma che restituisce soprattutto la reale dimensione umana, l’eterno squilibrio tra uomo e natura. Squilibrio che ritroviamo nell’utilizzo invasivo del sonoro nelle sequenze delle tempeste di sabbia, come in una sorta di Turin Horse in versione science fiction, a ribadire l’eterna lotta dell’uomo per la sopravvivenza, impotente di fronte all’incedere di Madre Natura.
Accompagnato dalle note di Hans Zimmer, coerenti con l’apparato visivo sia nei numerosi passaggi trionfali che nel minimalismo del pianoforte sugli anelli di Saturno, e addolcito dalla sana ironia e dal design retrò del robot TARS, Interstellar è fantascienza umanista e visceralmente sentimentale che ragiona su un’intensificazione tecnologica sostenibile e al tempo stesso su un collasso ampiamente preventivabile, trovando/ipotizzando l’unica strada per salvare l’umanità. E che propone, forse a torto o a ragione, una possibile soluzione per salvare il cinema da un altro tipo di sfruttamento e di collasso.
Image Maximum è il mantra nolaniano.
Info
Il sito ufficiale di Interstellar.
La pagina facebook di Interstellar.
Il trailer italiano di Interstellar.
- Genere: avventura, fantascienza
- Titolo originale: Interstellar
- Paese/Anno: GB, USA | 2014
- Regia: Christopher Nolan
- Sceneggiatura: Christopher Nolan, Jonathan Nolan
- Fotografia: Hoyte Van Hoytema
- Montaggio: Lee Smith
- Interpreti: Anne Hathaway, Bill Irwin, Casey Affleck, Collette Wolfe, David Gyasi, David Oyelowo, Ellen Burstyn, Elyes Gabel, Jeff Hephner, Jessica Chastain, John Lithgow, Liam Dickinson, Mackenzie Foy, Matt Damon, Matthew McConaughey, Michael Caine, Timothée Chalamet, Topher Grace, Wes Bentley, William Devane
- Colonna sonora: Hans Zimmer
- Distribuzione: Warner Bros.
- Durata: 168'
- Data di uscita: 31/07/2023







Dunkirk
Guardiani della Galassia
Gravity
Il cavaliere oscuro – Il ritorno
The Avengers
Inception
Il cavaliere oscuro