Sheep in the Box

Sheep in the Box

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Presentato in concorso al Festival di Cannes 2026, Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda mette in scena alcuni aspetti del nostro orizzonte etico e tecnologico, mescolando il tema della famiglia e degli affetti perduti con gli sviluppi futuribili della robotica e dell’intelligenza artificiale. Fantascienza? Oggi sì, domani probabilmente no.

Mirai

In un futuro prossimo, a Otone e a suo marito Kensuke, che due anni prima hanno perso il figlio Kakeru, viene offerto un robot umanoide completamente identico al loro bambino. L’arrivo del nuovo Kakeru, una copia perfetta dotata anche della personalità e dei ricordi del figlio naturale, cambierà le loro vite… [sinossi]
A chi appartengono veramente i morti?
– Hirokazu Kore-eda, Dichiarazione d’intenti.
Chi sono io?
– Tima, Metropolis.

La famiglia, l’infanzia, l’elaborazione e accettazione del lutto, il perdono, un mondo e vite altre. Non manca quasi niente in Sheep in the Box, ultima fatica di Hirokazu Kore-eda, autore amato, premiato, baciato dal box office internazionale: eppure, a parte qualche slancio vitale, qui la poetica del regista e sceneggiatore giapponese sembra procedere col pilota automatico, per accumulo, affastellando forse troppi temi e meno idee, anche di messa in scena. Poi, certo, l’incipit con i droni che prendono quasi il posto delle cicogne (i bambini robot non nascono sotto un cavolo, ma vengono comunque consegnati) o le parabole emotive dei due genitori funzionano, emozionano, ma complessivamente il film resta sulla carta, tra le buone intenzioni e le ipotetiche riflessioni – come se l’eccentricità e le proiezioni futuribili di Air Doll oggi non funzionassero più, estranee a una fase della sua produzione di più ampio successo ma anche di normalizzazione.
Kore-eda non architetta una distopia, non segue tradizionali proiezioni oscure legate alla vita artificiale, retaggio soprattutto dell’immaginario occidentale: ne è chiara testimonianza la parte legata alla casa sull’albero, un grande e significativo albero che è ad esempio figura ricorrente nel cinema di Miyazaki nelle sue declinazioni fantasy\fantascientifiche e che qui rafforza tutto il discorso sulla vita, l’anima, l’umanità dei robot. Albero che è anche un punto di arrivo e di ripartenza per Kakeru: se i riferimenti iniziali, già dal titolo, guardano a Il piccolo principe e la mente corre a I supergiocattoli durano tutta l’estate, la sceneggiatura di Kore-eda vira poi verso l’utopia dei Bambini Perduti de Le avventure di Peter Pan.

In uno scenario che prende le distanze da gran parte della produzione sci-fi si innestano i temi ricorrenti di Kore-eda, col risultato di quasi azzerare la distanza temporale tra il nostro tempo e quello immaginato nel film: in fin dei conti, le prospettive tecnologiche di Sheep in the Box (con un’altra declinazione, decisamente meno solare, vale un po’ lo stesso discorso anche per The Shrouds di Cronenberg), affiancate da elementi che oramai ci sono più che noti (torniamo al drone, ma anche la domotica e tutto quel che segue), ci costringono a prendere di petto le intricate questioni etiche, decisamente impellenti. Al di là della riflessione relativa al nucleo narrativo ed emotivo del film – «A chi appartengono veramente i morti?» – e delle questioni legate all’adozione di un bambino robotico, con tutto quello che ne consegue a livello genitoriale (una sostituzione che offre una seconda possibilità per cercare di ottenere l’impossibile: il perdono), è la natura della vita artificiale il vero punto dolente del film, della fantascienza, del mondo reale che ci aspetta. In tal senso, in modo meno brillante rispetto a opere precedenti ma con estrema coerenza, Kore-eda indica la sua visione più conciliante virando verso il romanzo di J. M. Barrie, immaginando quindi altre forme di coesistenza per gli umanoidi: un mondo senza umani, come un mondo di bambini senza adulti, qui come scelta e non come imposizione. Una possibilità, un’alternativa rispetto alla struggente solitudine del piccolo David di A.I. – Intelligenza artificiale.

Info
La scheda di Sheep in the Box sul sito di Cannes.

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