El Pepe, una vida suprema

El Pepe, una vida suprema

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Un Kusturica sempre più wendersizzato va dall’ex presidente dell’Uguruay, Pepe Mujica, e realizza un documentario superficiale ma senza eccessive cadute di tono: El Pepe, una vida suprema, fuori concorso a Venezia 75.

Noi crediamo

La storia di José “Pepe” Mujica: un uomo umile che è diventato presidente della sua nazione restando fedele a quello che crede e abbracciando, nello stesso tempo, il cambiamento. È la storia di un attivista politico e di un guerrigliero della sinistra latinoamericana. Orgoglioso del proprio passato, ma senza adagiarsi sugli allori, è un uomo che osa sognare un futuro migliore. [sinossi]

Curioso come la carriera di due registi che sono stati grandi (Wenders di più) finisca per assomigliarsi in questa senilità arrivata per loro prima che per altri. Wenders e Kusturica sembra infatti che non abbiano più nulla da dire, eppure continuano imperterriti a fare film – anzi, Kusturica ha appena ricominciato. Ed ecco che allora l’uso migliore che possono fare del loro nome è quello di darsi a una forma di documentarismo globalizzato, andando a pescare quelle storie e quei personaggi che tutti conoscono e in cui tutti si dovrebbero riconoscere. Così, se Wenders allo scorso festival di Cannes ha portato un documentario su Papa Francesco (Pope Francis – A Man of His Word, Kusturica risponde qui a Venezia 75 – fuori concorso – con El Pepe, una vida suprema, un film su Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay e icona della sinistra internazionale (ma non internazionalista). Sia il Pepe che il Papa sono figure amate un po’ da tutti, al di là delle bandiere politiche e religiose e dunque sono portatori di temi e questioni sostanzialmente innocui – e, piuttosto, in caso di potenziali tematiche controverse, queste vengono prontamente omesse o soprassedute dai due registi, come ad esempio la pedofilia nella Chiesa cattolica per il Papa o come il passato nei Tupamaros di Pepe (ed è strano, soprattutto se si pensa al modo in cui oggi chiunque viene etichettato come terrorista).

Dunque, a dieci anni dal film su Maradona, Kusturica torna al documentario e torna in Sud America, e nel frattempo non ha fatto alcuno sforzo per provare a imparare un po’ di spagnolo, ed ecco dunque che, mentre Pepe parla, vediamo i piani d’ascolto di Kusturica e non siamo sicuri che stia capendo. Oppure, in altri momenti, notiamo che Kusturica ascolta la traduzione inglese in cuffia, tanto che si sente persino, di sottofondo alle parole di Pepe, la voce dell’interprete. Ma si tratta in fin dei conti di banali questioni tecniche che potevano essere agevolmente risolte e che comunque inficiano in minima parte il risultato di El Pepe, una vida suprema, o piuttosto lo inficiano molto meno di quanto non faccia l’approccio stesso di Kusturica, troppo superficiale, troppo passivo, troppo poco interessato davvero alla personalità di Pepe. Anzi, si ha quasi l’impressione che Pepe si sia fatto il film da sé, visto che lo domina in lungo e in largo; e questo forse potrebbe essere stato anche un bene, dato che Mujica riesce a trasmettere perfettamente la grandezza umana della sua personalità, l’umiltà e la testardaggine che lo hanno contraddistinto in tanti anni di lotta. Il problema è che avremmo voluto sapere di più, avremmo voluto sapere meglio come Mujica ha saputo conciliare il suo passato da combattente con il presente da uomo delle istituzioni e avremmo voluto sapere qualcosa anche di come stanno andando le cose in America Latina, dopo la morte di Fidel e con la crisi di Maduro in Venezuela. Insomma, in quanto incarnazione di una sinistra ancora profondamente amata, Pepe Mujica poteva essere contestualizzato meglio nell’agone storico-politico. Invece, Kusturica preferisce mostrarcelo a casa, mentre sonnecchia a letto, oppure mentre sorseggia il mate, o ancora mentre raccoglie frutta e verdura in giardino. Certo, ormai Pepe – da quando, nel 2015, è scaduto il suo mandato – è un pensionato, però è ancora lucidissimo ed è in grado di fare valutazioni precise sia su di sé, che sulla sua storia politica. Valutazioni che però, come detto, interessano poco a Kusturica, più affascinato dal desiderio di fare un film ecumenico, rispetto all’ipotesi di realizzare un film problematico: quindi montaggio rapido, pochi concetti ribaditi più volte, manifestazioni di massa e musica à gogo.
Resta comunque l’ammirazione per un personaggio come Mujica, la cui grandezza e ricchezza umana non possiamo far altro che vederla confermata in El Pepe, una vida suprema.

Info
La scheda di El Pepe, una vida suprema sul sito della Biennale.
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