L’ospite
di Duccio Chiarini
Dopo il buon Short Skin, Duccio Chiarini compie un leggero passo indietro con il suo nuovo film, L’ospite, presentato al Torino Film Festival, e già selezionato al Festival di Locarno. Non mancano ironia, malinconia e preciso ritratto generazionale, ma è l’esilità della struttura narrativa a mostrare alla lunga la corda.
Credevo fosse amore invece era un malessere
Guido pensava di avere una vita tranquilla fino a quando un imprevisto non arriva a turbare la sua relazione con Chiara. Fa le valigie e va via di casa. Incapace di stare da solo, chiede ospitalità nelle case dei genitori e degli amici più cari trovandosi nell’insolito ruolo di testimone delle loro vite e dei loro grovigli amorosi… [sinossi]
C’è intanto una riflessione da fare intorno a L’ospite, secondo film di finzione di Duccio Chiarini (a quattro anni da Short Skin), presentato al Torino Film Festival e già passato in estate alla scorsa edizione del Festival di Locarno. E cioè che si è compiuto un pauroso slittamento del gusto, spettatoriale ma soprattutto produttivo/distributivo, nell’ambito del nostro cinema: vale a dire che il film di Chiarini andrebbe considerato come una commedia mainstream capace di raccontare e mettere in scena la generazione dei quarantenni, una generazione che si è trovata ad arrivare sulla scena o troppo tardi o troppo presto rispetto alla Storia. Ma, a eccezione proprio del Festival di Locarno che giustamente ha presentato questo titolo in Piazza Grande, L’ospite viene invece preso e trattato come un film di nicchia che – a quanto ci risulta – ancora non ha una data di uscita in sala e che per questo faticherà a trovare il suo pubblico, così come era già successo a Chiarini proprio con Short Skin. E qui viene voglia di allargare il discorso anche a Piuma di Roan Johnson, che tra l’altro figura anche tra gli sceneggiatori de L’ospite; Piuma era un’altra commedia potenzialmente di buon richiamo che qualche anno fa venne presentata a Venezia e fu oggetto di critiche e attacchi di ogni genere, proprio perché ci si aspettava di vedere un film diverso, un film autoriale, quale invece il lavoro di Roan Johnson non ambiva a essere.
Non è colpa degli autori, che cercano di fare i film che vogliono, quanto del sistema produttivo e distributivo, che per quel che riguarda la commedia continua a puntare su delle formule evidentemente superate (e Cosa fai a Capodanno? ne è un recente quanto doloroso esempio), oltre che palesemente messe da parte dal pubblico, invece di cercare strade diverse e di provare a rinnovare il genere immettendovi qualche – piccolo – elemento realistico. Perché, in fin dei conti, L’ospite – al di là dei difetti di struttura di cui soffre – coglie nel segno fotografando una crisi generazionale con certa esattezza.
Chiarini dimostra di avere un buon polso nel mettere in scena con realismo dialoghi e situazioni immaginando come suo protagonista tal Guido – il cui nome è tutt’altro che casuale nella sua amara ironia – il quale si ritrova a litigare con la sua compagna e finisce per trasferirsi ora dai suoi, ora da amici. L’odissea di Guido serve a squadernare un paesaggio emotivo in cui nessuna coppia è ovviamente felice, scatenando qualche timida protesta da parte sua – e, in questo, il personaggio si richiama chiaramente al Michele Apicella di Bianca. E, soprattutto, si tratta di un’odissea in cui si cerca di trovare una risposta alla domanda rimasta inevasa nel suo rapporto di coppia: un figlio lo vogliamo? Lo possiamo o lo dobbiamo fare?
Non è importante se poi la situazione venga o meno risolta, ciò che resta è per l’appunto il tema attorno a cui ruota l’esistenza di buona parte di questa generazione: da un lato il desiderio di sistemarsi per poter poi pensare alla prole, dall’altro la consapevolezza – e il terrore – che, a seguito di una serie di catastrofici cambiamenti sociali, la realizzazione esistenziale e lavorativa non arriverà mai.
L’incandescente nocciolo viene trattato da Chiarini con tatto, ironia e amarezza, cedendo solo di tanto in tanto alla tentazione di ‘romanzare’ un po’ troppo, come nel caso del personaggio donnaiolo amico del protagonista. Quel che però alla lunga non convince è l’eccessiva orizzontalità del racconto – cui si cerca di porre rimedio con una svolta, anche commovente, nella relazione dei genitori del protagonista – tanto da cadere nella rete di una tendenza alla ripetizione, a confermare pedissequamente l’assunto che ogni coppia, anche quella apparentemente più felice, finirà inevitabilmente per deludere il Nostro. Ed è un peccato, anche perché la risoluzione del percorso di Guido ha una sua precisa funzionalità nel porlo nella condizione di accettare ruoli, mansioni e impegni cui aveva cercato di sottrarsi fino a quel punto e dove l’incerta lettura di Foscolo da parte di una ragazza di origine africana ci immette perfettamente – e, per un momento, anche poeticamente – a contatto con le nuove sfide che siamo chiamati ad affrontare.
Molto simile per certi aspetti a Orecchie, film di Alessandro Aronadio che aveva tra l’altro gli stessi protagonisti di L’ospite (Daniele Parisi e Silvia D’Amico), il nuovo film di Chiarini dunque, da un lato punta in alto – raccontando una indecidibilità e una indecifrabilità generazionale -, dall’altro coglie perfettamente l’umore da dover far trasparire – una malinconica ironia -, dall’altro ancora però pecca di solidità. Ma, in ogni caso, dovrebbe essere questa la commedia da poter vedere in sala.
Info
La scheda di L’ospite sul sito del Torino Film Festival.
- Genere: commedia, sentimentale
- Titolo originale: L'osPite
- Paese/Anno: Francia, Italia, Svizzera | 2018
- Regia: Duccio Chiarini
- Sceneggiatura: Davide Lantieri, Duccio Chiarini, Marco Pettenello, Roan Johnson
- Fotografia: Baris Ozbicer
- Montaggio: Roberto Di Tanna
- Interpreti: Anna Bellato, Daniele Parisi, Silvia D'Amico, Thony
- Produzione: Cinédokké, House on Fire, Mood Film, Rai Cinema, RSI Radiotelevisione Svizzera, Wildside
- Distribuzione: Mood Film
- Durata: 96'
- Data di uscita: 22/08/2019





Torino 2018
Cosa fai a Capodanno?
Io c’è
Piuma
Orecchie
Short Skin