Spider in the Web
di Eran Riklis
Selezionato in Festa Mobile al Torino Film Festival, Spider in the Web appesantisce in modo un po’ artificiale una vicenda in realtà piuttosto lineare, attraverso la quale il regista Eran Riklis tenta di dare una dimensione più internazionale al suo cinema. Il risultato, tuttavia, appare quantomeno discutibile.
Sotto la ragnatela, poco
Dopo la scoperta che il suo informatore gli stava in realtà fornendo notizie di scarsa o nulla rilevanza, l’agente del Mossad Adereth viene sospettato di tradimento; l’uomo viene affiancato per questo, nella sua nuova missione, dal giovane collega Daniel. Compito dei due sarà quello di sventare una supposta fornitura di armi chimiche al regime siriano da parte di una compagnia belga; per penetrare nei segreti di quest’ultima, i due dovranno affidarsi a una misteriosa donna di origine italiana. [sinossi]
Abituato alle storie “di confine” (tra stati e identità), il regista israeliano Eran Riklis tenta con Spider in the Web di dare un respiro più esplicitamente internazionale al suo cinema. Compito solo apparentemente facile da raggiungere, laddove ci si affidi a due volti riconoscibili come quelli di Ben Kingsley e Monica Bellucci, e laddove si scelga un plot spionistico che si muove tra l’Europa e il medioriente, direttamente legato alle evoluzioni della storia recente (leggasi: guerra in Siria). Il nuovo film di Riklis (Zaytoun, Il responsabile delle risorse umane, Il giardino di limoni), presentato nella sezione Festa Mobile del 37° Torino Film Festival, guarda alla tradizione della spy story (letteraria e cinematografica) ma si tiene ancorato alla contemporaneità, fa l’occhiolino al pubblico abituato alle storie bondiane ma cita esplicitamente John Le Carré, cerca il realismo ma sottolinea anche il carattere noir ed eternamente ambiguo delle sue psicologie (in particolare quella del protagonista, agente del Mossad sospettato di tradimento interpretato da Kingsley). Un carattere a cui cerca di fare da contraltare una dark lady che, con le fattezze della Bellucci, rivela di fatto qualche difficoltà di tenuta del ruolo.
I problemi di Spider in the Web, tuttavia, non stanno esclusivamente nella legnosità delle sue interpretazioni (disgraziatamente, anche un attore come Kingsley risulta qui decisamente fuori parte, non aiutato da una spalla altrettanto svogliata come l’israeliano Itay Tiran); anzi, forse la poco efficace resa dei tre interpreti principali non è neanche il problema principale del film. Piuttosto, il nuovo lavoro di Eran Riklis risulta caratterizzato da una narrazione che pare prolungare e complicare artificialmente una vicenda in realtà piuttosto semplice nella sua ossatura principale; una vicenda che viene qui scomposta e appesantita da tanti rivoli e subplot dalla dubbia funzionalità narrativa. Proprio laddove la sceneggiatura sceglie invece (sensatamente) di accennare con una certa insistenza al passato del suo protagonista, questo finisce poi per assumere una rilevanza solo secondaria negli eventi, trovando il suo svelamento e la sua adeguata collocazione (con uno stratagemma piuttosto meccanico e poco credibile) esclusivamente nella parte finale.
Di fatto, man mano che la vicenda di Spider in the Web si districa e si avvicina alla sua conclusione, l’illusoria “ragnatela” costruita dal regista si rivela nella sua (effettiva) linearità, ma trova anche qualche limite a livello di prevedibilità dei suoi sviluppi. L’impostazione nel segno del noir e dell’ambiguità che Riklis ha voluto dare alla vicenda esercita anche il suo fascino, ma ci si rende conto che ciò è dovuto più agli eterni topoi che il film utilizza (la scomposizione dell’identità, l’ambiguità morale, l’irruzione del cuore in un lavoro come quello della spia) piuttosto che al modo in cui questi vengono trattati e (ri)portati sullo schermo. Il racconto procede per strappi e singulti, ma l’impressione è soprattutto quella che si sia voluto prolungare artificialmente (forse anche nell’ottica “internazionale” di cui si diceva in apertura) una vicenda che sarebbe risultata più snella e fruibile con qualche minuto in meno. I nodi di cui la storia è disseminata infine vengono ricondotti – non sempre in modo così naturale e credibile – al pettine, ma la sensazione è che il film, e lo spettatore, facciano decisamente troppa fatica per arrivare a questo risultato.
Unitamente a questo, Spider in the Web sembra gravato anche da qualche problema in fase di post-produzione, specie in un montaggio che a volte sembra interrompere in modo brusco (e decisamente artificiale) climax appena costruiti, gestendo in modo discutibile molti raccordi e contribuendo decisamente alla sensazione di scarsa armonia e compattezza che grava sul film. Il regista, a suo agio con le vicende politiche dal taglio più piccolo, appare in difficoltà in una storia che necessitava forse di un’altra mano per esprimere il respiro (e insieme lo sguardo ravvicinato sui suoi caratteri) che il suo tema richiede. Al netto dell’ambiguità morale (abbozzata, ma comunque foriera di fascino) di cui la vicenda è permeata, il risultato resta faticoso nella fruizione e poco accattivante.
Info
La scheda di Spider in the Web sul sito del Torino Film Festival
- Genere: thriller
- Titolo originale: Spider in the Web
- Paese/Anno: Belgio, Israele, Olanda, Portogallo | 2019
- Regia: Eran Riklis
- Sceneggiatura: Emmanuel Naccache, Gidon Maron
- Fotografia: Richard Van Oosterhout
- Montaggio: Jessica de Koning
- Interpreti: Ben Kingsley, Filip Peeters, Hilde Van Mieghem, Itay Tiran, Itzik Cohen, Makram Kohury, Marcel Hensema, Mathijs Scheepers, Monica Bellucci, Wouter Van Lierde
- Colonna sonora: Jonathan Riklis
- Produzione: Eran Riklis Productions, Film Constellation, Topia Communications, United King Films
- Durata: 113'







Giochi di potere
On the Milky Road
Il libro della giungla
Exodus – Dei e re
Zaytoun
Il responsabile delle risorse umane
Prince of Persia: Le sabbie del tempo
Il giardino di limoni