Sopravvissuto – The Martian

Sopravvissuto – The Martian

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Muovendosi tra materie scientifiche e umanistiche, Ridley Scott con Sopravvissuto – The Martian ci propone la sua nuova versione del mito della frontiera, rielaborando gli abituali codici della fantascienza con solido mestiere e qualche guizzo di originalità.

Ciuffi di isotopi in mano

Nel corso di una missione su Marte, in seguito ad una violenta tempesta di meteoriti, l’astronauta Mark Watney è considerato morto e abbandonato in loco dal suo equipaggio. Ma Watney è sopravvissuto e si ritrova ora da solo su un pianeta ostile. Dovrà attingere alla sua ingegnosità e al suo spirito di sopravvivenza, se vuole trovare il modo di comunicare a Terra che è vivo. A milioni di miglia di distanza, la NASA e un team di scienziati internazionali lavorano instancabilmente per riportare “il marziano” casa, mentre i suoi compagni intraprendono un’audace, se non impossibile missione di salvataggio. [sinossi]
Ciuffi d’isotopi in mano
Passeggio tra le particelle dei miei atomi
Nuclei pulsari, neutroni e quasari
Il mondo è piccolo, il mondo è grande
E avrei bisogno di tonnellate d’idrogeno.
Franco Battiato – Clamori

A scuola, in tutte le classi, quello del secchione è un ruolo che non resta mai scoperto. C’è sempre infatti qualcuno particolarmente dotato nelle materie scientifiche, solerte negli studi e magari vagamente mellifluo con i professori, appassionato di fumetti o di saghe fantasy, e se poi è fornito anche di occhiali di ordinanza, non resta molto altro da chiedergli: la parte è sua. Nel caso di Sopravvissuto – The Martian, nuovo film di Ridley Scott, spetta al versatile Matt Damon indossare i panni di un vero e proprio nerd muscolare, un “primo della classe” pronto a usare le sue conoscenze di chimica, fisica e biologia per adempiere all’ardua missione di sopravvivere sul pianeta rosso, magari piantandovi il pionieristico picchetto del suo campo di patate. Mark Watney, questo il nome del personaggio incarnato da Damon, è infatti il botanico di un’equipe di astronauti della Nasa, creduto morto e dunque abbandonato su Marte dal capitano Lewis (Jessica Chastain) e dalla squadra. La prossima missione sull’inospitale pianeta è prevista non prima di quattro anni e le scorte di cibo nella base, anche se razionate, non possono bastare. Ma oltre a celebrare la sua dipartita, da terra i colleghi della Nasa tengono d’occhio il territorio marziano e non tardano molto ad accorgersi che qualcuno (Mark) sta spostando veicoli e oggetti. Non resta che trovare un modo per comunicare con lui e, magari, provare a salvarlo.

Impossibile non pensare a questo Sopravvissuto – The Martian come a una sorta di spin-off di Interstellar: il ruolo del superstite è infatti qui lo stesso che Damon incarnava nella pellicola di Nolan, anche se con risvolti meno diabolici e inquietanti. Anche la presenza di Jessica Chastain spinge naturalmente nella stessa direzione, ma il nuovo film di Ridley Scott – benintenzionato a risollevarsi da una filmografia recente non proprio entusiasmante (Prometheus, The Counselor, Exodus) -, sembra dirigersi verso altre direzioni, meno filosofiche e più pragmaticamente geopolitiche. Quel “riportiamolo a casa” che troneggia dalle locandine del film non lascia infatti molti dubbi: il “soldato” Mark va salvato e rimpatriato, costi quel che costi. Sopravvissuto – The Martian è dunque soprattutto un film su una questione militare, che vive e si sviluppa all’interno della dialettica tra l’uomo e la tecnologia, tra il cameratismo e l’etica dell’esercito. E ci parla, naturalmente, di una realtà contingente, ovvero di quei (tanti) soldati statunitensi impegnati nelle missioni all’estero per i quali – e in tal senso il film punta a rassicurarci – nulla sarà lasciato intentato, pur di restituirli alle loro famiglie.

E il riferimento alla realtà non deve stupire poi tanto, d’altronde in questo film di fanta-scienza di fantastico c’è principalmente l’assunto (un uomo abbandonato su Marte), tutto il resto è scienza. Anzi, bisogna dire che Sopravvissuto – The Martian è affetto da un nozionismo scientifico piuttosto saccente, quasi morboso, al punto che per buona parte della pellicola pare di assistere a una pubblicità progresso indirizzata a pargoli in età scolare, continuamente avvisati da Matt Damon sull’utilità di una formazione scientifica. Calcoli per razionare il cibo, leggi della termodinamica e creazione molecolare dell’acqua a partire da idrogeno e ossigeno vengono però opportunamente stemperati da momenti di comicità più terra-terra, degni di un cinepanettone nostrano (il turpiloquio a Hollywood fa ancora scandalo), i crocefissi sono poi oggetto di una garbata blasfemia, la disco music e in particolare “Hot Stuff” di Donna Summer ci ribadisce quanto ganza sia la scienza, proprio mentre il generatore di isotopi si esibisce in un nobile cameo.

Anche se il saccente monologare di Matt Damon si fa a tratti sfibrante e la carenza di sequenze action si fa sentire (a parte lo splendido incipit, con il suo ottimo utilizzo del 3D, e la conclusiva sequenza della missione nello spazio, non c’è molta azione nel film), lo script firmato da Drew Goddard ha ancora parecchie frecce nel suo arco da scoccare. Ecco allora che dalle materie scientifiche si passa (deve essere suonata la campanella, come a scuola) a quelle umanistiche e al centro della scena appare il linguaggio, nelle sue possibili decodificazioni interstellari.
Regista di un unico titolo, il sorprendente e geniale Quella casa nel bosco, nonché sceneggiatore di World War Z e Cloverfield, Goddard – basandosi sull’omonimo romanzo di Andy Weir – sviluppa la sceneggiatura di Sopravvissuto – The Martian con grande intelligenza, alternando le sequenze nello spazio con quelle nelle stanze dei bottoni della Nasa, poi allargando la comunicazione anche alla navicella con i cinque superstiti in fase di rientro. Dal monologo si passa dunque al chattare a due (tra Damon e la Nasa e, in seguito, con l’equipaggio in viaggio), e poi alla comunicazione globale, con un interessante affondo sull’immagine dell’Agenzia Aerospaziale nei tempi dei social network, ben problematizzato, tra l’altro, nel ruolo dell’ufficio stampa, incarnato da Kristen Wiig.
Si procede infine con innesti e trovate prelevate dal blockbuster anni ’90, genere con il quale in tutta evidenza Goddard è cresciuto: la tecnologia viene infatti messa da parte per un più coriaceo umanesimo, mentre a salvare la situazione, come nei classici del genere (uno su tutti: Jurassic Park), è l’outsider, giovane, apparentemente sprovveduto e intento a fare calcoli notturni con i polpastrelli ancora intrisi di cheese burger o altro junk food di ordinanza. Se però il deus ex machina appare piuttosto accessorio e tutto sommato sostituibile con qualsiasi altra figura attanziale a disposizione della fantasia dello sceneggiatore, è proprio il discorso sul corpo, sull’uomo e la sua coltura delle patate a rivelarsi qui particolarmente interessante. Non solo per risolvere la faccenda è dunque necessaria una progressiva spoliazione tecnologica della navicella, che deve perdere reattori, alettoni, strumenti di comando, fino a ridursi, di fatto, nel solo corpo umano lanciato nello spazio, ma l’individuo nel film di Scott è di fatto un superuomo armato di poteri fitologici: la nuova frontiera del pioniere del vecchio west.
Nulla di nuovo, certo. Ma dopo tutto, mettendo da parte le spiegazioni scientifiche che qui non ci competono, in fondo se diamo retta all’etimologia il film di Scott funziona proprio come un ri-generatore di isotopi (iso – topos = stesso posto) preleva elementi preesistenti, li cambia un po’ di valore e li posiziona per bene. Magari non è arte e non salva la vita a nessuno, ma con i calcoli giusti può sempre funzionare.

Info
Il sito ufficiale di Sopravvissuto – The Martian.
La pagina facebook di Sopravvissuto – The Martian.
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