Harry Potter e la camera dei segreti

Harry Potter e la camera dei segreti

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Harry Potter e la camera dei segreti è il ritorno sul luogo del successo a un anno di distanza, senza che nulla sia cambiato più di tanto: è così per il protagonista, al secondo anno a Hogwarts, ed è così anche per la produzione che ricalca in larga parte i fasti del primo capitolo, giocando abbastanza sul sicuro. Un lavoro solido, impreziosito da qualche apparizione di lusso (quella di Kenneth Branagh su tutte), ma che già lascia intravvedere le oscurità che inizieranno a farsi largo in modo prepotente dal film successivo.

I am Lord Voldemort

Raggiunta la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts in modo a dir poco rocambolesco a bordo di una Ford Anglia volante guidata dal suo fedele sodale Ron, Harry inizia il suo secondo anno. C’è un nuovo professore di Difesa contro le Arti Oscure, il famoso scrittore Gilderoy Allock, ma soprattutto un nuovo pericolo: la mitologica Camera dei Segreti è stata aperta, e i “nemici” dell’erede di Serpeverde iniziano a essere attaccati. Il problema è che per molti è proprio Harry il suddetto erede… [sinossi]

Che cos’è un anno? In Harry Potter e la camera dei segreti il giovane mago e i suoi amici sono più grandi di un anno rispetto alle vicende che li hanno visti protagonisti in Harry Potter e la pietra filosofale, eppure le riprese del film iniziarono solo tre giorni dopo che il primo capitolo era stato ufficialmente distribuito nelle sale, e la pre-produzione partì addirittura nel luglio del 2000, oltre due anni prima dell’effettivo incontro con il pubblico. Cos’è un anno per una saga cinematografica? Un tempo infinito, in cui si attende di capire se il seme che è stato sotterrato germoglierà, e anche così fosse se i frutti diventeranno mai davvero maturi. Ma è anche un tempo di stasi, in cui il nemico più grande non è l’atto di filmare, ma la pigrizia dell’occhio, avvolto com’è il corpo nella comoda coperta del successo. Le avventure alla ricerca della pietra filosofale, e quindi il primo rapido incontro tra Harry e la parvenza di Voldemort, portarono nelle casse della produzione quasi un miliardo di dollari (addirittura di più se si “aggiusta” l’incasso considerando l’inflazione). Dunque l’interrogativo della Warner Bros., insieme a Heyday Films e 1492 Pictures responsabile della produzione, era uno solo: come fare in modo che quella cifra abnorme tornasse una volta di più nelle tasche anche con il secondo anno a Hogwarts? La scelta compiuta, che in effetti ripagò quasi del tutto le attese – gli incassi “scesero” di un centinaio di milioni di dollari a livello mondiale, ma per assistere a un titolo della saga in grado di superare l’incipit della stessa bisognerà attendere la fine, con l’ultimo capitolo, Harry Potter e i doni della morte – Parte 2 si basa dunque principalmente sull’attendismo. Ecco dunque che, oltre alla conferma inevitabile del cast (si eccettuano i nuovi ingressi come quello di un istrionico Kenneth Branagh nei panni del professor Gilderoy Allock, Lockhart in originale, tanto fanfarone quanto pronto a far cadere ai suoi piedi tutte le ragazze), viene confermato anche in blocco il comparto creativo, a partire ovviamente da Chris Columbus alla regia.

Una scelta che rende nei fatti Harry Potter e la camera dei segreti una sorta di copia carbone del primo capitolo, con tutto ciò che questo comporta. Essendo il mondo magico oramai ampiamente alla portata degli spettatori, l’incipit – che consiste, e consisterà ancora nella maggior parte dei capitoli successivi, nella vita da babbano di Harry a Privet Drive – deve in maniera quasi inevitabile essere il più dinamitardo possibile. L’obiettivo lo si raggiunge con l’ingresso in scena dell’elfo domestico Dobby, ma non è possibile in nessun caso ritrovare il senso di meraviglia percepibile durante la visione del primo capitolo, quando una semplice corsa verso una colonna all’interno della stazione dei treni si trasformava in un capitombolo fantastico, nel ruzzolare gioioso ed estatico in un mondo altro. Questi privilegi al secondo capitolo non sono concessi, e per questo ogni tanto lo sguardo si affatica nel seguire la normalità della vita super-naturale di questi maghi e streghe in erba, pronti a lanciarsi malefici ancora innocui mentre il mondo magico sta ballando sul burrone senza neanche rendersene conto. Il percorso di crescita dei personaggi è poi un po’ troppo labile e schematico, anche perché la penna di Steve Kloves, che sceneggerà tutti i film eccezion fatta per il capitolo cinque, affidato a Michael Goldenberg (un passaggio di consegne in ogni caso disastroso, visto che Harry Potter e l’Ordine della Fenice è il peggiore degli adattamenti della saga), decide di assegnare a Ron Weasley il ruolo del goffo e del pavido, e a spostare le qualità ardimentose comunque presenti sulla pagina scritta quasi del tutto a Hermione Granger, iniziando a scavare quel solco tra i due personaggi che nel corso degli anni renderà meno credibile e più forzata sullo schermo la loro relazione affettiva. Tutti i personaggi, in un modo o nell’altro, ricalcano quello che hanno già fatto e compiuto nel primo film, partecipando a creare una bolla in cui si può sopravvivere in apnea, ma che sembra esaurire il proprio discorso sull’immaginario.

Certo, resta la potenza visiva di un film che mescola il gotico al digitale senza preoccuparsi di apparire di quando in quando o pleonastico o un po’ avventato. In questo senso viene incontro la vicenda narrata, con la riapertura della Camera dei Segreti e le sparizioni dei mezzosangue, babbani che hanno scoperto di possedere la magia: una storia assai più cupa di quella che aveva impegnato Harry nel suo primo anno a Hogwarts, e che sposta l’asse del film in territori puramente orrorifici. La dominante oscura di questo capitolo, così forte da costringere i più piccoli a crescere sotto il profilo spettatoriale durante la visione, è il preludio in realtà a ciò che accadrà negli anni successivi, ma dà la possibilità anche a Columbus di confrontarsi una volta di più con il mito del giovane detective – in questo caso maghetto, ma poco cambia, visto che insieme ai fedelissimi Ron e Hermione deve comunque indagare per cercare di interrompere la sequela di orrori che si sta perpetrando nella scuola/castello – già alla base di due delle sue sceneggiature più celebri e di successo, I Goonies e soprattutto Piramide di paura, con cui il giovane Potter condivide anche l’ambientazione britannica. Elegante e raffinato, di stampo dichiaratamente classico (dopo le regie di Chris Columbus arriverà l’uragano Cuarón, che sposterà l’asse dell’immaginario in territori più strettamente contemporanei) Harry Potter e la camera dei segreti è un solido film d’avventure, e per questo merita di essere in ogni caso annoverato tra i fantasy più affascinanti del Terzo Millennio. Gli manca una forza primigenia, e anche la volontà di interrogarsi fino in fondo sul suo ruolo – come invece faceva il capostipite della saga –, ma anche intrattenimenti di questa portata stanno diventando sempre più rari, purtroppo.

Info
Il trailer di Harry Potter e la Camera dei Segreti.

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