The World to Come

The World to Come

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Con cura filologica, gusto pittorico e con una delicatezza perfino eccessiva, Mona Fastvold si immerge nel microcosmo soffocante di Abigail e Tallie, ne sonda silenzi e pensieri, segreti e pulsioni. Trascinate in una regione splendida ma inospitale, ingabbiate in matrimoni castranti, le eroine di Jim Shepard e della Fastvold sono donne proiettate verso il futuro, prigioniere eppure libere, troppo lontane da un domani che prima o poi arriverà. The World to Come è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2020.

Davanti alla cucina ci sono già gli anemoni e le viole

Verso la metà dell’Ottocento nel nord dello stato di New York, Abigail si appresta a iniziare un nuovo anno nella fattoria in cui vive con il marito Dyer. Mentre rifette sull’anno che verrà, sfogliando le annotazioni del suo diario, si percepisce il forte contrasto tra il comportamento pacato e stoico della donna e le complesse emozioni che affiorano dalle pagine. All’arrivo della primavera, Abigail incontra Tallie, donna estroversa di straordinaria bellezza, appena trasferitasi con il marito Finney in una fattoria nelle vicinanze. Le due provano a stringere una relazione, riempendo un vuoto nelle loro vite di cui non conoscevano l’esistenza… [sinossi]
Donne comuni, che sono diventate figure sempre più straordinarie ed eroiche nella mia vita.
– Mona Fastvold

È Vanessa Kirby una delle notizie liete della Mostra del Cinema di Venezia 2020 – non una sorpresa, semmai una felice conferma. Dopo la performance fisica in Pieces of a Woman di Kornél Mundruczó, la ritroviamo in The World to Come di Mona Fastvold. Due film in concorso e buone possibilità di portare a casa un premio. Perfetta per illuminare l’opera seconda della Fastvold, l’attrice britannica è l’usignolo in gabbia di un racconto che guarda al passato per fissare più di un punto fermo sul presente. The World to Come è una pellicola sussurrata, ambiziosa, idealmente legata ad altri fertili percorsi al femminile visti al Lido come Miss Marx di Susanna Nicchiarelli e Ghosts di Azra Deniz Okyay. Quasi un trittico. Cinema che non ha davvero bisogno delle quote rosa, dei 50/50.

La modernità di Tallie (Kirby), al pari di una fisicità che non passa inosservata e di voluminosi e ribelli capelli rossi che sembrano avere il potere di scaldare i gelidi inverni e attizzare focolari oramai spenti, è uno dei tasselli di una partita a quattro, squilibrata fin dalla prima battuta. Da un lato, le due donne, Abigail e Tallie, giovani ma oramai provate da una vita costruita e pensata a misura d’uomo. Belle, sensibili, acculturate. Fin troppo, si potrebbe dire, ma gli intenti e le libertà di The World to Come e della Fastvold sono chiari, didascalici il giusto – le pennellate filologiche sono lasciate agli ambienti, ai costumi, agli oggetti, ai paesaggi (impreziositi da una fotografia dall’afflato pittorico, degna dei paesaggisti inglesi dell’Ottocento). Dall’altra, due uomini, due mariti. Finney è un bruto, intriso di fantasmi e demoni biblici, incapace di reggere il confronto con una donna che lo sovrasta. Anche in questo caso, fin troppo. Lasciato sempre in secondo piano, quasi dato per scontato, Finney è il villain che deve esserci. Molto più stratificato e valorizzato il marito di Abigail, il silenzioso e devoto Dyer (Casey Affleck, come sempre più che apprezzabile, qui anche produttore).

The World to Come segue il ritmo dei silenzi dolorosi, delle parole scritte e delle titubanze di Abigail (Katherine Waterston). A suo modo malickiano, il film si affida anima e corpo alla voce narrante di Abigail, al suo istinto di scrittrice mancata. Le parole scritte, pensate, sussurrate da Abigail sono però il rifugio troppo facile di una sceneggiatura un po’ schematica e inevitabilmente debitrice del racconto di Jim Shepard (autore della sceneggiatura con Ron Hansen). Nella sua opera seconda, la Fastvold sembra preoccuparsi fin troppo della forma, delle pagine scritte, della purezza delle sue eroine – siamo in linea con l’elevata ambizione e l’autorialità europeggiante di The Childhood of a Leader – L’infanzia di un capo e Vox Lux, che ha scritto col marito Brady Corbet, ma non ne rintracciamo la stessa compattezza narrativa e ispirazione estetica. In un certo senso, l’aura intellettuale di The World to Come finisce per imbrigliare le sue stesse protagoniste, le tiene troppo ancorate alla sfera letteraria, alla fascinazione pittorica, alla loro connaturata eleganza.

Di The World to Come e delle pagine di Shepard restano però impressi i ritratti di queste due giovani donne, la loro proiezione futura, la sensibilità che è al contempo debolezza e forza. Ed è palpabile la sincera ammirazione della Fastvold. Come ha scritto Viola Papetti, «le sue donne possono aggirarsi turbate in un cerchio senza uscita o camminare per campi innevati e senza vita, ma serbano in sé la cura di una modesta, o anche molesta, fiamma del focolare»1.

Note
1 Viola Papetti, Shepard, la catastrofe arriva lentamente, «Alias», 25 febbraio 2018.
Info
La scheda di The World to Come sul sito di Venezia 2020.

  • The-World-to-Come-2020-Mona-Fastvold-01.jpg
  • The-World-to-Come-2020-Mona-Fastvold-02.jpg

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