Blind Detective

Blind Detective

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Blind Detective sarà anche un divertissement, ma Johnnie To lo gestisce con la consueta classe, firmando una screwball comedy alla quale è arduo resistere.

L’amore è cieco

Lui era un detective particolarmente abile, costretto ad abbandonare la professione dopo essere divenuto cieco nel corso di un’operazione investigativa. Dopo questa disgrazia, si guadagna da vivere risolvendo i casi su cui la polizia non riesce a vederci chiaro. Lei è una giovane detective molto promettente, angosciata da un sentimento di colpevolezza da quando la sua amica d’infanzia è scomparsa senza lasciare traccia. La ragazza, impressionata dalla brillantezza con cui lui ha risolto un caso, decide di chiedergli aiuto per ritrovare la sua amica… [sinossi]

Per la maggior parte degli spettatori, o per lo meno per la maggior parte degli spettatori che non ne ignorano completamente l’esistenza, nominare Johnnie To equivale a parlare di noir e polizieschi sporchi, privi di pietà, dominati da un’eleganza infinita: dopotutto titoli come The Mission, PTU, Exiled e Vendicami sono lì a testimoniare questa verità inoppugnabile. Ma coloro che hanno avuto modo di approfondire la conoscenza di quello che può essere considerato senza timore di smentita il più importante cineasta hongkonghese degli ultimi anni, magari durante le giornate del Far East Film Festival di Udine, sanno che al di là del proprio genere di riferimento, To si è spesso lasciato prendere la mano da divertissement di vario tipo: commedie sentimentali, film ai limiti del demenziale, perfino intensi melodrammi. Dopotutto lo spaesamento di buona parte del mondo critico occidentale di fronte a questo aspetto meno noto della filmografia di To lo si era già potuto avvertire nel 2011, quando venne presentato alla Mostra del Cinema di Venezia Life Without Principle, complesso dramma corale che rifletteva apertamente sulla crisi economica mondiale e sull’impatto che essa stava avendo sulla vita quotidiana degli abitanti della città-stato.
Per quanto da un punto di vista strettamente narrativo Blind Detective possa essere scambiato per il più classico dei prodotti action di Johnnie To, e il titolo faccia correre la mente indietro nel tempo fino al 2007 e a Mad Detective, l’ultima fatica del regista di Hong Kong rientra alla perfezione nel discorso appena intrapreso sulle produzioni “altre”.

Si tratta infatti di una rom-com travestita da poliziesco, con tanto di intrigo giallo esagerato ed esasperato fino alle estreme conseguenze: un’operazione palesemente divertita, attraverso la quale To si diverte a ridicolizzare alcuni punti fermi non solo del genere nel suo complesso, ma proprio del suo personale approccio estetico. Girato tra il “porto profumato” (questa la traduzione letterale di Hong Kong), Macao e la città di Zhuhai nel Guangdong, Blind Detective è costruito in tutto e per tutto in funzione del suo protagonista, un eccellente Andy Lau che veste i panni di Chong See-tun, il detective che, una volta persa la vista, si trova a collaborare con la polizia nei casi in cui la deduzione deve prendere il posto sull’uso della forza.
Basterebbe la prima sequenza, in cui Chong si trova a pedinare un uomo sospettato di aver usato dell’acido contro una lunga serie di vittime, per scrollarsi di dosso qualsivoglia dubbio sul mood nel quale intende muoversi il film: per non perdere le piste di quest’uomo grassoccio e sudato, Chong si affida al suo naso, riconoscendolo per l’odore delle sue ascelle. Un dettaglio che dovrebbe rendere palese, anche agli occhi dei più disattenti, la linea-guida del film.

Una volta accettato l’intento ludico di Blind Detective è possibile godere in tutto e per tutto della classe registica di Johnnie To, che affastella una sequenza spassosa dietro l’altra, mantenendo un ritmo da capogiro e giocando con lo spettatore attraverso una serie di colpi di scena talmente ripetuta e insistita da superare a pie’ pari l’idea stessa di credibilità. Tra triangoli amorosi, donne morte, scheletri nascosti in casa di recidivi pazzoidi e scuole di danza, la cinquntacinquesima incursione dietro la macchina da presa di To lavora sull’eccesso senza preoccuparsi mai della verosimiglianza, ma costringendo lo spettatore a un tour de force comico che non può non essere apprezzato. Se Andy Lau, come già scritto, appare in una forma eccellente, lo stesso si può affermare per l’ottima Sammi Cheng, già all’ottava collaborazione con To: i due formano una coppia perfettamente equilibrata, in cui ogni elemento espressivo trova la sua giusta collocazione.
Opera dedita solo all’arte dell’intrattenimento puro, Blind Detective non rientrerà mai tra i capolavori di Johnnie To, e probabilmente in molti ne dimenticheranno l’esistenza negli anni a venire, ma ha il pregio di non smarrire mai per strada ritmo e stile. E a un prodotto popolare non si dovrebbe mai chiedere molto più di questo.

Info
Il trailer di Blind Detective
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