Un matrimonio all’inglese

Un matrimonio all’inglese

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Parente non troppo lontano di evergreen come Orgoglio e pregiudizio di Robert Z. Leonard, Un matrimonio all’inglese mette in scena le contraddizioni di un mondo decadente che rimane ostinatamente ripiegato su se stesso, avvinghiato alle proprie tradizioni e ai propri privilegi.

Il cane Poppy e il can-can classico

I ruggenti anni ’20 sono passati… gli anni ’30 sono solo all’inizio. Il rampollo inglese John Whittaker s’innamora perdutamente di Larita, una ragazza americana sensuale e affascinante, e i due si sposano immediatamente. Quando la coppia torna a casa, la madre di John, Mrs Whittaker, ha un’immediata reazione allergica nei confronti della giovane e splendente nuora. Larita cerca di fare del suo meglio per tentare di adattarsi, ma sfuggire ai tranelli architettati dalla suocera non è una facile impresa. Mrs Whittaker è decisa a sconfiggere la propria rivale e così cerca di manipolare ogni situazione, mentre Larita, con una calma disarmante, architetta sfacciate controffensive… [sinossi]

Realizzare un remake di un film di Alfred Hitchcock non è, almeno sulla carta, impresa facile. Pensiamo, tanto per farci del male, a Delitto perfetto (1998) di Andrew Davis, con Michael Douglas, Gwyneth Paltrow e un ancora poco conosciuto Viggo Mortensen. Oppure, per punirci ancor più severamente, a Rebecca, la prima moglie (2008) di Riccardo Milani, produzione televisiva di Mamma Rai con Cristiana Capotondi nei panni che furono di Joan Fontaine.
Fortunatamente, alcune ciambelle riescono col buco. Partendo dal testo teatrale di Noel Coward e da Fragile virtù (1928), pellicola realizzata da  Hitchcock durante il periodo inglese, Stephan Elliott e compagni hanno confezionato un gioiellino di umorismo e satira sociale, in linea con la migliore tradizione del cinema inglese classico. Regia impeccabile, capace di concedersi alcune raffinatezze, interpretazioni d’alta scuola, sceneggiatura di ferro. Parente non troppo lontano di evergreen come Orgoglio e pregiudizio (1940) di Robert Z. Leonard, Un matrimonio all’inglese mette in scena le contraddizioni di un mondo decadente che rimane ostinatamente ripiegato su se stesso, avvinghiato alle proprie tradizioni e ai propri privilegi. La scheggia impazzita che spariglia le carte è ovviamente l’intromissione di un elemento non solo esterno, ma assolutamente alieno, come la bella, disinibita e soprattutto americana Larita Whittaker, pilota di automobili da corsa, bionda platino e imprevista sposina del rampollo di famiglia. Date per scontate le performance attoriali di Colin Firth e Kristin Scott Thomas e della restante parte inglese del cast, ruoli secondari compresi (doverosa segnalazione per Kris Marshall, l’amabile maggiordomo Fueber), si rivela assai felice la scelta della fin troppo bella Jessica Biel, attrice in costante crescita e sempre più sicura del proprio talento. Non era facile, infatti, tenere testa a un gruppo di attori che per nascita e tradizione calcano il palcoscenico con naturalezza e snocciolano dialoghi densi di ironia e umorismo senza il minimo timore.

Oltre alla Biel, rallegra rivedere il regista e sceneggiatore Stephan Elliott a livelli che gli competono, dopo i passi falsi (Benvenuti a Woop Woop, The Eye – Lo sguardo) che avevano offuscato il successo ottenuto con Priscilla, la regina del deserto. Non solo maestria nel dirigere gli attori e nel mantenere elevato il ritmo della sofisticata commedia, ma anche godibili soluzioni visive come l’inquietante primo piano di Kristin Scott Thomas riflesso sulla palla da biliardo.
Un matrimonio all’inglese, che tratteggia non superficialmente nonostante il ritmo brioso i conflitti di classe, le incomprensioni generazionali e le difficoltà dei rapporti amorosi, approfitta, rispetto alla versione hitchcockiana, delle maggiori libertà concesse dal codice censorio. Valga come esempio la divertente e piccante sequenza del can-can classico. Altro balletto da segnalare, seppur di diversa natura, è la spassosa e per nulla tragica dipartita del petulante cane-topo Poppy, stritolato dalle grazie posteriori della Biel.
Dopo aver annotato la felice riuscita di questo remake hitchcockiano, ci auguriamo che il grande maestro venga chiamato in causa il meno possibile o, al limite, solo per pellicole minori.

Info
Il trailer di Un matrimonio all’inglese.
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