Come ti divento bella

Come ti divento bella

di ,

In linea con quello che potevano rappresentare le commedie sentimentali e “politiche” dei fratelli Farrelly dei tempi d’oro, Come ti divento bella si avvale della travolgente Amy Schumer ma preferisce essere edificante piuttosto che corrosivo, stucchevole anziché scomodo.

Voler è super(potere)

Da sempre introversa e insicura del proprio aspetto fisico, Renée si risveglia dopo una caduta convinta di essere sexy, spiritosa e irresistibile. Per magia la sua vita cambia completamente e si trasforma in quella che aveva sempre sognato: una donna sicura di sé e di grande successo a New York. Ma cosa accadrà quando si renderà conto che il suo aspetto fisico in realtà non è mai cambiato? [sinossi]

L’esordio da registi degli sceneggiatori Abby John e Marc Silvertstein, che hanno dalla loro numerosissimi copioni di commedie romantiche, tra cui Mai stata baciata e La verità è che non gli piaci abbastanza, mette in scena una giovane donna dall’aspetto ordinario e pieno di difetti, bionda e abbondante nelle forme, alle prese con un ribaltamento dal sapore magico, vagamente fantasy, che però assume una forma stridula e martellante, vagamente fuori di testa.
Come nelle commedie anni ’80 e in tanti film successivi (l’ispirazione, in questo caso, è fornita dal cult Big, direttamente ed esplicitamente evocato), in Come ti divento bella c’è una miccia da cui la storia prende le mosse, ma piuttosto che un evento casuale e fortuito il superpotere è nella fattispecie la convinzione tignosa di Renée: il suo battere la testa diventa la presa di coscienza che spalanca la strada al credere di essere bellissima, così tanto da diventarlo davvero, anche agli occhi degli altri, acquistando autostima, solarità, automatico successo.

Perché se volere è potere, credere di potere è ancora meglio. Specie per conquistare un lavoro migliore, un uomo più avvenente, un posto nel mondo più a misura della propria ambizione sociale. Non importa se per farlo c’è bisogno di passare per narcisi, per egomaniaci dall’autostima proteiforme e incrollabile che induce a considerare, negando l’evidenza, le maniglie dell’amore alla stregua di toniche giunture da top model. Basta che funzioni, direbbe qualcuno.
Come ti divento bella si interroga, in maniera piuttosto meccanica e superficiale ma comunque con estrema sincerità, su quanto la bellezza sia qualcosa di molto più ampio dei modelli odierni, quelli castranti e patinati da Instagram stories e da cataloghi di moda di alto livello. Tentando di usare la scatenata protagonista, la stand-up comedian americana Amy Schumer, come cavallo di Troia perfetto e ideale per scardinare pregiudizi e convinzioni radicate, tra pesi e contrappesi (e sovrappeso). Il suo personaggio, a conti fatti, è davvero un uragano e la Schumer ha più volte dimostrato di padroneggiare il ruolo della mattatrice, come già fatto nell’assai analogo Un disastro di ragazza di Judd Apatow, da lei stessa scritto.

In questo caso, però, la commedia rosa che fin dal nome della protagonista cita Bridget Jones scomodando sornionamente la Zellweger, e che in parte strizza l’occhio a quel pubblico attraverso sfighe assortite e fidanzati bellocci, non ha il coraggio di pescare a piene mani nella scorrettezza che l’apporto dell’attrice scelta avrebbe potuto portare con sé, preferendogli una morale, tanto edificante quanto scontata, sulla bellezza interiore. Come ti divento bella non è ovviamente solo questo, il gioco è in gran parte efficace e pirotecnico, tra giostre di equivoci ed esiti rocamboleschi, ma si poteva spingere molto di più sul pedale dell’acceleratore.
A tratti sembra di assistere a un film dei fratelli Farrelly dei tempi d’oro, in particolare quelli dei gustosi paradossi estremi come nel geniale Amore a prima svista, privato però della loro vena caustica, eversiva, destabilizzante. La sensazione piuttosto amara, in questo caso, è che quel cinema non sia passato indenne attraverso le sabbie del tempo e il risultato di Come ti divento bella somiglia a un ibrido tra quella confezione politica che fu e i plastificati, recenti, detestabili adattamenti cinematografici della serie di Sex and the City.

Non un’amalgama particolarmente riuscita o esaltante, anche perché ad abbondare, tra una sortita demenziale tutta da ridere della vulcanica Schumer e l’altra, c’è soprattutto una valanga di musica pop da tappezzeria e soprattutto un’eccessiva indulgenza su orpelli modaioli come l’e-commerce, il mondo del lavoro digitale contemporaneo e affini, che però il film non ha spalle larghe a sufficienza per sostenere né tantomeno per sviluppare, banalizzandoli così senza appello.
C’è spazio anche per il bodyshaming, il fatshaming e le varie tendenze contemporanee tese a mortificare il corpo e a ghettizzare e bullizzare a seconda dell’aspetto fisico, ma anche in questo caso la frivolezza di una comicità sempre alimentare e puntualmente di grana grossa estingue ogni sussulto nella cartellonistica pubblicitaria, nella segnal-etica attraverso cui il film vorrebbe veicolare le proprie convinzioni sul mondo e sulle cose.

Abby Kohn e Marc Silverstein, marito dell’attrice Busy Phillips, che interpreta la migliore amica di Renée e affianca nel cast un’altra sua amica del cuore nella vita reale, quella Michelle Williams conosciuta durante le riprese di Dawson’s Creek, avrebbero insomma potuto fare di più con una protagonista così autoironica, così padrona del ruolo e delle sue potenzialità ed estensioni, ma così non è stato.
Anche i ruoli di contorno sono sfiatati e col pilota automatico, a cominciare dalla macchiettistica donna in affari interpretata dalla stessa Williams, dalla vocina stridula e insopportabile, alle brevi apparizioni di Emily Ratajkowski e Naomi Campbell: supermodelle e sex symbol messe lì a vomitare certezze dolciastre, a congiungere passato e presente in maniera un po’ posticcia, giustapposte senza sortire cortocircuito alcuno, né erotismo né tantomeno nostalgia, per non parlare delle risate decisamente non pervenute. A pensarci bene, una sintesi piuttosto esemplificativa del film tutto, piuttosto avvezzo a estinguere contrasti, fratture e spunti di riflessione facendo uscire la melassa dalla porta e permettendole di rientrare dalla finestra.

Info
Il trailer di Come ti divento bella.
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-001.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-002.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-003.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-004.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-005.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-006.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-007.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-008.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-009.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-010.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-011.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-012.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-013.jpg
  • Come-ti-divento-bella-2018-Abby-Kohn-Marc-Silverstein-014.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Come ammazzare il capo. 2 RecensioneCome ammazzare il capo 2

    di Dopo il successo del prototipo del 2011, i tre amici che volevano liberarsi dei rispettivi capi si imbarcano in un nuovo, improbabile progetto criminale, per un sequel che conferma peculiarità e limiti del film originale.
  • In sala

    Scemo & + scemo 2

    di , Tornano i maestri dell'umorismo scatologico Bobby e Peter Farrelly con il secondo capitolo delle avventure di Harry e Lloyd, un vero e proprio springbreak del demenziale, pronto a solleticare i nostri istinti ridanciani più bassi.
  • Archivio

    Facciamola finita RecensioneFacciamola finita

    di , L'Apocalisse secondo Seth Rogen and co. Facciamola finita è una sfrenata e irriverente commedia demenziale, che gioca con Hollywood e i suoi cliché.
  • Archivio

    Il-dittatoreIl dittatore

    di Il generale Aladeen, dittatore dello stato di Wadiya, si reca negli Stati Uniti per partecipare a un congresso Onu. Mentre è impegnato a discutere dei processi di democratizzazione, in patria corre il rischio di vedersi rubare la scena da un pastore di capre, suo sosia dai modi alquanto grezzi...
  • Archivio

    Strafumati RecensioneStrafumati

    di Buddy movie romantico e gustosamente cialtrone Strafumati di David Gordon Green è pervaso da un'ironia grottesca e maligna e galvanizzato da un ritmo comico indiavolato.
  • In sala

    Beate

    di Esordio nel lungometraggio di Samad Zarmandili, Beate si affida a datati codici da commedia sociale, con un discorso abbastanza effimero sul connubio sacro-profano e un’impostazione non troppo lontana da quella di una fiction per famiglie.
  • Archivio

    Le amiche della sposa RecensioneLe amiche della sposa

    di Prodotto da Judd Apatow e diretto da Paul Feig, Le amiche della sposa prosegue la linea del politicamente scorretto tipico della contemporanea commedia americana, declinando il tutto al femminile.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento