Mazinga Z Infinity

Mazinga Z Infinity

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Affidato all’esperto Junji Shimizu, Mazinga Z Infinity arriva da lontano, da una politica produttiva che la Toei porta avanti da sempre, o quasi. Lo sconclusionato film di Shimizu è figlio, se non nipote, di tutti quei mediometraggi e lungometraggi che tagliavano e cucivano per il grande schermo le fluviali serie destinate alla scatola magica. Presentato in anteprima alla Festa di Roma, Mazinga Z Infinity è uscito nelle sale italiane, sospinto da un notevole battage pubblicitario.

Mazinga e le sette sfere del drago

Il giovane Koji Kabuto è diventato uno scienziato e Mazinga Z riposa in un museo. Un giorno vengono scoperte delle gigantesche e misteriose rovine all’interno del Monte Fuji chiamate Infinity, opera del Dottor Inferno e delle sue forze malvagie. A causa dell’enorme potere distruttivo dell’Infinity, l’umanità rischia l’estinzione. Koji è quindi costretto, dopo dieci anni, a riprendere i comandi di Mazinga Z e ad affrontare ancora una volta il dilemma della sua vita. Diventare Dio o Demone. Oggi più che mai il futuro dell’umanità è nelle sue mani… [sinossi]

Rimessa a lucido l’animazione con un bel po’ di computer grafica e adattato il character design agli attuali gusti del pubblico, l’operazione nostalgia Mazinga Z Infinity funziona per una manciata di minuti. Giusto il tempo della vibrante sigla iniziale e della sarabanda di mostri storici gettati subito nella mischia. Tutto godibilissimo sulla carta, un tuffo nel passato, con i ricordi e le numerose suggestioni che si intrecciano: la portata rivoluzionaria delle creature robotiche di Nagai e l’invasione delle serie nipponiche negli anni Settanta/Ottanta; le città giapponesi rase al suolo ogni maledetto giorno sul piccolo schermo; i samurai d’acciaio giganteschi, unico baluardo contro il mostro invasore alieno; le armi pittoresche, le fanciulle combattenti, le stesse sequenze e le stesse dinamiche che si ripetono per risparmiare tavole, tempo e denaro. Insomma, animazione da combattimento.
Non si esaurisce a un primo sguardo la mitologia robotica nagaiana, con tutti quei rimandi alla Seconda guerra mondiale (Momotaro non basta più e i demoni hanno altre forme), all’olocausto nucleare, alla fusione tra carne e metallo. Passato e futuro, distruzione e (ri)costruzione, timori e speranze. Fantascienza e disegni di grana grossa, un immaginario assetato di gigantismo, un crescendo di invenzioni ed esagerazioni. Un universo narrativo che si espande: Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Goldrake, ma anche Getter Robot e Jeeg robot d’acciaio, e poi una fiumana di manga e serie televisive, OAV, pellicole.

Affidato all’esperto Junji Shimizu, regista che ha firmato numerosi lungometraggi legati a serie televisive di successo (come One Piece: Il miracolo dei ciliegi in fiore), Mazinga Z Infinity arriva da lontano, da una politica produttiva che la Toei porta avanti da sempre, o quasi. Lo sconclusionato film di Shimizu è figlio, se non nipote, di tutti quei mediometraggi e lungometraggi che tagliavano e cucivano per il grande schermo (per l’home video o qualche special TV) le fluviali serie destinate alla scatola magica. Un ciclo continuo che si alimentava e cannibalizzava vicendevolmente, a volte con risultati modesti, a volte con risultati ammirevoli. Innumerevoli gli esempi, dai pittoreschi crossover nagaiani degli anni Settanta (Mazinga Z contro Devilman, Mazinga Z contro il Generale Nero, Il Grande Mazinga contro Getta Robot) ad alcune perle della cosmologia matsumotiana come Addio Galaxy Express 999 – Capolinea Andromeda. La storia è lunga e prosegue fino a oggi, allargandosi a macchia d’olio con nuove (One Piece, Naruto, Dragon Ball) e vecchie (Harlock, Doraemon) galline dalle uova d’oro.

Come spesso capita, il problema non è lo sfruttamento commerciale ma l’idea. Una base narrativa solida, coerente, capace di proseguire o rinnovare un discorso, una poetica, una storia. Mazinga Z Infinity è una gallina dalle uova d’oro senza idee (anzi, con idee prese in prestito persino da Dragon Ball, per uno dei finali più abusati e improbabili dell’intera produzione Toei). Il resto è una storia raffazzonata, confusa, inutilmente aggrovigliata, parlata, zeppa di personaggi dai destini improbabili. Ci restano, come detto, la nostalgica adrenalina della sigla iniziale e l’impatto visivo degli storici nemici del robottone, una parata di vecchie glorie che si rivela ben presto un triste album di figurine. Garada K7, Doublas M2, Gromazen R9, Chigul E7, Deviral X1, Dam Dam L2 e tutti gli altri. Amici cari, meritavate miglior sorte.

Info
Il trailer italiano di Mazinga Z Infinity.
La scheda di Mazinga Z Infinity sul sito della Lucky Red.
La pagina facebook di Mazinga Z Infinity.
Il sito giapponese di Mazinga Z Infinity.
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