L’amore è imperfetto
di Francesca Muci
Documentarista navigavata, Francesca Muci decide di portare sul grande schermo la trasposizione del suo stesso romanzo, L’amore è imperfetto: purtroppo, troppa carne messa al fuoco, buoni propositi gettati al vento e temi solo in parte approfonditi (vedi la maternità) e non sviluppati come avrebbero meritato.
Il triangolo sì
Elena, 35 anni, è una donna bella ed elegante, con i piedi per terra e un bel lavoro in una casa editrice. Da molto tempo non crede più nell’amore. Alcuni anni prima, quando era ancora studentessa e viveva con la sua amica Roberta, credeva invece nell’amore assoluto. E l’aveva trovato in Marco, un bellissimo e giovane fotografo con cui era presto andata a convivere. Ma il suo ‘principe azzurro’ aveva un segreto e, quando Elena lo scopre, tutto il mondo le crolla addosso. Nonostante abbia appena scoperto di aspettare un bambino, non vuole più né Marco, né quel figlio. Otto anni dopo, un banale incidente cambia e stravolge totalmente la vita di Elena. Due nuovi incontri la porteranno oltre ogni regola sentimentale ed erotica. Ettore è un affascinante 50enne francese. È l’amore adulto, quello in cui l’eros è sia fisico che mentale. Adriana è una diciottenne senza regole né freni inibitori: la trasgressione che cancella ogni razionalità. Elena si lascia travolgere da queste nuove passioni. Le due storie l’aiuteranno ad accettare l’imperfezione dell’amore e a ritrovare se stessa… [sinossi]
Difficile di solito che un’opera letteraria già di per sè poco entusiasmante partorisca un adattamento cinematografico degno di nota. Ciò nonostante, accade spesso che agli oggettivi limiti riscontrabili si vengano a sovrapporre elementi o ingredienti capaci di sopperire a tali mancanze, spingendo di fatto questo o quel regista a portare nelle sale una trasposizione di questo o quel romanzo. Stiamo parlando ad esempio di uno o più spunti drammaturgici, di alcune particolari suggestioni evocate oppure di uno o più personaggi presenti lungo il succedersi dei capitoli, ma per far sì che tali elementi riescano a distaccarsi dalla propria fonte nativa per poi essere incastonati in un altro corpo, c’è bisogno che la suddetta matrice venga tradita e rigenerata. È il caso di Tutti i santi giorni, l’ultima fatica di Paolo Virzì nata dalle pagine de La generazione di Simone Lenzi, ma non de L’amore è imperfetto, nelle sale nostrane in 128 copie con 01 Distribution a partire dal 29 novembre.
Documentarista navigavata, per il suo esordio dietro la macchina da presa nel lungometraggio di finzione, Francesca Muci decide infatti di portare sul grande schermo la trasposizione dell’omonimo romanzo da lei stessa firmato. Nel farlo sceglie di conservare intatta l’anima pulsante dell’origine letteraria e con essa lo scheletro portante del racconto, i momenti chiave e i personaggi che lo animano dall’interno, fatta eccezione per l’Io narrante della protagonista e riversando il tutto in un’atmosfera meno cupa rispetto a quella presente nelle pagine del libro. Da quest’ultimo lo script si porta dietro qualche colpo di coda e soprattutto il peggio, compresa la mancanza di originalità e una narrazione satura che danno origine a un cortocircuito drammaturgico. Conseguenza della troppa carne messa al fuoco, di buoni propositi gettati al vento e di temi solo in parte approfonditi (vedi la maternità) e non sviluppati come avrebbero meritato.
Così come nel romanzo anche nella trasposizione, il risultato è una storia di fragilità, controversia, attesa e rabbia che si consuma in un plot che traballa pericolosamente sul filo dell’instabilità narrativa, palleggiando in maniera nevrotica tra presente e passato in un viaggio alla riscoperta della sessualità repressa, inespressa e cristallizzata, all’interno di un rapporto tra un uomo e una donna che si trasferisce a distanza di tempo in un triangolo amoroso. Il tutto prende forma e poca sostanza in um mix di dramma sentimentale, melò ed erotismo, che la regista non riesce ad equilibrare come dovrebbe, spingendo l’acceleratore su scene hot che non sono sufficienti a stuzzicare i bollenti spiriti della platea. C’è da sottolineare però il tentativo, come abbiamo visto purtroppo non riuscito, di riportare nelle sale una pellicola dal retrogusto erotico, che non ha paura di provarci senza una preventiva autocensura, quella che dagli Ottanta in poi ha spinto molti registi nostrani ad abbandonare progetti per motivi prettamente commerciali e distributivi (il tanto temuto divieto ai minori di diciotto anni). L’amore imperfetto da questo punto di vista non ha paura di sporcarsi le mani, così come non ne ha avuta Paolo Franchi nel portare al cinema un film come E la chiamano estate, con tutte le conseguenze che ne sono derivate. La pellicola della Muci soffre ed eredita il peso di questa scelta, probabilmente la pagherà anche perché non è in grado nemmeno di supportarla. Un plauso va però al gruppo di interpreti, sempre credibili, alla regia sobria ed elegante che concede molto all’occhio dello spettatore, ma soprattutto alla confezione fotografica e scenografica che restituisce una Bari babelica, filtrata ed epurata dallo stereotipo, luogo altro dove si incontrano storie, esistenze e dialetti.
Info
Il trailer de L’amore è imperfetto.
L’amore è imperfetto sul canale Film su YouTube.
- Genere: drammatico, sentimentale
- Titolo originale: L'amore è imperfetto
- Paese/Anno: Italia | 2012
- Regia: Francesca Muci
- Sceneggiatura: Francesca Muci, Gianni Romoli
- Fotografia: Vittorio Omodei Zorini
- Montaggio: Alessandro Marinelli
- Interpreti: Alessandro Genovesi, Anna Foglietta, Araya Weldegebriel Pekadu, Biagina Calignano, Bruno Wolkowitch, Camilla Filippi, Giovanni Pedone, Giulio Berruti, Leonardo Tricariello, Lidia Pentassuglia, Lorena Cacciatore, Maria Pedone, Pedro Ruscigno
- Colonna sonora: Emanuele Bossi, Manuel De Sica
- Produzione: R&C Produzioni, Rai Cinema
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 92'
- Data di uscita: 29/11/2012








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