Dylan Dog – Il film
di Kevin Munroe
Basterebbe un finale raffazzonato e inopinatamente monco per bocciare su tutta la linea un progetto come quello di Dylan Dog – Il film. Sprovvisti della stragrande maggioranza degli elementi distintivi della serie, Munroe e i suoi assistenti si barcamenano rubacchiando a destra e a manca dagli horror di maggior successo degli ultimi anni.
Giuda ballerino!
Dylan Dog, investigatore privato di New Orleans, ha deciso di abbandonare il suo ruolo di punto di contatto tra le comunità di vampiri e lupi mannari della città. Ma il lavoro per un detective del mistero non è davvero mai finito e Dylan sarà costretto a tornare in azione per svelare i segreti che si nascondono dietro la scomparsa di un antico manufatto che ha il potere di risvegliare un demone in grado di annientare l’umanità… [sinossi]
Prima di approcciarsi a un’analisi di Dylan Dog – Il film è doveroso mettere le mani avanti e avvisare le schiere di fedeli adoratori dell’indagatore dell’incubo creato venticinque anni fa dalla mene di Tiziano Sclavi: dell’icona horror del fumetto nostrano non è rimasto praticamente nulla, se si esclude la mise in giacca, jeans e camicia rossa (sfoggiata però solo in un secondo momento all’interno del film) e il clarinetto maldestramente suonato in una sequenza. Dopotutto le polemiche avevano ampiamente anticipato l’uscita in sala del film di Kevin Munroe – fumettista a sua volta, e con all’attivo la regia dell’impalpabile TMNT – proprio per via delle modifiche apportate rispetto alle pagine degli albi editi dalla Bonelli.
Di quanto la riscrittura fosse radicale era stato possibile rendersene conto già dopo la proiezione speciale dei primi venti minuti, ospitata dall’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, che a conti fatti anticipava tutte le falle che affossano il film. Non si tratta infatti solo di abituarsi all’assenza di Groucho (impossibile per la piccola produzione coprire le spese relative ai diritti di immagine) o del maggiolone bianco, che negli Stati Uniti è copyright esclusivo e intoccabile della Disney dai tempi di Herbie, né di accettare lo spostamento di location da Londra a New Orleans. La realtà è che del personaggio di Sclavi qui non resta altro che il nome e la professione: il substrato poetico e, perché no, filosofico che ha contribuito a rendere celebre Dylan attraversando l’intero spettro sociale della penisola, viene letteralmente buttato alle ortiche a favore di un prodotto costruito su misura per solleticare gli umori adolescenziali dei giovani statunitensi. Se la base di partenza, pur considerando gli alti e i bassi inevitabili per un’opera seriale di questo tipo, puntava sull’originale commistione tra topos del genere, il sulfureo gusto del grottesco di Sclavi (riscontrabile anche in altri lavori, come l’umoristico Vita da cani, pubblicato su Il Giornalino, ma soprattutto nei lungometraggi Nero di Giancarlo Soldi e Dellamorte Dellamore di Michele Soavi) e un’insospettabile vena romantica e melodrammatica, il film di Munroe non fa altro che ibridare l’horror edulcorato – se si escludono pochi dettagli, è praticamente eliminata qualsiasi traccia di sangue – con il demenziale.
In questo modo, ça va sans dire, l’insieme finisce inevitabilmente per apparire monocorde e stanco: dopotutto la trama è davvero poco coinvolgente e ricca di falle logiche, e il tocco di Munroe troppo confusionario per riuscire a dare consistenza a un prodotto vuoto, ripetitivo e sciatto. Basterebbe un finale raffazzonato e inopinatamente monco, troncato di netto neanche si trattasse di uno degli arti del povero Marcus, l’assistente che fa le veci di Groucho, per bocciare su tutta la linea un progetto come quello di Dylan Dog – Il film. Sprovvisti della stragrande maggioranza degli elementi distintivi della serie, incapaci di ricreare l’atmosfera plumbea e incubale in cui si aggira il protagonista in carta e inchiostro, Munroe e i suoi assistenti si barcamenano rubacchiando a destra e a manca dagli horror di maggior successo degli ultimi anni: l’annosa lotta tra licantropi e succhiasangue viene tanto da Underworld quanto da Twilight, l’idea del venator monstrorum deriva da Buffy l’ammazzavampiri, l’idea di utilizzare il sangue di vampiro come una droga sa tanto di True Blood. Un mix incolore che riesce a catturare l’attenzione del pubblico solo in maniera saltuaria ed episodica: in questo senso non viene certo in soccorso la scialba interpretazione di Brandon Routh, incapace di trasmettere la benché minima emozione facendo ricorso ai muscoli facciali. Resta solo il piacere del tutto fine a sé stesso di rintracciare citazioni all’ispettore Bloch, e divertiti rimandi a Bonelli e allo stesso Sclavi, disseminati tra una scazzottata e l’altra. Davvero troppo poco, anche se c’è chi già preconizza l’idea di un seguito: errare, si sa, è umano, ma perseverare…
Info
Il trailer di Dylan Dog – Il film.
- Genere: action, commedia, horror, mistery, poliziesco
- Titolo originale: Dylan Dog: Dead of Night
- Paese/Anno: USA | 2010
- Regia: Kevin Munroe
- Sceneggiatura: Joshua Oppenheimer, Thomas Dean Donnelly
- Fotografia: Geoffrey Hall
- Montaggio: Paul Hirsch
- Interpreti: Aníta Briem, Andrew Sensenig, Bernard Hocke, Brandon Routh, Brian Steele, Courtney J. Clark, Dan Braverman, Douglas M. Griffin, Garrett Strommen, George Wilson, Harvey Lowry, J. Omar Castro, James Hébert, Jon Eyez, Kent Jude Bernard, Kevin Fisher, Kimberly Whalen, Kurt Angle, Kyle Russell Clements, Laura C. Spencer, Marco St. John, Michael Cotter, Mitchell Whitfield, Peter Stormare, Randal Reeder, Sam Huntington, Shannon Hand, Spencer Livingston, Taye Diggs, Tiffany Reiff, Todd Tucker
- Colonna sonora: Klaus Badelt
- Produzione: Blue Eyes Entertainment, Hyde Park Films, Long Distance Films, Platinum Studios, Prana Studios
- Distribuzione: Moviemax
- Durata: 108'
- Data di uscita:




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