Il premio

A cinque anni di distanza da Razzabastarda Alessandro Gassmann (la seconda n è un recupero del vero cognome paterno) torna alla regia con Il premio, una commedia che si piazza a metà strada tra Il posto delle fragole e Al lupo al lupo, senza sapere davvero dove andare… In scena, oltre al regista, Gigi Proietti, Anna Foglietta e Rocco Papaleo.

In viaggio con papà (e sorella)

Il terrore dell’aereo e la prospettiva di un volo cadenzato da scossoni e turbolenze, convincono Giovanni Passamonte incensato scrittore di fama internazionale, a intraprendere un lungo viaggio in auto fino in Svezia. Destinazione: Stoccolma, Sala dei concerti, per la cerimonia di consegna dei premi Nobel. Insignito dell’ambito Premio per la letteratura, Passamonte convince il fidato assistente Rinaldo a raggiungere la penisola scandinava prendendo l’autostrada. I due si ritrovano inaspettatamente a condividere l’abitacolo con i figli del vecchio scrittore, entrambi in cerca di una svolta: Oreste ex olimpionico e proprietario di una palestra in fallimento, e Lucrezia blogger nevrotica e inconcludente. Ogni tappa del viaggio diventa pretesto per guardare ad antiche dinamiche familiari, mettere in discussione le proprie certezze e conoscersi veramente… [sinossi]

Se pensavate che fosse impossibile trovare il punto d’incontro tra il cinema di Ingmar Bergman e quello di Carlo Verdone, Il premio vi smentirà. Battute a parte, il secondo lungometraggio diretto da Alessandro Gassmann (la seconda N è un recupero del vero cognome paterno) a cinque anni di distanza da Razzabastarda appare con una certa evidenza lo schizofrenico amplesso tra Il posto delle fragole e Al lupo al lupo: del capolavoro bergmaniano riprende in modo netto la trama, con tanto di riferimento perfino a Stoccolma, città di partenza dell’anziano professor borg nel 1957 e d’arrivo per il romanziere Passamonte che nella capitale svedese ritirerà il Nobel alla letteratura, e dell’agrodolce film di Verdone segue il tema del road movie alla ricerca di un rapporto – lì fantasmatico, qui fisico fin dalle prime battute – tra figli e genitori.
Questa bizzarra altalena tra il cinema d’autore europeo e la commedia italiana fa sì che Il premio si muova con un passo completamente sbilenco, da un lato rincorrendo raffinatezze e vezzi di un’epoca passata, forse anche in memoria di un padre, Vittorio, che è qui ectoplasma avvertibile in ogni sequenza, e dall’altro scivolando con una certa facilità nella battuta sempliciotta, nella risata immediata e ancor più rapidamente dimenticata.

Alessandro Gassmann non è un regista particolarmente attento ai dettagli, e non pone quasi mai un freno ai suoi protagonisti in scena (lui stesso, per di più, si presenta anche nelle vesti di attore), e così Il premio viene ben presto fagocitato dalla verve dei vari Rocco Papaleo, sempre più stanco nella reiterazione del medesimo schema interpretativo, Anna Foglietta e ovviamente Gigi Proietti che nonostante una smodata voglia di esagerare davanti alla macchina da presa resta anche il principale motivo di interesse di una commedia che per il resto non sembra avere un granché da dire. Il rapporto padre-figlio, con quest’ultimo in evidente sudditanza rispetto a un genitore famoso e celebrato (chissà quante stille d’autobiografia sono state riversate sulla pagina scritta), è tratteggiato con una vaga parvenza di psicologia, pronta però a farsi da parte di fronte alle esigenze di una gag: la discrasia tra le intenzioni iniziali di Gassmann e il lavoro in fase di sceneggiatura portato a termine anche grazie all’apporto di Massimiliano Bruno sembra evidente. Non che questo rappresenti necessariamente alcunché di negativo, ma Il premio arranca ben presto, imprigionato in una veste da road-movie che non sa mai uscire dalla via maestra, e procede di tappa in tappa senza che nulla di estraneo alla prassi si verifichi sullo schermo. Non si esagera nell’affermare che ogni passaggio, ogni singola svolta narrativa, sia anticipabile con una certa facilità; quel che rimane, come già accennato, è solo la professionalità di parte del cast.

Stanca propaggine di una produzione di commedie che si sta facendo sempre più affannosa e affannata (e il prossimo arrivo in sala dei tre cinepanettoni, l’insostenibile Natale da chef di Neri Parenti, l’antologico Super vacanze di Natale e quel Poveri ma ricchissimi del detronizzato Fausto Brizzi, non fa che confermare lo stato di totale paralisi dell’intrattenimento popolare nostrano), Il premio è un’opera che non mancherebbe di ambizione, se solo Gassmann si dimostrasse in grado di rinunciare a tutte le scorciatoie per accaparrarsi il presunto consenso del pubblico. Così non è, e se la vettura di Bergman è sempre rimasta un puntino lontano all’orizzonte, distacco ben superiore a quello che divide l’Italia dalla Svezia, anche Verdone vince sulla distanza, perché il dolore sincero e la melanconia che sprigionava Al lupo al lupo qui è completamente assente, sostituito da un birignao che non sopravvive alla visione in sala.

Info
Il trailer de Il premio.
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