Bolt – Un eroe a quattro zampe

Bolt – Un eroe a quattro zampe

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Tutto inizia a tornare: perché Bolt – Un eroe a quattro zampe sembra, in tutto e per tutto, un perfetto prodotto Pixar. E non solo nell’etica del racconto, nell’intelligenza dello sviluppo narrativo, nella pervicace volontà di eliminare tutti quei difetti che solitamente affossano i prodotti recenti dello studio d’animazione per antonomasia, ma anche e soprattutto nel character design dei personaggi.

Bentornata, Disney!

Per il supercane Bolt ogni giorno è pieno di avventure, pericoli e intrighi, almeno fino a quando le cineprese sono in funzione. Quando Bolt, star di un fortunato telefilm, viene mandato per sbaglio dal suo teatro di posa di Hollywood a New York, inizia la sua più grande avventura, un viaggio attraverso la nazione e il mondo reale per tornare tra le braccia della sua padrona e coprotagonista Penny… [sinossi]

Una cosa è certa: tutto il mondo interessato al cinema d’animazione attendeva Bolt  con un malcelato fremito di ansia. Non vorremmo esagerare nel dire che qualora il film diretto da Byron Howard e Chris Williams (entrambi esordienti alla regia di un lungometraggio, dato da non sottovalutare) si fosse rivelato una delusione sarebbe stata l’ultima prova d’appello concessa alla Disney, ma la verità non si trova poi così lontana. Se considerate che dal 1973 a oggi, vale a dire la bellezza di trentacinque anni, la “casa del topo” può essere ricordata quasi esclusivamente per Robin Hood  e James e la pesca gigante (escludiamo da questa lista sia i film girati in tecnica mista che quelli terminati per propaggini quali Touchstone Pictures, nonché prodotti largamente sopravvalutati quali La bella e la bestia, Il gobbo di Notre Dame e Hercules), capite da soli come lo stato di crisi sia tutt’altro che un’iperbole utilizzata per sbalordire i lettori. Sempre che non si voglia tener da conto la Pixar, e qui arriviamo al centro della questione: Bolt, il ritono in grande stile della Disney dopo anni passati tra inutili sequel di già non troppo indispensabili capitoli iniziali e film terribilmente sbagliati fin dalla loro genesi (Tarzan, Mucche alla riscossa), può fregiarsi della produzione esecutiva di John Lasseter, vale a dire il dio indisusso della Pixar nonché neo responsabile creativo degli studi Disney. Insomma, tutto inizia a tornare: perché Bolt sembra, in tutto e per tutto, un perfetto prodotto Pixar. E non solo nell’etica del racconto, nell’intelligenza dello sviluppo narrativo, nella pervicace volontà di eliminare tutti quei difetti che solitamente affossano i prodotti recenti dello studio d’animazione per antonomasia  – le canzoncine qui sono, tranne una breve sequenza che ricorda da vicino il flashback struggente di Toy Story 2, completamente bandite, così come le spalle comiche; chi obietterà riferendosi alla presenza dell’impagabile Rhino, il compagno di fuga e di lotta di Bolt e Mittens, probabilmente non ha un’idea così precisa dello sconfortante standard comico Disney degli ultimi venti anni –  ma anche e soprattutto nel character design dei personaggi: la gentile e sofferente Penny, padrona di Bolt affranta dalla sua scomparsa, è la versione adolescente della Helen Parr de Gli Incredibili, così come nel muso di Bolt è possibile cogliere le sfumature di molti protagonisti dell’epopea creata negli anni dal genio di Lasseter e dello staff che coordina.

Insomma, quando qualche anno fa assistevamo preoccupati a quella che sembrava la più classica operazione d’inglobamento di una piccola società nella pancia di una multinazionale (con la Pixar che tutti davano per spacciata nello scontro con l’imperiale astronave Disney), non dimostravamo probabilmente uno sguardo così lungimirante: la realtà infatti è che è la Pixar, di fatto, ad aver preso le redini di casa Disney nel tentativo – disperato? Mmm, diamo tempo al tempo – di risvegliare il dinosauro caduto e dare nuova vita a un mogul che sembrava accartocciato su sé stesso. Soluzione che ci trova ovviamente raggianti, e che dà i suoi primi frutti già con Bolt. Al di là del valore intrinseco della pellicola, di grande impatto ma forse in minima parte diseguale (la parte centrale ci sembra che soffra di una certa rapidità, quasi che gli autori volessero accelerare troppo i tempi per approdare al finale risolutore), a sbalordire è la notevole vitalità della messa in scena. Sembrano davvero lontani i tempi dei film Disney pensati a uso e consumo di un pubblico di bambini che li dimenticherà un minuto dopo averli visti – errore questo nel quale continua a perseverare la Dreamworks, invece, come dimostra in pieno Madagascar 2: si prenda la lunga sequenza iniziale, per esempio, con il film nel film e Bolt immortale protagonista di una serie di inseguimenti d’antologia. Il rutilare dell’azione lascia letteralmente senza fiato lo spettatore, ma Howard e Williams dimostrano una personalità ancora più notevole quando decidono di staccarsi per un istante dalla scena principale per mostrarci il dettaglio di un bicchiere di plastica su un davanzale, che si rovescia in seguito all’effetto domino provocato da una grande esplosione. Sintomi di un cinema attento al dettaglio, verbo da sempre diffuso dai film Pixar,  e che evita il facile gioco dell’apparentamento cinefilo per riuscire a portare avanti un mood coerente: al di là di un brevissimo rimando audio a Finding Nemo (anche difficile da cogliere), e di un geniale riferimento a Piccolo grande uomo da parte di Rhino, non c’è traccia di citazione in Bolt. Che al contrario regala sprazzi di grandissimo cinema, come la splendida sequenza della richiesta di cibo al camping o la scoperta che il cagnolino fa del proprio sangue.

Era tempo che aspettavamo di poter elogiare un film Disney con piena convinzione, e ipotizzavamo che questo potesse accadere solo grazie a un radicale intervento esterno: John Lasseter è, dopotutto, una garanzia, probabilmente l’unica dell’animazione da major statunitense. Vedremo se la Disney continuerà ad assomigliare sempre più alla casa della lampada da studio, e ne sapremo di più già l’anno prossimo, quando vedrà la luce The Princess and the Frog, nuova creatura di Ron Clements e John Musker. Per adesso si aprano i festeggiamenti: bentornata, Disney!

Info
Il sito italiano di Bolt – Un eroe a quattro zampe.
Il trailer italiano di Bolt – Un eroe a quattro zampe.
Bolt – Un eroe a quattro zampe sul canale youtube di DisneyItalia.
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