Raw

Nella rassegna dedicata da Alice nella Città al rapporto tra orrore e adolescenza e infanzia trova spazio Raw, horror cannibalesco crudo – come da titolo – e spietato, diretto nel 2016 dalla giovane regista francese Julia Ducournau.

Nella carne

Nella famiglia di Justine, una timida adolescente francese, tutti sono veterinari e vegetariani. All’età di 16 anni sta per affrontare un momento di passaggio fondamentale, segnato dall’ingresso nell’università in cui studierà a sua volta veterinaria. Anche sua sorella maggiore studia lì. Purtroppo l’impatto con la nuova realtà è tutt’altro che positivo, e la ragazza è costretta a subire un pesante nonnismo. Justine è costretta a mangiare carne cruda. Questa è la prima volta nella sua vita. Le conseguenze di questa violenza non tarderanno ad arrivare. Justine scopre la sua vera natura. [sinossi]

Raw, titolo internazionale che sostituisce l’originale francese Grave, non potrebbe cogliere meglio il senso dell’opera prima della giovane regista francese Julia Ducournau – trentadue anni all’epoca delle riprese. Già, perché al di là dei giochi di parole possibili, Raw è davvero un film crudo; lo è per l’attitudine della regista, per le scelte della messa in scena, per il dirompere della violenza in campo, e perfino per la tematica e per il modo in cui si decide di affrontarla. L’elemento fatale che fa infatti sconvolgere la prassi sui cui binari si è istradata la storia è la carne. La carne di coniglio da mangiare come rito non codificato della facoltà di veterinaria alla quale è iscritta Justine insieme alla sorella maggiore Alexia. La loro educazione è stata vegetariana a livelli estremi: i loro genitori non mangiano carne, non concepiscono in nessun modo il concetto di abuso sugli animali e sono tutti veterinari. Ma la carne esiste, la carne viva e pulsante e quella macellata. Il sangue come fluido che certifica la vita e come mortificazione, visto che le matricole vengono sono anche soggette a una doccia di liquido ematico, nella migliore tradizione horror – vedere alla voce Carrie, ovviamente.
Di carne al fuoco, tanto per rimanere nel campo dei motti di spirito, Ducournau ne mette davvero molta, forse perfino troppa: il suo film segue vari rivoli narrativi e psicologici, e lavora sia sulla scoperta di sé e delle proprie pulsioni più estreme da parte di Justine sia sul controcampo racchiuso nella figura di Alexia. Due sorelle, la stessa radice di sangue e di formazione culturale, la logica lotta tra due posizionamenti che finiranno per essere inevitabilmente opposti. In Raw c’è la messa in scena della maturazione come elemento di rottura e di appropriazione di spazi da conquistare, c’è la metafora dell’autofagosi come raggiungimento della soddisfazione sessuale, c’è anche il concetto di martirio che tanta parte sta svolgendo nell’interessante scena di genere transalpina.

Se all’apparenza questo sovraccarico di sentieri da battere può venire percepito come una dispersione del nucleo fondante dell’intero intreccio – il film galleggia alla ricerca del proprio cuore, a tratti indeciso sulla strada da percorrere – la chiusura del cerchio la si può raggiungere attraverso lo sguardo distaccato di Ducournau. La regia di Raw rifugge da qualsiasi trappola dell’immaginario e non si limita a seguire la grammatica abituale dell’orrore contemporaneo. Là dove è il dettaglio a poter prendere di sprovvista lo spettatore, magari giocando sul facile effetto del sangue, sul suo colore livido e violaceo, sul neanche troppo dissimulato orgasmo ottico del pubblico nel gioco tra horror e pornografia del mostrare, la regista preferisce lavorare su tempi maggiormente dilatati, su campi lunghi e in alcuni casi lunghissimi, su atmosfere che non anticipano mai il macabro. Il macabro, difatti, è messo in scena con una naturalezza quasi scientifica, e se non mancano le sequenze in grado di colpire al cuore lo spettatore sono spesso quelle non legate direttamente al fil rouge dell’horror, ma capaci di muoverglisi accanto e sopra. Il rapporto sessuale di Justine con Adrien, da questo punto di vista, è esemplare e riporta alla mente quello di Anne Parillaud e Anthony La Paglia in Innocent Blood di John Landis.
Nella messa in scena di Ducournau, nella sua nettezza di sguardo, nella crudezza del suo racconto che pure non manca della dolcezza della disperazione, c’è il senso intimo di Raw, la sua natura. Questi corpi poco più che adolescenti macellati e macellanti sono il contrappunto a una società che ha imparato a vivere solo nelle sue estremità, provando a contenerle per mantenere il passo borghese. Una bella radiografia della Francia, e non solo…

Info
Il trailer di Raw.
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