Africa Before Dark

Africa Before Dark

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Creduto per lungo tempo perduto e solo di recente ritrovato e restaurato, Africa Before Dark è Walt Disney prima della Disney, capace di innestare, nella caccia grossa di un Oswald the Lucky Rabbit che già anticipa nel tratto e nella personalità quello che poco dopo sarà Topolino, un fondamentale manifesto del cinema di animazione. Alle Giornate del Cinema Muto 2016.

Nel boschetto della mia fantasia

In sella al suo elefante in bicicletta, Oswald the Rabbit va a caccia in Africa, ma non sarà un safari tranquillo. In un crescendo di gag in stile slapstick, fra i fucili che perdono la loro forma e i piccoli animali che diventano leoni, la salvezza dell’eroe sarà ancora una volta nell’immaginazione. [sinossi]

Il primo divo di carta e china fu probabilmente Krazy Kat, fumetto creato nei primissimi anni Dieci dal disegnatore statunitense George Herriman come striscia sul New York American Journal e ben presto animato con le tecniche pionieristiche del tempo come inframezzo comico fra i cinegiornali. Ma è solo con Feline Follies, prima apparizione nel 1919 di Felix the Cat, in Italia noto grazie al Corriere dei Piccoli come Mio Mao, che le strisce animate con protagonisti animali antropomorfi si impongono come un vero e proprio genere cinematografico, e la creatura figlia della fantasia e dei disegni di Pat Sullivan e Otto Messmer diventa un’icona popolare, un simpatico amico, e successivamente un marchio per giocattoli, dischi e pubblicità. E proprio nel settore dell’animazione pubblicitaria, in società con Ub Iwerks, stava dal gennaio del 1920 muovendo i primi passi nel mondo della celluloide il giovane Walt Disney.
Erano anni di perfezionamenti, passati fra i ritagli su carta e gli esperimenti in garage con una vecchia cinepresa, culminati nel trasferimento da Kansas City a Hollywood, nel contratto con il produttore Charles Mintz, nella serie Alice Comedies liberamente tratta da Carroll con tanto di gatto Julius dal tratto già prettamente disneyano e successivamente, nel ’27, nella creazione del personaggio di Oswald the Lucky Rabbit, direttamente ispirato a Felix the Cat e già, nel tratto e nella personalità, vistosamente imparentato con quello che sarà più avanti il figlio prediletto di ‘papà’ Walt Disney, Topolino.
Un Mickey Mouse destinato a nascere nella primavera dell’anno successivo, in seguito al colpo basso inferto a Disney dal suo produttore: poco dopo il successo del coniglio Oswald, Mintz gioca infatti sporco, ‘rubando’ legalmente a Walt Disney tutti i personaggi su cui non deteneva i diritti e i collaboratori che avevano un contratto con la produzione e non con quel venticinquenne pioniere dell’animazione che di lì a poco creerà il colosso (non solo) cinematografico dalle orecchie tonde. Ma questa è un’altra storia, e chi dei due contendenti abbia vinto la guerra, ci pare inutile specificarlo…

Presentato nel gennaio del ’28, creduto perduto, ritrovato nel 2009 all’Austrian Film Museum di Vienna, restaurato dalla Walt Disney Animation Company che nel frattempo aveva riottenuto i diritti su Oswald e ri-proiettato per la prima volta nel giugno del 2015 a Los Angeles, giunge alle trentacinquesime Giornate del Cinema Muto di Pordenone nella sua brillante ristampa in pellicola Africa Before Dark, cortometraggio di circa 7 minuti, fra gli ultimissimi – forse l’ultimo, ma sulla carriera muta di Walt Disney ci sono ancora oggi molti dubbi, imprecisioni e incoerenze fra le fonti – film con il coniglio Oswald effettivamente realizzati dal suo creatore insieme al fedele sodale Ub Iwerks.
A un primo sguardo superficiale, Africa Before Dark potrebbe trovare nella sua serie di gag spesso irresistibili, scaturite dall’improbabile battuta di caccia in Africa del coniglio Oswald, una collocazione nel filone della comica slapstick, in questo caso in cartoni animati. Ma sarebbe una lettura del film estremamente superficiale e limitativa, incapace di tenere conto della sua profondissima portata teorica. Perché Africa Before Dark, ben prima della serie di gag che lo compongono, è un viaggio esotico nell’immaginario disneyano, è uno studio dei movimenti e delle posture antropomorfe e animali su cui, da Topolino e Biancaneve in poi, Disney fonderà buona parte della sua animazione tradizionale, è un film per molti versi violento nello sfoggio delle armi – e qui c’è tutta la naturalezza americana in merito già negli anni Venti – e quasi sadico nella sfida e poi negli spari a un gufo che rimane nudo, mentre le risate reciproche di scherno volano per lo schermo prendendo a prestito le onomatopee fumettistiche. Ma gli eroi di china sono gli unici che non si fanno mai male, possono scomparire e riapparire, possono mutare forma, possono perdere le strisce del pelo e poi indossarle nuovamente, possono staccarsi e riattaccarsi il viso, mentre gli impauriti animaletti sotterranei con cui far valere la propria superiorità una volta usciti dalla tana sono leoni, e il coniglio protagonista può essere schiacciato tornando bidimensionale e poi essere rigonfiato fino a diventare un palloncino.
Sono personaggi componibili, plasmabili, separabili, e questo solo il disegno lo può fare. In questo senso Africa Before Dark si configura, prima di tutto, come un fondamentale film-manifesto sulla forma e sullo spazio, nel quale, seppure in bianco e nero, senza sonoro e con un tratto, rispetto ai fasti futuri, ancora abbozzato, l’animazione si pone già come superamento della ripresa in carne e ossa, dando sfoggio delle infinite possibilità del disegno in una fluidità già soddisfacente nei suoi 20 fotogrammi al secondo.

Oswald the Lucky Rabbit, eccettuate le orecchie penzoloni che saranno sostituite dall’essenzialità di quelle tonde e la piccola coda a batuffolo al posto di quella lunga, ha già il volto, la semplicità grafica del corpo e la timida arroganza che saranno quelle del ben più iconico Mickey Mouse, mentre la sua pistola gigante, di fronte al leone, rimpicciolisce fino a un giocattolo a tappo, capace solo di fare plop.
L’immagine, nella corsa di Oswald inseguito si sdoppia, diventa speculare, poi tripla, come a suggerire ulteriore velocità e ancora una volta le infinite possibilità del cartone animato, come si possa cambiare registro ritmico, come l’immaginazione possa in un certo senso trovare il proprio respiro solo nell’animazione.
Africa Before Dark, come del resto tutte le sortite nell’immaginario di Walt Disney – che nel 1940 dedicherà non a caso alla sua Fantasia e a quella dei suoi collaboratori uno dei suoi maggiori capolavori – è un sogno, è una fiaba, è un viaggio nel fantastico. È tutto un (costante) gioco, è l’immaginazione al potere, fra scimmie che usano le code dei leoni per saltare alla corda e fastidiose pulci eliminate togliendosi la dentiera e usandola come grattaschiena. I personaggi, da buoni animali antropomorfi, hanno le caratteristiche proprie dell’uomo: sbagliano e cercano di riparare, si sfidano, litigano, si sparano, si pentono e fuggono. L’elefante che accompagna Oswald gira in bicicletta, salta sulla proboscide, la usa come pompetta d’aria, trasforma il proprio corpo in ascensore.
Fino alla chiusa del film, incentrata ancora una volta sulla necessità di ricorrere alla fantasia. Dalla bocca di Oswald, in groppa all’elefante inseguito dalle belve più feroci, esce un fumetto con un punto interrogativo: è il momento di gettare via il dubbio, tenere il cerchio che lo conteneva, trasformarlo in un palloncino e attaccarlo alla coda dell’elefante, finalmente in grado di volare usando le orecchie, chiara anticipazione di Dumbo, come ali.
Già nel 1928, insomma, Walt Disney affermava la forza dirompente del disegno animato, la sua piena dignità, e anzi in un certo senso la sua superiorità sul cinema in carne e ossa. Certo, a livello tecnico mancava ancora qualcosa: mancava ancora il sonoro, mancava ancora il Technicolor, mancava ancora qualche miglioria nel tratto e nella tecnica di animazione, che arriverà solo qualche anno dopo con in mezzo le esperienze di Topolino e delle Silly Symphonies. Ma Africa Before Dark, di tutto ciò che verrà, è un manifesto: un piccolo e semplice film, spassoso e acuto, che qualcuno si ostina ancora a liquidare, con insopportabile e ingiusto distacco, come un ‘cartone animato’.

Info
Il sito delle Giornate del Cinema Muto.
La pagina Wikipedia inglese di Africa Before Dark.
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