Stronger – Io sono più forte

Stronger – Io sono più forte

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In Stronger – Io sono più forte David Gordon Green parte dal corpo martoriato del suo protagonista per poi portare a termine, tra entusiasmi e disillusioni, l’autopsia di un’intera nazione. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.

L’anatomia di una nazione

La storia vera di Jeff Bauman, un uomo comune la cui vicenda ha appassionato il mondo intero e lo ha reso un simbolo di speranza dopo l’attentato del 2013 durante la maratona di Boston. Il percorso eroico e profondamente personale di Jeff metterà alla prova i legami familiari, definirà l’orgoglio di una comunità e gli darà il coraggio per superare le straordinarie avversità, mentre tenterà di ricostruire la sua vita al fianco della compagna Erin… [sinossi]

Non c’è strumento più valido del cinema americano se si vuole praticare un po’ di sana “antropologia del vicino” e collezionare indizi preziosi per comprendere una società e i suoi esemplari, tutti così familiari eppure in fondo alieni, per ideologia e comportamenti, a chi è nato e cresciuto altrove. Di sicuro il culto laico dell’individuo comune, con la sua capacità di suscitare adorazione e devozione è qualcosa di tipicamente statunitense, serpeggia nella migliore letteratura autoctona e trasuda dal grande schermo fin dalle origini della settima arte, lasciando periodicamente riaffiorare la certezza che, con buona pace di Bertold Brecht, no, non è beato il popolo che non ha bisogno di eroi.
Riflette proprio su questi argomenti fondativi della propria cultura il sempre talentuoso David Gordon Green con Stronger, nuova pellicola dedicata all’attentato alla maratona di Boston del 2013, dopo la declinazione in forma poliziesca e muscolare (d’altronde protagonista era Mark Wahlberg) di Boston – Caccia all’uomo.

Questa volta al centro della scena c’è l’eterno adolescente Jake Gyllenhaal (un volto davvero senza età, il suo), nei panni di un ventenne addetto alla cottura del pollame in una catena di supermercati. Creatura ingenua e stralunata senza arte né parte, Jeff, questo il nome del personaggio, vive con la mamma ubriacona (una strepitosa Miranda Richardson), nutrendosi di birra, Red Sox e chiacchiere con gli amici. Tutte ragioni di vita per lui, ma anche di fuga per sua ex fidanzata Erin (Tatiana Maslany). Proprio per riconquistarla, Jeff si reca alla maratona di Boston – la ragazza è infatti tra i corridori – ma qui, in seguito alle esplosioni provocate dai due famigerati fratelli attentatori, perde entrambe le gambe. Inizia così un lungo percorso di sofferenze e difficoltà per il ragazzo, che riconquista l’amore della ex, ma viene anche trasformato suo malgrado (fondamentale sarà il suo contributo nell’identificazione dei due killer) in un eroe, ad uso e consumo della famiglia e della patria.

C’è della retorica in Stronger, inutile negarlo, ma essa viene declinata dall’autore in una forma del tutto anti-romantica, grazie alla costante e alacre ricerca etno-antropologica che pare svolgersi sotto ai nostri occhi e, fiera del suo pragmatismo, partendo dal corpo martoriato del protagonista per raccontarci forza e ingenuità di un’intera nazione. Green non lesina in dettagli anatomici, non ci risparmia nulla del trauma fisico subito dal personaggio, dal bendaggio alla riabilitazione, dai moncherini alle protesi, inclusa poi l’esperienza delle difficoltà quotidiane che comprendono il farsi una doccia, il defecare, l’attività sessuale. A emergere con forza è soprattutto la memoria del corpo passato, complice di situazioni al limite del grottesco nonché di numerose, rovinose cadute. L’aggettivo tragi-comico assume una certa pregnanza in Stronger, dove l’invalidità acquisita dà luogo a momenti anche apertamente slapstick, mentre verso il finale fa capolino quel talento per il buddy movie più sfrenato che Green aveva già messo in luce nel sempre troppo sottovalutato Strafumati.

Accanto ai già citati dettagli anatomici, a colpire duro sono poi qui quelli socio-antropologici, che ci offrono tutta una sintomatologia utile a comprendere l’americano medio a 360°, come ad esempio avviene in quella corsa a perdifiato del padre di Jeff nel corridoio dell’ospedale verso gli agenti dell’FBI, perché il figlio si è appena risvegliato sì, ma la cosa più importante è che ha appena detto di aver visto in faccia uno degli attentatori. Lo stesso peso assume l’esultanza da stadio di fronte alla notizia in tv della cattura degli attentatori, che ben si sposa con quell’ossessione per lo sport che accomuna Jeff e i suoi conterranei, tutti in cerca di un riscatto e di un collante sociale che sappia arginare traumi personali e collettivi. E naturalmente il discorso sull’essere “una squadra” torna a più riprese, aprendosi a metafora nazionale, poi restringendosi di nuovo alla famiglia; si muove come un polmone, il film di Green, inalando umanesimo e patriottismo. E così, tra bandiere da sventolare alte e standing ovation stordenti, si consuma dunque per Jeff il classico percorso, tante volte narrato dal cinema statunitense, dell’esegesi di un eroe per caso, finalmente fonte di orgoglio per la madre e di consolazione per i concittadini.

È un film al tempo stesso epico e clinico Stronger dove, attraverso le vicende di un individuo, David Gordon Green aziona il suo sguardo autoptico, doloroso e scientifico, verso se stesso e la propria nazione, fino ad arrivare a lambire, in alcuni momenti del film, la teoria cronenberghiana per cui se cambia il corpo cambia tutto e probabilmente la mente, o l’anima, non esistono, è il corpo l’unica realtà. E coerentemente con questo, Stronger ricusa ogni psicologismo, concentrando il suo sguardo chirurgico sui personaggi e sul loro comportamento, come il più accorto degli entomologi. Ma sia chiaro, sarà anche anti-romantico ma non è privo di sentimento Stronger, soprattutto di stampo collettivo e sportivo, dal momento che è proprio questa la chiave prescelta da David Gordon Green per descrivere la sua idea di patria e di comunità.

Si prova una certa invidia verso questa fede negli ideali americani, questo patriottismo così problematico eppure irrinunciabile, e anche in fondo verso un cinema d’autore che è completamente scollato da personaggi, ambienti e ideologie borghesi. Noi non ce l’abbiamo, e forse proprio per questo cerchiamo, film dopo film, di saperne di più.

Info
La scheda di Stronger sul sito di Festa della Cinema di Roma.
Il trailer di Stronger – Io sono più forte.
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