Broker

Perfettamente in scia con tutto il suo cinema da Father and Son in poi, Hirokazu Kore-eda si confronta con l’industria sudcoreana, con attori di grande richiamo come Song Kang-ho e Bae Doona, con una vicenda che riecheggia e adatta alla contemporaneità il classico The Three Godfathers di Peter B. Kyne – e quindi, ça va sans dire, le varie trasposizioni cinematografiche. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2022, Broker prosegue nella declinazione del concetto di famiglia, allargata, ammaccata, ma sempre traboccante umanità. Tutto fila liscio, anche se i tempi di Maborosi e After Life non torneranno più. Ma forse è giusto così.

Busan Godfathers

Una baby box è un piccolo spazio dove i genitori possono lasciare i loro bambini in modo anonimo. Sang-Hyun trova nuovi genitori per i bambini lasciati in una baby box e fa una sorta di patto speciale con loro, denaro compreso. Si definisce un mediatore di buona volontà. Sang-Hyun lavora con Dong-Soo. Un giorno, i due vengono rintracciati da So-Young, che ha lasciato il suo bambino in questa scatola, ma lo vorrebbe indietro. Nel frattempo, il detective Soo-Jin e il detective Lee inseguono Sang-Hyun e Dong-Soo… [sinossi]

C’era una volta un regista giapponese di notevole talento, accolto dai festival ma poco o niente considerato dal pubblico internazionale. Fuori dai confini del Sol Levante, Hirokazu Kore-eda era sostanzialmente un autore di nicchia, da cinefili. Eppure aveva diretto una serie di pellicole particolarmente apprezzate, ma distanti anni luce dai vari box office, come Maborosi, After Life o Air Doll. Anche Nobody Knows, più appetibile (e declinazione in nero del suo cinema successivo), non aveva realmente inciso sulle sue traiettorie produttive e distributive. Come tutti oramai sanno, il destino di Kore-eda si è capovolto col deflagrante successo di Father and Son, pellicola premiata a Cannes nel 2013 e amata a tutte le latitudini. Da quel giorno, il regista e sceneggiatore di Tokyo non si è più guardato indietro. Lasciati alle spalle bagliori fatui e bambole gonfiabili, Kore-eda è oggi un regista di ampio respiro internazionale, in grado di confrontarsi con l’industria francese (Le verità) e persino quella sudcoreana, con la sua ultima fatica Broker, in concorso al Festival di Cannes 2022.

La premessa sull’evoluzione della carriera di Kore-eda ci sembra alquanto utile nell’accostarsi a Broker, ennesima variazione di temi cari al regista, in primis la famiglia, qui come nei precedenti film declinata senza inutili paletti normativi. Anzi, proprio in Broker la famiglia ricorda quella decisamente singolare di Shoplifters (ancora Cannes, nel 2018): anche se al di là della legge, ma mai così colpevoli, i personaggi di Kore-eda sono genitori, figli e parenti amabili e amati. Personaggi che calzano a pennello per star (anche internazionali) come Song Kang-ho e Bae Doona, non a caso protagonisti di grandi successi come Parasite e The Host di Bong Joon-ho, due pellicole che hanno al centro la famiglia – e, seppur con dinamiche assai distanti, la sopravvivenza della famiglia. Insomma, ancor prima di essere un altro tassello della filmografia di Kore-eda, Broker è una sagace operazione commerciale, una dimostrazione di forza e salute dell’industria cinematografica sudcoreana. Non a caso, la pellicola di Kore-eda mostra piccoli ma evidenti segni di contaminazione, delle concessioni alla differente velocità di crociera del cinema mainstream sudcoreano.

Contaminazioni che non leggiamo però come limiti, ma semplicemente come capacità di adattarsi a un altro sistema, simile ma non uguale. Coerente nei contenti col corpus autoriale di Kore-eda, Broker forse non aggiunge molto, non alza l’asticella, ma dimostra la natura cosmopolita del regista (prima ancora che autore), la leggibilità universale della sua poetica. E se alcune intuizioni visivo-narrative (si veda la doppia sequenza sulla ruota panoramica) possono sembrare lievemente forzate, Broker ci appare anche come una summa di una serie di suggestioni disseminate in altre pellicole, dall’omicidio di The Third Murder alla già citata famiglia criminale di Shoplifters, passando per il ritorno alla normalità di Ritratto di famiglia con tempesta.
Rielaborazione minimalista del canovaccio di Kyne, Broker è una sorta di favola contemporanea, come lo erano pur in altre forme la versione fordiana e quella koniana. Un’operetta morale che prosegue nel lavoro di decostruzione della famiglia, ponendo in primo piano, irrinunciabili, i sentimenti. La famiglia è un concetto malleabile, perfettamente adattabile, al di là dei legami di sangue.

Info
Il trailer di Broker.

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