L’infanzia di un capo
di Brady Corbet
Opera prima dell’attore statunitense Brady Corbet, ambiziosa e insolita, a tratti straniante, L’infanzia di un capo (The Childhood of a Leader) approda nelle sale italiane due anni dopo la presentazione – e i premi – nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia. Un Bildungsroman alla rovescia che è metafora del Secolo breve, di quella Età della catastrofe che dalla ricostruzione si è rapidamente inabissata nelle dittature, nel fascismo, nel nazismo, nello stalinismo. Una tragedia storica da camera, volutamente claustrofobica e soffocante. Cast pregevole (Liam Cunningham, Bérénice Bejo, Robert Pattinson, il piccolo Tom Sweet) e sonorità spietate e annichilenti di Scott Walker.
L’età della catastrofe
La vita del piccolo Prescott. In quattro atti. In una villa vicino a Parigi, Prescott trascorre le lunghe giornate coi suoi genitori. Il padre, consigliere del presidente americano Wilson, lavora alle stressanti trattative di quello che diventerà il trattato di Versailles. La formazione di Prescott è segnata da una precoce tensione intellettuale e da frequenti scatti d’ira. Lo sterile e vigliacco mondo maschile dei diplomatici, compreso l’ambiguo amico di famiglia Charles Marker, avvelena giorno dopo giorno il percorso del bambino; intorno a lui, tre figure di donna profondamente diverse che gestiscono la sua vita: l’austera e religiosa mamma, la dolce governante e la fragile insegnante di francese… [sinossi]
Non manca l’ambizione a Brady Corbet, attore statunitense dalla filmografia più che interessante. Non gli manca neppure il coraggio. Presentato e premiato nella sezione Orizzonti di Venezia 2015, L’infanzia di un capo (The Childhood of a Leader) è un esordio spiazzante, intriso fino all’osso di contenuti e di velleità autoriali, persino respingente, disturbante. La cifra stilistica dell’opera prima di Corbet, in fin dei conti, è nello stridente contrasto tra la grigia fermezza dei volti di Liam Cunningham e Bérénice Bejo e le taglienti note di Scott Walker, deflagranti nel finale.
Le dissonanze di Walker, sovrapposte al montaggio iniziale di brandelli di pellicola d’epoca, tra scene di guerra, primi piani di spaurita gente comune e vanagloriose parate wilsoniane, anticipano lo straniamento e lo sguardo glaciale che ci accompagnerà per tutta la durata de L’infanzia di un capo. Le note di Walker rappresentano un sottotesto tragico e implacabile, sono l’eco di una Storia che è già accaduta e che minaccia di ripetersi; l’eco assordante di una serie di concorsi di colpa, del convergere di sguardi alieni alla realtà, calati dall’alto, portatori di una democrazia morbosa.
Corbet parte da Jean-Paul Sartre, dalla pellicola, da interni che oggi si accontenterebbero del digitale. In questi interni rinchiude, come fossero prigionieri sottoposti a continue torture psicologiche, un cast sulla carta scintillante. Ma a dominare la pellicola sono i toni cupi, dimessi, l’incubo annunciato e qui ripercorso seguendo uno schema a tratti troppo meccanico – l’educazione del giovane leader appare compiuta, quantomeno negli snodi principali, come metafora sull’Europa, meno come parabola familiare e personale. Il cast scintillante si trova così costretto a un lavoro di sottrazione, di lenta implosione: alle prevedibili ottime performance di Cunningham e Bejo si aggiunge l’efficacia e l’intensità dell’oramai sbocciato Pattinson, che dopo i fasti cronenberghiani e i lavori con Herzog e Corbijn ha inanellato L’infanzia di un capo, Civiltà perduta e Good Time.
Corbet dissemina la cronaca familiare/politica di tensioni, ipocrisie, crudeltà, tratteggiando un microcosmo – e, di conseguenza, un macrocosmo – maschilista, ambiguo, violento. Il morbo degli ismi, dei totalitarismi, è inoculato giorno dopo giorno nelle indifese vene del piccolo Prescott e della giovane Europa.
L’infanzia di un capo è pervaso da un nichilismo pienamente condivisibile ma forse troppo soppesato, un po’ di maniera, come se tutta l’impalcatura servisse (solo) a sostenere la deflagrazione finale. Corbet si concede un’ellissi vertiginosa, uno stacco violentissimo che ci catapulta nell’occhio del ciclone, nel centro nevralgico dell’orrore.
Un orrore passato, presente e futuro.
Folgorante, con riserve. Vox Lux è già segnato e sottolineato sul taccuino.
Info
Il trailer italiano de L’infanzia di un capo.
La scheda de L’infanzia di un capo sul sito di Venezia.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: The Childhood of a Leader
- Paese/Anno: Francia, GB, Ungheria | 2015
- Regia: Brady Corbet
- Sceneggiatura: Brady Corbet, Mona Fastvold
- Fotografia: Lol Crawley
- Montaggio: Dávid Jancsó
- Interpreti: Andrew Osterreicher, Bérénice Bejo, Caroline Boulton, Jeremy Wheeler, Liam Cunningham, Luca Bercovici, Michael Epp, Patrick McCullough, Rebecca Dayan, Robert Pattinson, Roderick Hill, Scott Alexander Young, Sophie Curtis, Stacy Martin
- Colonna sonora: Scott Walker
- Produzione: Bow and Arrow Entertainment, FilmTeam, Hepp Film, MACT Productions, Scope Pictures, Unanimous Entertainment
- Distribuzione: Fil Rouge Media
- Durata: 113'
- Data di uscita: 29/06/2017






Civiltà perduta
Good Time
Venezia 2015