Assassinio a Venezia

Assassinio a Venezia

di

Terzo appuntamento di Kenneth Branagh con la scrittura di Agatha Christie, Assassinio a Venezia ben più dei suoi due precedenti rimarca la volontà del regista e attore britannico di liberarsi dal giogo del riferimento letterario per modellare la propria identità di Hercule Poirot. Per questo il racconto si muove maggiormente in direzione del thriller sovrannaturale, e sempre per questo l’impianto scenico e narrativo scricchiola in modo così evidente.

La nebbia agli irti calli

Nella Venezia del secondo dopoguerra, Poirot, ora in pensione e che vive nel suo stesso esilio, partecipa con riluttanza a una seduta spiritica. Ma quando uno degli ospiti viene assassinato, spetta all’ex detective scoprire ancora una volta l’assassino. [sinossi]

Irresistibile, si sa, è il desiderio dell’assassino di tornare sul luogo del delitto per rimirare la propria opera (d’arte, avrebbe suggerito Thomas de Quincey). Questo principio deve risultare ancor più valido se la suddetta opera ha garantito un guadagno non indifferente: così, dopo aver raggranellato in totale quasi cinquecento milioni di dollari a livello mondiale con Assassinio sull’Orient Express e Assassinio sul Nilo, Kenneth Branagh ha pensato non ci fosse due senza tre e si è lanciato nell’impresa di tradurre in immagini Poirot e la strage degli innocenti, terzultimo romanzo dedicato da Agatha Christie al personaggio di Hercule Poirot – dopo di lui arriveranno Gli elefanti hanno buona memoria e Sipario – pubblicato nel 1969 quando la scrittrice è già quasi ottantenne. Un balzo in avanti letterario non indifferente, se si considera che sia l’avventura vissuta sul treno che collegava Costantinopoli a Parigi sia quella sulla nave da crociera egiziana erano state date alle stampe nel corso degli anni Trenta. Ecco dunque che fin dalla sua genesi Assassinio a Venezia testimonia la volontà di Branagh di affrontare in maniera laterale il testo di partenza, impossibilitato com’è a essere ricondotto direttamente ai due primi capitoli – che invece parevano narrativamente sequenziali. D’altronde qui viene a mancare perfino la fedeltà alle location, visto che il romanzo del 1969 è ambientato nel villaggio rurale inglese di Woodleigh Common, probabilmente dalle parti del Surrey. Non è l’unica delle grandi modifiche che il regista nord-irlandese opera nei confronti del testo di partenza, ma di certo si tratta di quella cinematograficamente più immediata e impattante. Le calli veneziane come mute sciabordanti testimoni di un delitto, che evoca l’ipotesi del fantasmatico, non solo si distaccano con forza dalla lucida disamina mentale di Christie, ma vagano in direzione del cinema, in particolare di Don’t Look Now, vale a dire A Venezia… un dicembre rosso shocking, classico del mistero che Nicolas Roeg diresse nel 1973 proprio nella città lagunare.

Ecco dunque che il concetto di giallo inizia a star stretto a Branagh, con la sua reductio ad unum che mal si applica alle angolazioni vagamente espressioniste che il regista vorrebbe esplodessero in forma compiuta in Assassinio a Venezia. Per rivendicare il ruolo di ciò che travalica i confini del “naturale” il Poirot di Branagh non può limitarsi alla “detection” propriamente detta, e così la storia della festa di Halloween in casa di Rowena Drake con tanto di inevitabile cadavere non può protrarsi come sulla pagina scritta per alcuni giorni, ma deve risolversi tutta in una notte, una notte di tregenda, una notte di ectoplasmi, una notte di trame ritorte e di vendette/minacce/ritorsioni. Una notte che permette di seguire la costruzione psicologica che il cineasta britannico sta passo dopo passo operando nei confronti di Poirot, e che ancor più che nel precedente capitolo diventa qui vero e proprio epicentro del senso della narrazione, e forse persino della riflessione sul vivere e il morire, e sull’agire. Dopotutto l’intera vicenda sembra trovare un reale senso solo nella necessità – tutta narrativa – di permettere al personaggio principale di fare i conti con il proprio passato, con la propria colpa, attraverso sia il rapporto con l’ignoto, e dunque con qualcosa che non può essere messo in ceppi a seguito di un percorso di deduzione logica, sia il rapporto con un’umanità come sempre brulicante, immersa fino al collo nella limacciosa laguna in cui sguazzano il bene e il male, fino a fondersi ineluttabilmente l’uno nell’altro. Branagh pare bramare l’idea di fare a pezzi Poirot per ricomporlo a propria immagine e somiglianza, rivestendolo di rilucenti riflessi shakespeariani come sua abitudine – anche nel testo di Christie in ogni caso si faceva riferimento a La tempesta –, e così di spezzare forse una volta per tutte il vincolo con i dettami del giallo, dell’inchiesta poliziesca. Un tentativo in ogni caso interessante di riappropriarsi dell’immagine svicolando dalla mera questione narrativa, ma che purtroppo in Assassinio a Venezia si riduce al caotico inseguimento di un mood cui non si sanno trovare reali appigli psicologici e narrativi. Nella frenesia della suggestione anche le intuizioni più interessanti di Branagh finiscono per dissolversi in una giustapposizione di ipotesi tra l’horror e il mystery, e così anche la maledizione dei bambini si tramuta in una digressione inessenziale, monca, e perfino farraginosa. Branagh ha ovviamente tutti i diritti di rifiutare il discernimento del giallo, ma non ha l’ispirazione visionaria di Roeg o dell’Argento della tetralogia animale, e così il suo racconto si disperde in qualche zona d’ombra mal indagata, e nella superficie di una vertigine umana che non viene mai davvero smossa o indagata, ma solo solleticata, proprio come le memorie di questo Poirot oramai stanco della propria fama. Ne vien fuori un raccontino poco angosciante e ancor meno spaventoso, che ha nell’architrave della sua costruzione la chiave d’accesso alla grandezza ma si rifiuta – forse inconsciamente – di attivarla.

Info
Assassinio a Venezia, il trailer.

  • assassinio-a-venezia-2023-a-haunting-in-venice-kenneth-branagh-02.jpg
  • assassinio-a-venezia-2023-a-haunting-in-venice-kenneth-branagh-01.jpg

Articoli correlati

Array
  • In sala

    assassinio sul nilo recensioneAssassinio sul Nilo

    di Kenneth Branagh ritorna alla letteratura di Agatha Christie e dopo Assassinio sull'Orient-Express traduce in immagini anche Assassinio sul Nilo. Il tentativo è quello di approfondire la psicologia e il “sentimento” di Hercule Poirot.
  • Buone feste!

    Nel bel mezzo di un gelido inverno recensioneNel bel mezzo di un gelido inverno

    di Negli anni Novanta, nel pieno della sua attività di re-inventore del testo shakespeariano, Kenneth Branagh firma con Nel bel mezzo di un gelido inverno un atto d'amore verso il Bardo, e la perenne attualità del suo verbo, mettendo in scena allo stesso tempo una commedia spassosa.
  • Roma 2021

    belfast recensioneBelfast

    di Kenneth Branagh torna alla propria infanzia, raccontando la vita quotidiana di un bambino di nove anni in un quartiere operaio di Belfast, nel pieno del conflitto nordirlandese. L'ispirazione è altalenante, e il regista si rifugia nella magia del cinema, affidandosi al piccolo Jude Hill.
  • Prossimamente

    Assassinio sull’Orient Express

    di Kenneth Branagh riporta in vita Hercule Poirot e lo mette di fronte al suo caso più celebre, l'assassinio sull'Orient Express; chi ha accoltellato per ben dodici volte il facoltoso americano Samuel Edward Ratchett mentre questi dormiva nella sua cuccetta? Agatha Christie però, a parte la trama basica, non abita più qui.
  • Torino 2016

    Romeo and Juliet

    di , In cerca di un "terzo linguaggio" tra cinema e teatro, Branagh e Caron portano nelle sale Romeo and Juliet cercando di filmare in modo creativo una delle repliche teatrali. Operazione più elegante che ispirata. Al TFF per Festa Mobile.
  • Archivio

    Cenerentola RecensioneCenerentola

    di Per la sua versione della celebre fiaba, Kenneth Branagh fa una netta scelta di campo per la filologia, rifacendosi alla versione animata disneyana, ma restituendo anche uno sguardo fresco e personale sulla vicenda.
  • Archivio

    Thor

    di Il selvaggio guerriero Thor viene inviato sulla Terra sotto mentite spoglie a causa del suo carattere ribelle. Qui apprenderà il significato del vero eroismo quando dovrà proteggere il pianeta dal feroce nemico Loki...