Animali fantastici e dove trovarli

Animali fantastici e dove trovarli

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Prequel che introduce una prevista, nuova pentalogia, Animali fantastici e dove trovarli fatica a reggersi indipendentemente dal ricordo della saga principale creata da J.K. Rowling, nonostante l’ottima confezione e il buon uso del 3D.

Animalismo magico

New York, 1926: Newt Scamander, magizoologo inglese, giunge in città per incontrare una persona molto in vista appartenente al Magico Congresso degli Stati Uniti d’America (MACUSA). L’uomo porta con sé una valigetta contenente un gran numero di specie magiche in via d’estinzione: quando la valigia si apre inaspettatamente, e le bestie si liberano, la già fragile coesistenza tra il mondo magico e quello non magico è messa ulteriormente a rischio… [sinossi]

In epoca di saghe (vecchie e nuove) e di continuity spinta, spesso concepita in modo da trascendere e rendere quasi illeggibile, nella sua unicità, il singolo film, sarebbe stato quantomeno curioso che uno dei franchise più rappresentativi dello scorso decennio non avesse trovato una sua espansione. La saga di Harry Potter ha rappresentato, nel bene e nel male, uno dei primi e più significativi esempi di un nuovo tipo di transmedialità (letteratura e cinema – e non solo – che si influenzano e si alimentano a vicenda) e di una progettualità seriale che avrebbe trovato il suo sbocco compiuto sul piccolo schermo. Alla base di tutto, una creatività istintiva e strabordante, già cinematografica in nuce, come quella che J.K. Rowling dispiegò (in modo intelligentemente graduale) nei suoi sette romanzi. Proprio dalla scrittrice inglese (e in particolare da un suo pseudobiblium del 2001, già facente parte dell’universo della saga, poi effettivamente pubblicato a scopi benefici) nasce l’imprinting per questa nuova frazione dell’universo di Harry Potter, ambientata in terra statunitense, circa un settantennio prima della nascita del maghetto. Una frazione che consterà in tutto (stando a quanto annunciato dalla Rowling e dal regista David Yates) di cinque film.

La prima cosa che colpisce, scorrendo i credits di Animali fantastici e dove trovarli, è la presenza, nel ruolo di sceneggiatrice, della stessa Rowling, qui al suo esordio in un lavoro per il grande schermo, per quest’ultimo direttamente concepito e sviluppato (malgrado la debole filiazione letteraria). Una presenza con cui la scrittrice ha voluto mantenere un controllo diretto sul progetto, oltre ad una coerenza col suo immaginario, così come i lettori/spettatori (con le dovute differenze) hanno imparato a conoscerlo. Proprio per il coinvolgimento diretto (e in solitaria) dell’autrice nella scrittura del film, stupisce un po’ il ritrovare qui gli stessi limiti di sceneggiatura (pur se mitigati da una struttura narrativa più semplice) che avevano afflitto gli ultimi film della saga di Potter. La frammentarietà e la scarsa coesione narrativa, imputabili nei vecchi film alla poco brillante penna di Steve Kloves, tornano qui nella New York degli anni ‘20 dello scorso secolo; in una vicenda che fatica a introdurre in modo coerente e lineare un universo tanto complesso, ponendo al contempo le basi per sviluppi che si annunciano densi e intricati. Viene da chiedersi, vista la scarsa brillantezza di scrittura del film, quanto lo stesso Kloves (qui accreditato solo come produttore esecutivo) abbia influenzato la sua concezione.

Se è vero che la peculiarità dell’ambientazione (prevalentemente “babbana”, o piuttosto “no-mag”, come viene ribattezzata in terra statunitense) limita il potenziale favolistico e barocco del comparto visivo, è pur vero che parte della malìa dei precedenti film (in buona misura derivata dalle opere letterarie originali, e dal complesso mondo parallelo immaginato dalla Rowling) viene qui inevitabilmente perduta. Il film di Yates, soprattutto, non riesce del tutto a prescindere dalla visione e dalla conoscenza dei suoi predecessori per essere apprezzato al meglio: un problema comune a molta parte dell’odierna serialità cinematografica, qui tuttavia aggravato dai legami teoricamente meno stretti del film col resto della saga, e dai suoi evidenti propositi di smarcarsi dai suoi predecessori. L’avvio della storia in media res, il carattere autoevidente e poco contestualizzato del mondo magico, i frequenti riferimenti a personaggi e luoghi conosciuti dai lettori/spettatori della saga, rendono il film di Yates poco adatto come ipotetico ingresso nell’universo (che sarà) di Harry Potter. Al punto che una fondamentale svolta narrativa posta nell’ultima parte del film, vera e propria ipoteca sui prossimi episodi (e sul loro sviluppo) risulta totalmente svuotata di senso (e di potenziale drammaturgico) laddove non si conoscano la saga e il suo background.

Inevitabilmente centrato su un Eddie Redmayne dotato di buona tenuta fisica, e di un discreto potenziale autoironico (malgrado, con un numero limitato di sequenze, un inquietante Ezra Miller rischi di rubargli la scena), con qualche subplot velleitario (la love story tra la simpatica Alison Sudol e lo spaesato personaggio col volto di Dan Fogler) e qualche carismatico volto sottoutilizzato (John Voight nei panni del senatore), Animali fantastici e dove trovarli fatica a integrare al meglio la sua componente più lieve e giocosa (la ricerca da parte del protagonista degli animali perduti) con la linea narrativa principale del film, incentrata sull’inquietante figura della Mary Lou interpretata da Samantha Morton e sul già citato ragazzo col volto di Miller. L’esilità del plot di base, e la sua scarsa coesione narrativa, si fanno avvertire un po’ troppo in un’avventura che comunque corre rapida e taglia senza affanni il traguardo delle due ore e un quarto di durata, dietro una confezione come sempre roboante e innervata dalla buona vena registica di Yates.
Tra tuffi in valige contenenti mondi, quasi moderne arche di Noè portatili, fumosi locali popolati di creature magiche, che rimandano all’indimenticata taverna dove Han Solo fece la sua prima apparizione in Guerre stellari, distruzioni urbane assortite degne di un disaster movie, il film sfodera inoltre un buon uso del 3D, che fornisce profondità sia alle (poco presenti) location magiche, sia alla “babbana” ma non meno luccicante New York degli anni ‘20. A mancare al film è un po’ la consistenza narrativa, insieme alla capacità di farsi biglietto introduttivo per un mondo che (comunque) vale la pena di esplorare. Ma chiunque quel mondo lo abbia già (in parte) visitato, resterà qui di nuovo, inevitabilmente, preso all’amo.

Info
Il trailer di Animali fantastici e dove trovarli su Youtube.
Il sito ufficiale di Animali fantastici e dove trovarli.
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