Gli esclusi
di John Cassavetes
Sotto l’ala produttiva della United Artists e di Stanley Kramer, Cassavetes nel 1963, alla terza regia di lungometraggio, realizzava un’opera borderline come il suo protagonista, in bilico tra la Hollywood che fu e il cinema americano che sarà. In programma domani, giovedì 27 febbraio, alle 21 a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, per la retrospettiva organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e La Farfalla sul Mirino. In 35mm e a ingresso gratuito.
Ingresso in (e uscita da) un disegno infantile
In un istituto per la cura di minori affetti da disfunzioni psicomotorie il direttore Clark e l’insegnante di musica Jean Hansen hanno idee contrastanti: più severo lui, più comprensiva lei. Ma l’insuccesso che la donna riporta nel caso di un piccolo ricoverato mina le sue certezze. [sinossi]
Il cinema è una questione di sguardo. Quello di un autore è riconoscibile sempre, in ogni opera, ancor di più in quelle più tormentate, meno libere, di passaggio e di compromesso, dove lo sguardo per liberarsi e manifestarsi deve aggirare ostacoli, ingaggiare ruvidi corpo a corpo con la visione produttiva, magari divergente rispetto alla propria. Tutto questo lavorìo è ben visibile in ogni sequenza de Gli esclusi, terza regia firmata da John Cassavetes dopo l’esordio jazz di Ombre e la prima incursione nel sistema produttivo hollywoodiano con Blues di mezzanotte, con la Paramount. Qui si passa alla United Artists e, soprattutto, alla produzione di Stanley Kramer, che scelse il regista adatto per un soggetto “scomodo”, opera di Abby Mann, autore televisivo (sua l’idea per il celebre Kojak con Telly Savalas) e sceneggiatore anche per il cinema (a lui si deve, ad esempio, lo script di Vincitori e vinti diretto dallo stesso Kramer). Il quadro è chiaro, dunque: Kramer cerca lo sguardo aspro del giovane Cassavetes e lo avvolge con una sceneggiatura di fiducia, in un periodo di transizione, gli anni Sessanta, che si chiuderanno con la più grande crisi della storia di Hollywood e, insieme, la grandiosa (ri)nascita della New Generation.
Girato in un reale istituto californiano, Gli esclusi immerge due star assolute come Burt Lancaster e Judy Garland in un contesto realistico, tra bimbi disabili fisici o mentali, e personifica su di esse diversi metodi d’approccio: l’insegnante di musica Hansen/Garland, madre mancata che s’affeziona al piccolo Reuben, e il dottor Clark/Lancaster, pragmatico e impegnato nel conciliare il suo approccio medico/educativo con la pletora di soggetti che si muovono intorno ai bambini, tra genitori inadeguati, insegnanti e pazienti coetanei. Clark è un paladino dell’autodeterminazione, della dignità della vita, impegnato in una quotidiana battaglia contro la sbrigativa e fuorviante definizione di “normalità”. Quella stessa normalità che porta a rigettare (in una mirabile sequenza dove Reuben, scappato dall’istituto, gioca a football con dei ragazzi in un parco pubblico) chi non riesce ad essere competitivo, feroce con l’avversario, impegnato nell’individualistica battaglia del primeggiare che è la vera base fondante della società statunitense, che non riesce a trovar posto a chi si estranea da questa lotta, per indole, carattere o – è bene non negarlo – incapacità di restare al passo.
Cassavetes imbastisce sequenze da ricordare, su tutte la rappresentazione teatrale finale (ecco un tòpos d’autore ben presente, e in bella evidenza in una scena chiave) del primo Giorno del Ringraziamento, con il candore solidale dei piccoli, la loro sghemba cantilena mentre, tutti insieme, coloni e nativi, dividono l’improvvisato pasto. È l’acme emotivo di un percorso che il film espone senza fretta, ribadendo più volte i concetti, specie con i vigorosi monologhi di Lancaster a punteggiare il racconto: lo sguardo sul “diverso”, a quel punto, è talmente prossimo e complice da annullare ogni distanza e resistenza, ogni pietismo e sussiegosa condiscendenza. Come si spiega, allora, la sostanziale ricusazione del montaggio finale da parte di Cassavetes, non soddisfatto del risultato e della longa manus di Stanley Kramer? Proprio perché due grandi uomini di cinema (Kramer lo è stato, senza dubbio alcuno, basta scorrere la sua longeva carriera) con approcci così differenti non potevano che arrivare a conflitto.
Il film, a tratti, è didascalico e troppo costruito, la progressione nella parte centrale perde forza, per larghi tratti Garland sembra davvero calata sul set senza troppa consapevolezza, con primi piani dedicati che rappresentano un vero e proprio film nel film. Ma, da questo conflitto, l’opera ne guadagna. C’è Cassavetes, nelle pagine di scabro realismo all’interno delle aule, nella scelta del cast di contorno (fin troppo semplice citare Gena Rowlands, che interpreta la madre di Reuben), nella teatralità di alcuni passaggi, nella mobilità della macchina da presa. C’è anche Kramer, però, nella rappresentazione plastica del cinema a venire: due star calate nel contemporaneo, Lancaster già abituato, Garland che perde man mano la sua aura, i fari dedicati, per rimboccarsi le maniche ed arrivare lì dove il suo partner era già dall’inizio, fuori da una macchina, per convincere qualcuno a uscirne. In un passaggio, si dice di Hansen/Garland: «In passato ha cantato in un cabaret, a Brooklyn». Quello che farà sua figlia Liza Minnelli, a dieci anni di distanza, tra Fosse e Scorsese. Fato cinematografico, ineluttabile e ineludibile.
Info
La scheda de Gli esclusi sul sito del Palazzo delle Esposizioni
- Genere: drammatico
- Titolo originale: A Child Is Waiting
- Paese/Anno: USA | 1963
- Regia: John Cassavetes
- Sceneggiatura: Abby Mann
- Fotografia: Joseph LaShelle
- Montaggio: Gene Fowler Jr., Robert C. Jones
- Interpreti: Barbara Pepper, Bill Mumy, Brian Corcoran, Bruce Ritchey, Burt Lancaster, Butch Patrick, Elizabeth Wilson, Fred Draper, Gena Rowlands, Gloria McGehee, James Rawley, Jay Phillips, Jim Backus, John Cassavetes, John Marley, Juanita Moore, Judy Garland, June Walker, Lawrence Tierney, Marilyn Clark, Mario Gallo, Michael Stevens, Noam Pitlik, Paul Stewart, Steven Hill
- Colonna sonora: Ernest Gold
- Produzione: Stanley Kramer Productions
- Durata: 102'



Blues di mezzanotte
Minnie e Moskowitz
Il grande imbroglio
La sera della prima
Volti
Gloria – Una notte d’estate
L’assassinio di un allibratore cinese
Ombre
Volti – Il cinema di John Cassavetes
Diamanti grezzi
John Cassavetes – Citazione