Mud

Sospeso tra azione e introspezione Mud di Jeff Nichols finisce per prendere un ritmo eccessivamente convulso, ma si avvale di un’ottima regia e di un cast eccellente.

Verso la foce

Ellis e Neckbone, quattordici anni, scoprono durante una delle loro scorribande quotidiane un uomo nascosto su un’isola nel mezzo del Mississippi. È Mud: un dente in meno, un serpente tatuato sul braccio, una pistola e una camicia porta fortuna. Mud è anche un uomo che crede nell’amore, una fede a cui Ellis ha disperatamente bisogno di aggrapparsi per tentare di dimenticare le tensioni che si sviluppano tra i suoi genitori. Mud coinvolge i due adolescenti nella riparazione di un battello che gli permetta di fuggire dall’isola… [sinossi]

Se c’è un segnale avvertibile nella selezione delle opere statunitensi alla sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes riguarda senza dubbio lo slittamento di interesse dalle ambientazioni metropolitane che da sempre contraddistinguono parte del cinema a stelle e strisce a location rurali, lontane dalle grandi conurbazioni urbane. Se si escludono la Manhattan di Cosmopolis di David Cronenberg – comunque inquadrata quasi sempre dall’interno di una limousine – e Killing Them Softly di Andrew Dominik, nella restante parte dei film nordamericani scelti per concorrere alla vittoria della Palma d’Oro le città appaiono più che altro come un incidente di percorso: ecco dunque il viaggio incessante e irrequieto di On the Road di Walter Salles, l’Illinois boscoso di Lawless di John Hillcoat, le Everglades ricche di alligatori e assassini di The Paperboy di Lee Daniels, l’isola burrascosa (da un punto di vista umano e meteorologico) di New Penzance in Moonrise Kingdom di Wes Anderson. A questa linea programmatica si aggiunge anche Mud, opera terza di Jeff Nichols e ultimo film del concorso a essere proiettato sulla Croisette: il protagonista assoluto di Mud è infatti senza dubbio il fiume Mississippi, nel tratto della pianura alluvionale dell’Arkansas. È sul fiume che vive la famiglia di Ellis, adolescente che sta vivendo sulla propria pelle il trauma della separazione dei genitori: ed è sempre su un’isola nel bel mezzo del fiume che trova rifugio Mud, in fuga da un omicidio commesso per difendere la donna che ama.

L’irruzione di Mud nella vita di Ellis e del suo fedele amico Neckbone (emozionante l’interpretazione dei bravissimi Tye Sheridan, già visto l’anno scorso in The Tree of Life di Terrence Malick, e Jacob Lofland) ha l’effetto di una vera e propria inondazione: sfruttando il più classico dei cliché narrativi, quello della deviazione dal quotidiano che sconvolge la prassi e porta all’agognata maturazione del protagonista, Jeff Nichols architetta un coming-of-age solido, che riesce a coinvolgere in maniera sincera soprattutto durante la prima metà. La vera anima di Mud è infatti rintracciabile in particolar modo nell’incipit: lo svelamento dei personaggi, la descrizione di una vita quasi immobile nella sua reiterata quotidianità, l’incontro con questo essere alieno – non a caso esiliato in un non-luogo, l’isola abitata dai temibili mocassini d’acqua, serpenti dal morso letale – che disperatamente agogna solo la possibilità di vivere in pace il proprio amore, sono trattati da Nichols con una levità dimessa che seduce. In questi segmenti si riconosce la mano che aveva portato in scena l’ottimo Take Shelter, presentato sulla Croisette l’anno scorso (ma nella Semaine de la critique) dopo i fasti del Sundance, e che prima ancora aveva posto la firma in calce a Shotgun Stories: grande attenzione alle psicologie dei personaggi, una capacità quasi tattile nel materializzare sullo schermo le ambientazioni scelte, una costruzione narrativa mai banale o sciatta.

Peccato che la seconda metà di Mud si lasci prendere la mano dall’azione pura e semplice, cercando di coniugare il genere con l’intima introspezione dei personaggi: ne viene fuori un ritmo stranamente convulso, decisamente meno agevole da gestire per il pur bravo Nichols, al quale si aggiunge un accumulo di situazioni che rischiano di esasperare la trama fin lì intessuta. Tra sparatorie nella notte, fughe in barca, corse all’ospedale e morsi di serpente, l’insieme perde in parte quella solida stabilità che stava contraddistinguendo il film. Non che questo affossi in maniera particolare un film comunque molto interessante e coinvolgente, diretto da un bravo regista trentaquattrenne dal quale era però lecito aspettarsi qualcosa di più personale e profondo: restano le belle interpretazioni del cast (a partire da un ottimo Matthew McConaughey per arrivare a Michael Shannon, Sarah Poulson, Sam Shepard, Reese Whiterspoon e Joe Don Baker) e la sensazione netta di trovarsi di fronte a un giovane autore che potrebbe segnare in maniera indelebile le prossime annate cinematografiche. Ed è già qualcosa…

Info
Il sito ufficiale di Mud.
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