Una famiglia perfetta

Una famiglia perfetta

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Una commedia natalizia insolita, arricchita da un cast all star e da interessanti annotazioni sul ruolo dell’attore: è Una famiglia perfetta di Paolo Genovese.

Natale in casa tranello

Leone ha cinquant’anni, è un uomo potente, ricco e misterioso ma soprattutto solo. Decide di affittare una compagnia di attori per far interpretar loro la famiglia che non ha mai avuto. È la notte di Natale… [sinossi]

Già l’idea che una commedia esca in prossimità del Natale può mettere in allarme lo spettatore più smaliziato; se poi il Natale fa anche da cornice al plot in questione, allora i timori si moltiplicano. Eppure, nonostante le carinerie e le furberie che pure qui abbondano, Una famiglia perfetta di Paolo Genovese si lascia apprezzare (oltre che per alcune presenze attoriali di tutto rispetto) per una certa vivacità di fondo e per quelle soluzioni narrative che, in virtù di qualche tratto non così stereotipato come si sarebbe potuto supporre, lasciano spazio a un divertimento meno effimero del previsto. Va specificato che si tratta in realtà di un remake. Paolo Genovese, dopo i successi condivisi con Luca Miniero (Incantesimo napoletano, Questa notte è ancora nostra) e dopo altre avventure solitarie nel cinema italiano mainstream (La banda dei Babbi Natale con Aldo, Giovanni e Giacomo, Immaturi e Immaturi – Il viaggio) si è divertito qui ad adattare, piuttosto liberamente, la pellicola spagnola che nel 1996 lanciò il nome di Fernando León de Aranoa, ovvero Familia.

Al pari dei tre titoli che lo hanno preceduto, anche Una famiglia perfetta è targato Medusa Film, il che sembra generare quasi in automatico un approccio stilisticamente fastidioso, per la sua componente modaiola e smaccatamente commerciale: un product placement a tratti davvero invadente, abuso di dolly laddove a livello espressivo non ve ne sarebbe tutta questa necessità, fotografia patinata e sofisticati interni borghesi scelti per far da sfondo alla storia, col corollario della quasi inevitabile trasferta in borgo appenninico ameno, idilliaco e paesaggisticamente superbo. Definiamolo tranquillamente sfarzo produttivo. Ma se la confezione appare in qualche misura algida, borghesotta, fatta su misura per un’Italia paciosa e florida che esiste ormai soltanto nei film Medusa, oltre che nelle pubblicità del Mulino Bianco, Paolo Genovese si è abbastanza impegnato per riempirla di contenuti. A partire dal personaggio cardine del racconto, quel Leone interpretato con mirabili sfaccettature da un Sergio Castellito che pare quasi uno Scrooge casareccio, in versione italica: per sfuggire alla solitudine del Natale, si è persino inventato una famiglia ideale facendola interpretare a una piccola compagnia di attori, da lui scritturata in blocco. E non sarà tenero con loro se sbagliano le battute, se improvvisano malamente, se non entrano nello spirito del copione… accade così che Una famiglia perfetta si trasformi man mano, tra battute folgoranti e qualche discreta invenzione registica (su tutte l’arrivo del piccolo attore prodigio, rappresentato attraverso uno split screen da Hollywood anni ‘70/80 e parodiche scene al ralenti), in una non sempre acutissima ma gustosa riflessione sul ruolo dell’attore oggi, incastonata tra vaghe reminiscenze della Commedia dell’Arte, metodo Stanislavskij e ombre ben più minacciose, come quella del Grande Fratello e della televisione in genere.

Chi più chi meno, brillano gli interpreti del sontuoso cast messo su da Genovese; in particolare gli spumeggianti Marco Giallini e Claudia Gerini, una coppia/non coppia di grande presenza scenica la loro, ma anche la “nonna per finta” Ilaria Occhini e una Francesca Neri in formissima, nel dar vita allo spaesamento dell’estranea finita per caso in una famiglia/non famiglia che pare una gabbia di matti.

Info
Il trailer di Una famiglia perfetta.
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