The Breadwinner

The Breadwinner

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Prodotto dalla volitiva Angelina Jolie e passato nel Bel Paese alla Festa di Roma, The Breadwinner ci ricorda per più di un motivo The Prophet, lungometraggio che raggruppava stili e talenti in un contenitore dai contorni smaccatamente didascalici. Non manca il plus valore socio-politico, lo spazio concesso all’arte di Nora Twomey regala preziosi cromatismi e suggestioni grafiche, ma il risultato complessivo è sostanzialmente freddo, impersonale e meccanico.

I buoni propositi

La storia di Paryana, undici anni, che cresce sotto il governo del Taliban, nell’Afghanistan del 2001. Quando il padre viene ingiustamente arrestato, Paryana si traveste da ragazzo per aiutare la famiglia. Con intrepida perseveranza, si dà forza grazie alle storie raccontate dal padre, fino a rischiare la propria vita pur di scoprire se è ancora vivo… [sinossi]

Ha i gomiti ben appuntiti The Breadwinner, pronto a dar battaglia per arrivare fino alla cinquina degli Oscar a marzo. Un compito non facile. Non tanto per l’elevato numero di pellicole presenti al via (ventisei a novembre, dal predestinato Coco all’impresentabile Emoji, passando per gli splendidi outsider La jeune fille sans mains, Ethel & Ernest e In questo angolo di mondo), ma per alcune corazzate inaffondabili e per il ristretto spazio destinato ai titoli fuori dal giro mainstream a stelle e strisce. Spazio che a volte non è ristretto, ma insistente. Insomma, ci sarà da sgomitare in tanti per un posto, al massimo due [1].
Prodotto dalla volitiva Angelina Jolie e passato nel Bel Paese alla Festa di Roma, The Breadwinner ci ricorda per più di un motivo The Prophet, lungometraggio che raggruppava stili e talenti in un contenitore dai contorni smaccatamente didascalici. La cornice affidata a Roger Allers strideva non poco nel confronto con la ricchezza visiva, narrativa e la personalità di alcuni frammenti, in primis quelli firmati da Tomm Moore, Michal Socha, Bill Plympton, Nina Paley e Joan Gratz.
The Breadwinner è un’operazione simile, se non identica: la Jolie sostituisce nel ruolo di produttrice esecutiva l’altra paladina Salma Hayek e la talentuosa Nora Twomey assicura vivacità cromatica e grafica e una sorta di continuità con le animazioni di Tomm Moore (che figura tra i produttori). Vale la pena ricordare che Moore e Twomey sono gli autori della splendido The Secret of Kells (2009) e che la Twomey ha contribuito anche al successivo gioiello La canzone del mare.

Rispetto a The Prophet, la cornice narrativa acquista spessore, è maggiormente strutturata e significativa, mentre la controparte fantasy è volutamente episodica, effetto che vorrebbe ricalcare il precedente progetto, ma che finisce per rendere troppo meccanica e prevedibile l’alternanza tra la realtà e la sua metaforica rappresentazione. Anche sul piano grafico, inevitabilmente, il confronto non giova: nonostante il buon lavoro della Twomey e le scelte meno stucchevoli per l’animazione e il character design della cornice narrativa, manca la pluralità di stili e di scelte cromatiche di The Prophet. Apprezzabile per l’impegno, per gli intenti didascalici, per l’idea di veicolare un messaggio politico ma anche tecniche d’animazione che siano alternative al mainstream, The Breadwinner resta un progetto dal corto respiro, pensato e voluto a tavolino, distantissimo dalla libertà creativa (e anche narrativa!) di The Secret of Kells e La canzone del mare – e, molto probabilmente, della prossima fatica di Moore Wolfwalkers.
L’impegno della Jolie, visceralmente legata a questa sorta di cinema umanitario (si vedano il disastroso Nella terra del sangue e del miele e il recente Per primo hanno ucciso mio padre), ha già trovato più di una cassa di risonanza tra premi, riconoscimenti ed entusiastiche recensioni; il volto della piccola Paryana buca lo schermo e riecheggia il celeberrimo ritratto fotografico della ragazza afghana realizzato nel 1984 dal fotografo di National Geographic Steve McCurry; il talento della Twomey merita tutta la visibilità possibile. Però l’animazione, come il cinema politico e civile, può e deve essere altro. Per prima cosa, più libero e non frenato o addirittura soffocato dai buoni propositi.

Note
1. La lista dei 26 film d’animazione in corsa per l’Oscar: Coco di Lee Unkrich e Adrian Molina, Cars 3 di Brian Fee, Cattivissimo Me 3 di Kyle Balda e Pierre Coffin, Lego Batman – Il Film di Chris McKay, Lego Ninjago – Il film di Charlie Bean, Il toro Ferdinando di Carlos Saldanha, Capitan Mutanda – Il Film di David Soren, Baby Boss di Tom McGrath, I Puffi – Viaggio nella foresta segreta di Kelly Asbury, Emoji: Accendi le emozioni di Anthony Leondis, Loving Vincent di Dorota Kobiela e Hugh Welchman, La jeune fille sans mains di Sébastien Laudenbach, Ethel & Ernest di Roger Mainwood, The Breadwinner di Nora Twomey, Le Grand Méchant Renard et autres contes di Benjamin Renner e Patrick Imbert, Psiconautas, los niños olvidados di Pedro Rivero e Alberto Vázquez, Gatta Cenerentola di Ivan Cappiello, Dario Sansone, Marino Guarnieri e Alessandro Rak, Window Horses di Ann Marie Fleming, My Entire High School Sinking into the Sea di Dash Shaw, Moomins and the Winter Wonderland di Jakub Wronski e Ira Carpelan, Gli eroi del Natale di Timothy Reckart, In questo angolo di mondo di Sunao Katabuchi, La forma della voce di Naoko Yamada, Mary and the Witch’s Flower di Hiromasa Yonebayashi, Napping Princess: The Story of the Unknown Me di Kenji Kamiyama e Sword Art Online The Movie: Ordinal Scale di Tomohiko Ito.
Info
Il trailer originale di The Breadwinner.
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