Biancaneve

Biancaneve

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Operazione forse troppo libera e personale per essere davvero compresa a fondo e accettata dal grande pubblico, Biancaneve non deve comunque essere sottovalutato, né ridotto a puro e semplice “effetto speciale”, come sembra voler ricordare la sfrenata danza bollywoodiana che accompagna i titoli di coda. Cinema/zibaldone magari a tratti impreciso ma incapace, per sua stessa natura, di accontentarsi della mediocrità.

Morfologia della fiaba

Dopo la scomparsa dell’amatissimo Re, la perfida moglie assume il controllo del regno e tiene la bellissima figliastra diciottenne, Biancaneve, rinchiusa nel palazzo. Ma quando la principessa conquista il cuore di un affascinante e ricco principe di passaggio, la Regina, in preda alla gelosia, relega la ragazza in una foresta vicina. Biancaneve trova ospitalità presso una simpatica gang di sette nani ribelli e generosi, che la aiutano a trovare il coraggio di lottare per salvare il suo paese dalla Regina Cattiva. Insieme ai suoi nuovi amici, Biancaneve parte alla riconquista del trono che le spetta di diritto e del cuore del suo adorato Principe… [sinossi]

Fra tutte le fiabe (più di duecento) riscoperte ed elaborate dai fratelli Jacob e Wilhelm Grimm nel corso della loro vita, Schneewittchen und die Sieben Zwerge ricopre senza dubbio un ruolo di primaria importanza, per lo meno dal punto di vista strettamente cinematografico. Da quando apparvero le prime versioni mute (dirette da registi oramai sconosciuti alle grandi platee internazionali, come J. Searle Dawley), la storia di Biancaneve si è distinta per un numero non indifferente di adattamenti, più o meno fedeli, tra i quali spicca ovviamente Biancaneve e i sette nani, primo lungometraggio animato di Walt Disney e capolavoro tuttora inarrivabile per alcune soluzioni estetiche – in primis la celeberrima fuga notturna della protagonista nel bosco. Dalla versione post-fiaba di Paolo William Tamburella (I sette nani alla riscossa, 1951) fino al mediocre teen-age movie di Joe Nussbaum (Sydney White – Biancaneve al college, 2007), il grande schermo ha visto l’apparizione delle creature più svariate, in grado di rileggere il racconto in chiave allegorica oppure di riproporne pedissequamente le dinamiche strutturali. Anche per questo motivo sorprende in positivo la visione di Mirror Mirror – questo il titolo originale inglese, tradotto senza troppa fantasia in Italia con l’ovvio Biancaneve –, quarta fatica cinematografica per il cineasta indiano Tarsem Singh dopo il confuso The Cell (2000), l’ottimo The Fall (2006) e l’esteticamente abbagliante Immortals (2011).

Eludendo le insidie della contemporaneità ma rifuggendo allo stesso tempo da una piatta ricostruzione d’epoca, Tarsem innerva la trama ingabbiando Biancaneve, la regina cattiva, i sette nani e il principe nella sua stordente costruzione immaginifica: utilizza lo spazio con rara sapienza, provocando a più riprese esclamazioni di inequivocabile meraviglia negli spettatori.
Nulla di nuovo, almeno per chi è avvezzo alla poetica espressiva del cinquantenne nativo di Jalandhar, ma se in altre occasioni lo strapotere dell’immagine aveva finito per sacrificare il gusto per la narrazione, Biancaneve sembra muoversi in tutt’altra direzione: Melisa Wallack e Jason Keller, quasi dei neofiti della scrittura, lavorano sulla sceneggiatura da tre punti di vista differenti. Il primo è quello della fiaba dei Grimm, universalmente conosciuta; il secondo prende spunto da precedenti versioni della fola, radicate nella memoria popolare delle genti tedesche; il terzo, infine, gioca con la materia flirtando con pose post-modern. Un guazzabuglio magari bislacco ma a suo modo salvifico, perché ciò che ne viene fuori è un’opera bizzarra, sardonicamente ironica, crudele e spiazzante, ai limiti del demenziale. Come trattenere le risate di fronte alla pozione magica “amore cucciolo” che per errore la perfida e vanesia regina fa ingurgitare al tonto ma coraggioso principe, trasformandolo nel più servizievole dei cagnolini? Oppure come resistere a una ghenga di nani che, dimenticata la parentesi “mineraria” della Disney (e della versione dei Grimm) si riappropria di una natura brigantesca che la contraddistingueva al tempo delle prime narrazioni orali? Pur non trovando da subito la chiave di volta del film (l’incipit appare piuttosto tirato per le lunghe, e il ritmo latita quasi fino al grande ballo organizzato dalla regina per l’arrivo al castello del principe di Valencia) Tarsem dimostra di possedere la giusta dose di humour per affrontare una sfida di questo genere – e dopotutto l’incedere a metà tra il farsesco e il patetico di The Fall era già lì a testimoniarlo.

Alcune sequenze meritano di essere ricordate a futura memoria, come il combattimento di Biancaneve e i nani contro le marionette giganti manovrate dalla magia nera della megera e il già citato gran ballo di corte, risolto con una serie di soluzioni a dir poco brillanti.
Operazione forse troppo libera e personale per essere davvero compresa a fondo e accettata dal grande pubblico, Biancaneve non deve comunque essere sottovalutato, né ridotto a puro e semplice “effetto speciale”, come sembra voler ricordare la sfrenata danza bollywoodiana che accompagna i titoli di coda. Cinema/zibaldone magari a tratti impreciso ma incapace, per sua stessa natura, di accontentarsi della mediocrità.

Info
Il trailer italiano di Biancaneve.
Biancaneve sul canale Film su YouTube.
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