Human, Space, Time and Human

Human, Space, Time and Human

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Presentato nella sezione Panorama della Berlinale il ventitreesimo film di Kim Ki-duk, Human, Space, Time and Human, ennesima conferma dell’involuzione, ormai da tempo, del cineasta sudcoreano. Ambiziosa storia allegorica sull’umanità, e sulla sua tendenza a scivolare verso il Male, scade in grossolanità e semplicismi disarmanti. Kim Ki-duk è ormai alla frutta, anzi alla verdura, come quella del film.

Dal letame nascono i fior

Una crociera su una vecchia nave da guerra si trasforma in un incubo, tra i passeggeri scoppia la violenza e tutto degenera in anarchia. E la nave comincia improvvisamente a navigare nel cielo… [sinossi]

Affrontare di petto i principi filosofici che presiedono l’umanità, guardare in faccia al male, e usare le chiavi cardine del pensiero orientale e occidentale, la ciclicità dell’universo da un lato, il peccato, il fardello dell’uomo dall’altro. È la doppia direttrice che Kim Ki-duk porta avanti dalla sua epoca d’oro, da opere come Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera, La samaritana o, più recentemente, Pietà. Ci torna ancora con questo ultimo Human, Space, Time and Human, il suo ventitreesimo film, presentato a Panorama alla Berlinale. Ormai non è un mistero che la sua vena creativa sia in parabola decadente, dopo l’incidente e dopo Arirang. E ne è conferma Human, Space, Time and Human che già dal titolo richiama lo stesso concetto di ciclicità buddhista come Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera. Si tratta però ormai di un Bignami della poetica di Kim Ki-duk, governato da faciloneria e semplicismo disarmanti, che raggiunge l’apice nell’aver dato ai suoi personaggi i nomi di Adamo ed Eva. Tutto ormai nel suo cinema è scoperto e didascalico, governato da scene a effetto che fanno rimpiangere la potenza, ma anche la cripticità, delle sue immagini dei tempi che furono, sospese tra il sublime e il cinema della crudeltà.

Una nave da guerra della Seconda Guerra Mondiale viene rimessa a nuovo e adibita a crociera, parte per il suo viaggio inaugurale carica di turisti. Tra le possibili destinazioni da incubo, il Titanic o l’Achille Lauro, l’imbarcazione si trasformerà in vascello volante, fluttuando tra le nuvole. È ovviamente la nave dell’umanità, destinata ad affondare anche se non inabissandosi. Due turisti giapponesi riconoscono un potente uomo politico sul ponte, tra le fila di cannoni navali. Una gang di teppisti si offre a quest’ultimo per fornirgli protezione e ottenere il ruolo di corpo paramilitare per fare il bello e il brutto tempo a bordo. L’uomo politico accetta, senza particolare entusiasmo, valutando di poter trarne un tornaconto. Che sia un riferimento all’imperatore giapponese Hirohito e alla deriva militarista, fascista e imperialista del Giappone ante-guerra, che ha travolto anche la Corea? Si crea così una dittatura, con tanto di emanazione della legge marziale, nella coesistenza con il capitano, il popolo, ovvero l’equipaggio della nave, è vessato, avvengono pestaggi, stupri, omicidi. Si genera un’élite al potere che fa la bella vita, organizza pranzi luculliani e ai poveri passeggeri esclusi dal benessere e dalla ricchezza, nemmeno le brioche di Maria Antonietta. E nasce così la lotta per la sopravvivenza, per accaparrarsi le risorse alimentari residue e non illimitate nella nave. Predominano gli impulsi primari fisiologici, il sesso, il cibarsi.

La soluzione è nella ciclicità, nei cerchi chiusi della natura per fare fronte alla limitatezza delle risorse. Quella ciclicità che la nostra società consumista da supermercato ha dimenticato. E ne è depositario un vecchio silente, che raccoglie i semi dagli ortaggi residui, li semina nei corpi dei vari cadaveri, da cui recupera anche la carne per alimentazione. Un vecchio che è depositario dell’antica sapienza, l’unico a non essere stupito quando la nave galleggia tra le nuvole. La rigenerazione dell’umanità, la rinascita o la nascita di una nuova umanità, avviene così con il nutrimento anche cannibalico, poco importa se è raccapricciante, si tratta di riutilizzare proteine; con la germoliazione, la crescita, la semina, il riciclo, la carne che si fa humus, la fertilità tanto di piante e animali, come le galline che saggiamente non devono essere subito mangiate ma tenute in vita per ottenere uova, e del genere umano, rappresentato da Eva partoriente, che darà vita a nuovi Caino e Abele. E ancora il regista, di educazione protestante, abbina elementi della iconografia cristiana, alla ciclicità orientale, come nel percorso di espiazione del monaco con il pesante fardello-crocifisso di Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera. Human, Space, Time and Human abbonda di riferimenti biblici, l’Arca, l’Eden, il peccato originale.

Ben altra forza immaginifica aveva per esempio il pelo pubico della donna del finale de L’isola, che veniva fatto combaciare con la vegetazione dell’isola. Il potere visionario di Kim Ki-duk partorisce stavolta una nuova isola, un nuovo mondo galleggiante e fluttuante, il suggestivo vascello che si ricopre sempre più di vegetazione, una nuova Arca, una nuova Valley Forge, l’astronave di Silent Running. Resa con effetti digitali posticci e ormai il pallido ricordo di un regista arrivato alla frutta, anzi alla verdura.

Info
Il trailer di Human, Space, Time and Human.
Human, Space, Time and Human, una clip.
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