Big Hero 6

Big Hero 6

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Destinato a radere al suolo il box office, Big Hero 6 mette in mostra ragguardevoli caratteristiche tecnico-artistiche e avvincenti sequenze action. Divertente e a tratti commovente, il cinquantaquattresimo classico della Disney non sfugge però allo storico limite delle produzioni della Casa del Topo, sacrificando lo sviluppo narrativo sull’altare della sovrastruttura spettacolare.

Il cerchio e la botte

L’enfant prodige esperto di robot Hiro Hamada impara a gestire le sue geniali capacità grazie al brillante fratello Tadashi e ai suoi particolari amici: l’adrenalica Go Go Tomago, il maniaco dell’ordine Wasabi No-Ginger, la maga della chimica Honey Lemon e l’entusiasta Fred. Quando una serie di circostanze disastrose catapultano i protagonisti al centro di un pericoloso complotto che si consuma sulle strade di San Fransokyo, Hiro si rivolge al suo amico più caro, un sofisticato robot di nome Baymax, e trasforma il suo gruppo di amici in una squadra altamente tecnologica… [sinossi]

Non ha molti difetti Big Hero 6, gioiellino in computer grafica confezionato dal duo Don Hall & Chris Williams, reduci dai convincenti Winnie the Pooh – Nuove avventure nel Bosco dei Cento Acri e Bolt – Un eroe a quattro zampe. Dal punto di vista tecnico tutto sembra risplendere, a partire dall’annoso ostacolo del character design e della fluidità dei movimenti dei personaggi umani. Le evoluzioni della macchina da presa virtuale sono accompagnate da una fiumana di pixel e, come conviene a un film di genere, da un’adeguata e trionfante colonna sonora. I tratti vagamente cartooneschi dei personaggi si fondono col fotorealismo dei paesaggi, della città, degli oggetti. Hiro e i suoi amici si muovono in ambienti apparentemente reali, visivamente impeccabili, distanti anni luce dagli zoppicanti esordi della computer grafica disneyana, dagli oramai lontanissimi Chicken Little – Amici per le penne (2005) e I Robinson – Una famiglia spaziale (2007). Sembra passata un’era. Anche due.

Tra alti e bassi, la Casa del Topo ha ritrovato un’apprezzabile continuità, riconquistando pubblico e premi. Lo spartiacque Bolt – Un eroe a quattro zampe (2008), il vivace Rapunzel – L’intreccio della torre (2010), il sorprendente Ralph Spaccatutto (2012), il sovrastimato Frozen – Il regno di ghiaccio (2013) e adesso Big Hero 6: la cura Lasseter e il trainante esempio della Pixar hanno cancellato nel giro di pochi anni gli amletici dubbi e i madornali errori delle gestioni precedenti. La crescita tecnica e artistica sembra costante. Resta però un’ombra, un limite cercato, voluto e reiterato che azzoppa tanti classici disneyani e a cui non sfugge Big Hero 6: la struttura narrativa è sacrificata sull’altare della spettacolarità, delle sequenze action o, quando capita, delle canzoni, delle gag, dei troppi siparietti concessi alle spalle comiche, ai personaggi buffi. Nei centodue minuti della pellicola non rintracciamo quella centralità della narrazione che sembra restare appannaggio della Pixar, dello Studio Ghibli, di una certa animazione europea, in primis quella transalpina, e di pochi altri. Big Hero 6, un po’ come Dragon Trainer 2 della DreamWorks, pigia sull’acceleratore, snocciola snodi narrativi, cerca scorciatoie. Troppa fretta, troppa carne al fuoco.

Sì, siamo soddisfatti del trattamento. Gli sceneggiatori Jordan Roberts, Daniel Gerson e Robert L. Baird mettono mano al franchise Marvel prendendosi parecchie libertà e scegliendo come centro gravitazionale emotivo il tormentone comico/drammatico dell’operatore sanitario robotico, un eroe tondeggiante e a suo modo statuario che rimanda ai vari Totoro, Monsters & Co., Ralph Spaccatutto e Il gigante di ferro, senza dimenticare le serie robotiche nipponiche, in primis Super Robot 28, Giant Robo e Astroganga. Gli altri personaggi, a partire dallo scialbo cattivo di turno, ruotano meccanicamente attorno al ragazzino e al (moderno) gigante, ennesima e gradevole declinazione del Selfish Giant wildiano. Un meccanismo funzionale ma non del tutto funzionante, prevedibile ma efficace: sì, ci si commuove, pur sapendo tutto con centodue minuti di anticipo, battuta (quasi) finale compresa. Non tutti possono essere Groot.

Marvel Comics, Marvel Entertainment, Disney Pictures, Pixar. E poi due colossi in carne e ossa: John Lasseter e Stan Lee. Un potere economico debordante accompagnato da un immaginario fantasy/fantascientifico dai confini difficilmente tracciabili. Ieri i Guardiani della Galassia, oggi Big Hero 6, domani e per molti, molti, molti anni una serie di campioni d’incassi. Il futuro è già scritto.
Un consiglio scontato: aspettate la fine dei titoli di coda.

Info
Il sito ufficiale di Big Hero 6.
Big Hero 6 su facebook.
Il trailer italiano di Big Hero 6.
L’app per iPhone e iPad Big Hero 6 Bot Fight.
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