Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick

Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick

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Film affascinante e squilibrato, a tratti ridondante, poco centrato nelle sue ambizioni di recupero di un’epica cinematografica senza tempo, Heart of The Sea non riesce a dare organicità e respiro complessivo al materiale su cui si fonda. Howard, da ottimo artigiano della serie A qual è, regala comunque pezzi di cinema di pregevole livello e fa un uso consapevole del 3D.

Alla fonte del Mito

Nell’inverno del 1820, la baleniera del New England viene attaccata da una creatura incredibile: una balena dalle dimensioni e dalla forza elefantiache, e con un senso quasi umano della vendetta. In seguito a questa straziante aggressione, i superstiti dell’equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere l’impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate: dal valore della vita alla moralità delle loro spedizioni, mentre il capitano cerca di riprendere la rotta in mare aperto, ed il primo ufficiale tenta di sconfiggere il capodoglio. Il disastro marittimo, realmente accaduto, avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere Moby Dick… [sinossi]

Non è la prima volta che, negli ultimi anni, Ron Howard si cimenta con una storia di messa alla prova personale e sfida ai propri limiti, declinate sul piano dell’incontro/scontro con un rivale dalle caratteristiche complementari. Tanto Frost/Nixon – Il duello, quanto l’ultimo Rush, avevano esplorato questo tema, confrontandosi con personaggi reali che i rispettivi racconti riconducevano, abilmente, ad archetipi. È proprio rifacendosi al racconto archetipico per eccellenza, ora, che Howard ripropone la sua visione di confronto duale, andando ad abbeverarsi direttamente alla fonte del mito: il regista prende infatti il Moby Dick di Herman Melville e decide di esplorarne le origini, raccontando con Heart of the Sea la (poco nota) vicenda reale che fu d’ispirazione allo scrittore americano per il suo romanzo. La fonte di ispirazione diretta del film è il saggio Il cuore dell’Oceano – Il naufragio della baleniera Essex, in cui lo scrittore Nathaniel Philbrick raccontava l’incontro di Melville con l’unico sopravvissuto di quegli eventi, e rinarrava così una vicenda che sarebbe stata resa immortale da un classico della letteratura.

È proprio la scoperta della storia reale dietro il mito, più che la sua sontuosa confezione, il principale motivo di interesse di questo Heart of The Sea – Le origini di Moby Dick; storia che Howard mette in scena in un contenitore rutilante, sviluppato su un racconto che si compone di memorie e demoni personali. È infatti sul debrayage della narrazione allo scrittore da parte del vecchio Thomas Nickerson (che ha qui il volto di Brendan Gleeson), unico superstite di quegli eventi, che si svolge la storyline principale del film: in un’insolita scelta narrativa, tuttavia, tutta la prima parte dell’opera non si incentra tanto sul racconto di formazione del protagonista (messo quasi tra parentesi dalla sceneggiatura) quanto sul motivo del dualismo tra il primo ufficiale col volto di Chris Hemsworth e il viziato capitano interpretato da Benjamin Walker. È sul già citato motivo del confronto tra antagonisti dagli opposti background e attitudini, e sulla loro difficoltosa convivenza, che si sviluppa tutta la prima parte del film; in cui vengono anche messe in luce le barriere sociali che impediscono (in una negazione ante litteram dell’essenza del Sogno Americano) al personaggio di Hemsworth la sua realizzazione personale, col comando di una sua baleniera.

Il limite principale di un film visivamente sontuoso, quanto narrativamente difettoso, come questo Heart of The Sea, sta nella sua costante rincorsa agli archetipi senza che venga fatto molto per restituire ad essi sostanza. Le basi della vicenda, poste nella prima parte del film, poggiano sulla competenza dello spettatore più che su un reale sforzo della sceneggiatura di delineare i personaggi: l’evoluzione (più che prevedibile) del rapporto tra il capitano e il primo ufficiale è descritta in modo schematico e con pochi tocchi, restando anche penalizzata dalle inevitabili ellissi narrative di una vicenda sviluppata su un ampio arco temporale. Lo stesso discorso può essere fatto per la già citata formazione del narratore adolescente (che, nella sua versione giovane, ha il volto del futuro Uomo Ragno Tom Holland); tanto, nel confronto tra il suo personaggio anziano e quello di Melville vengono messi in luce (con qualche ridondanza) i fantasmi personali e gli oscuri ricordi di un viaggio che gli avrebbe cambiato la vita, quanto il suo alter ego giovane resta in ombra nel racconto. Tutta la prima metà del film, invero, trova il suo fulcro più nell’imponente apparato scenografico, e nel carattere visivamente stordente degli attacchi della balena, che nella necessaria introduzione dei personaggi.

Il film di Howard acquista sostanza, e un respiro più in linea con la vicenda che vuole raccontare, quando il suo ritmo rallenta, e il racconto trova più spazio (e tempo) per concentrarsi sui caratteri e sulle loro interazioni. Dopo la distruzione della Essex, lo script può mettere in luce più agevolmente le dinamiche personali che muovono il gruppo superstite, centrando in modo più congruo i singoli personaggi, e dando una qualche consistenza alla stessa figura del giovane Nickerson. La successiva apparizione del “mostro” (così come gli sviluppi che ne seguono) raggiunge un ben diverso impatto emotivo in questa fase della pellicola; liberato dell’artificiale necessità di tenere alto il ritmo, Howard può qui concentrarsi sullo sviluppo di una tensione narrativa adeguata, che conferisca una reale salienza all’ultimo incontro con la balena, e al successivo ritorno a casa.
Film affascinante e squilibrato, a tratti ridondante, poco centrato nelle sue ambizioni di recupero di un’epica cinematografica senza tempo, Heart of The Sea non riesce a dare organicità e respiro complessivo al materiale su cui si fonda; arrivando solo ad intaccare la sostanza del Mito, senza mai affondarvi la lama. Howard, da ottimo artigiano della serie A qual è, regala pezzi di cinema di pregevole livello, fa un uso consapevole del 3D, sfrutta al meglio l’elegante cotè visivo che la produzione gli mette a disposizione; ma non riesce (diversamente che in passato) a organizzare il tutto in un insieme coerente e davvero funzionale al suo scopo. Lo scarto tra questo racconto, coi suoi limiti e i suoi singhiozzi, e l’epica melvilliana che si vuole ad esso successiva, appare davvero, nella fattispecie, troppo grande.

Info
Il sito ufficiale di Heart of the Sea.
Il trailer italiano di Heart of the Sea.
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