Nosferatu il vampiro

Nosferatu il vampiro

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Nosferatu il vampiro ha quasi cento anni. Un secolo che ha cercato di dissezionare il corpo non-morto del film di Murnau, tra letture politiche e analisi del linguaggio, metafore e cronache del “reale”. Un capolavoro senza tempo, che rilegge il tempo e lo spazio, e il senso del perturbante.

Massimo Spavento

Hutter è un giovane che lavora presso un’agenzia immobiliare in una cittadina tedesca. Quando arriva una richiesta dal Conte Orlok, che vive in Transilvania ed è alla ricerca di una casa in città, è Hutter a essere inviato al suo castello per concludere l’affare. Ma Orlok è in realtà Nosferatu, un vampiro… [sinossi]

Nosferatu il vampiro compirà il prossimo 4 marzo del 1922 cento anni. Nulla, ovviamente, rispetto all’eternità che ha a disposizione il vampiro. Il nosferatu, il νοσοφόρος, colui che porta con sé la malattia. La porta anche il conte Orlok, come è noto, con la peste nera, il ricordo ancestrale della distruzione dell’Europa, nel Dodicesimo Secolo. La grande morte, venne chiamata. Ed è una grande morte anche quella che colpisce chiunque si avvicini al succhiasangue, così com’è ferale l’Europa che ha da poco abbandonato le trincee della Prima Guerra Mondiale – anch’essa Grande, nella dicitura ufficiale – e si sta per gettare a capofitto nell’orrore del fascismo, prima, e del nazismo, poi. Compirà cento anni nel 1922 Nosferatu il vampiro, e chissà in quale scenario internazionale si potrà festeggiare questa ricorrenza: nella Germania socialdemocratica l’Alternative für Deutschland di Jörg Meuthen e Alexander Gauland ha quasi triplicato i voti in tre anni, e cerca di dare da destra lo scossone durante le prossime elezioni europee. Nei giorni in cui quasi nessuno si è ricordato, per lo meno in Italia, del centenario dell’uccisione di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht da parte dei Freikorps su mandato del ministro socialdemocratico Gustav Noske, e della fine degli spartachisti, ripensare al capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau equivale non solo a tornare con la mente a un passaggio fondamentale della storia del cinematografo, ma anche a ragionare sulla tirannide, sull’oppressione dell’uomo da parte di un potere che si finge umano ma è in realtà superiore, soverchiante, eterno. Non c’è neanche bisogno di specificare come dietro il volto del conte Orlok si celi, nell’immaginario collettivo, anche quello di Adolf Hitler, e al di là delle intenzioni o meno di Murnau, l’inizio degli anni Venti segna il momento di passaggio verso il tragico futuro della Germania e del mondo intero. Il 24 febbraio del 1920 il Partito Tedesco dei Lavoratori aggiunge alla sua denominazione il termine Nazionalsocialista. Il 28 luglio del 1921 Hitler ne diviene il Presidente, formando nello stesso anno le Sturmabteilung, le squadre d’assalto che diverranno tristemente note come Camicie Brune.

È interessante notare come alla già citata prima mondiale di Nosferatu il vampiro, che si tenne nel marzo del 1922 nella Marmorsaal, la sala del Giardino Zoologico di Berlino, agli invitati venne chiesto di partecipare indossando abiti biedermeier. L’estetica della Restaurazione, che finì nei giorni delle insurrezioni rivoluzionarie del 1848. Il Congresso di Vienna e la sua ideologia, i non-morti combattuti a colpi di luce dalla Primavera dei Popoli. Ellen Hutter si sacrifica per salvare il mondo dalla pestilenza/Orlok, e per farlo dissolvere al sole, in un’utopia che non fu possibile mettere in atto per il vero potere ancestrale, la dittatura di un sistema economico e politico che controllava l’Europa unita nella carne da macello appesa alle lance delle baionette. Non esiste una sola inquadratura pacificata, in Nosferatu il vampiro, né può esistere. Dopotutto lo chiarisce fin da subito il titolo originale della pellicola: chi entrerà in sala si troverà a tu per tu con “eine Symphonie des Grauens”, una “sinfonia dell’orrore”. Quale sublime paradosso, inserire nella medesima frase i termini sinfonia e orrore. Può l’accordo dei suoni produrre il Male, o almeno narrarlo? È nell’armonia che si cela il primo e più ferale dei suoi nemici mortali? Murnau, i cui primi film sono andati quasi tutti perduti (oltre a Nosferatu il vampiro si sono salvati Il cammino della notte, preservato da Henri Langlois in persona, e Il castello di Vogelod, entrambi del 1921), rimanderà nuovamente alla musica, e alle sue categorie, quando attraverserà l’oceano per lavorare a Hollywood: Aurora sarà infatti una “song of two humans”. La canzone dei due esseri umani che trova nella luce la liberazione dall’orrore è in qualche misura il contraltare ideale dell’orrore che non supera – nel sogno/incubo permesso dalla fantasmagoria del cinematografo – il buio della notte, ma si dissolve all’alba, quando il sole rinasce. Quell’utopia che è possibile solo grazie al meccanismo del cinema, all’effetto speciale, all’incantesimo di una nuova rivoluzione in atto (in Germania come nell’Unione Sovietica ancora rivoluzionaria e nella Francia dei manifesti e delle avanguardie) che cambierà la percezione del reale, e il suo stesso significato.

Non esistono inquadrature pacificate, in Nosferatu il vampiro. Neanche nel corteggiamento iniziale di Ellen da parte del giovane Hutter: c’è già lo spiare dalla finestra – che rimanda allo scrutare pre-finale di Orlok –, così come l’irruzione da dietro la porta chiusa. “Perché li hai distrutti, questi splendidi fiori?”, è l’unica frase che la ragazza offre all’amato quando lui le dona il mazzo che ha raccolto in un’inquadratura precedente. L’uomo uccide senza neanche rendersene conto, col sorriso sulle labbra, pensando di agire per il meglio. Non è come Orlok, ovviamente, ma raggiunge uno scopo non poi così dissimile. Ovviamente il Male entrerà passo dopo passo all’interno della pellicola, cingendo la gola della storia con canini sempre più affilati, dal viaggio di Hutter verso il castello del vampiro fino all’ingresso in scena di quest’ultimo. Come la pestilenza che il mostro porterà con sé nelle bare in cui dorme la notte (l’impossibilità di resistere alla luce del giorno è una delle prese di distanza dal Dracula narrato da Bram Stoker: inutile, perché noto ai più, tornare sui problemi legali che incontrò il film di Murnau con gli aventi diritto del romanzo), anche Nosferatu il vampiro marcisce di fronte agli occhi del suo pubblico, in un cupo digradare verso la follia e la paranoia che di nuovo solo l’effetto scenico può sovvertire, in quel svanire in scena del vampiro che è la rivendicazione del cinema come atto di guerra allo sterminio, alla prevaricazione, al dissanguamento dei giusti.
Murnau non ha più bisogno delle scenografie sghembe di Caligari per perturbare lo spettatore, perché la realtà è già andata oltre. Gli bastano gli esterni naturali del nord della Slovacchia, che imitano la Transilvania, e un senso del ritmo dell’inquadratura e del posizionamento della macchina da presa che segneranno in profondità l’immaginario orrorifico, andando di fatto a fungere da Costituzione ideale del genere, dettami dai quali non è possibile prendere le distanze. Nella temperie culturale dell’espressionismo Murnau trova un ruolo centrale, così come il suo Orlok, villain che concentra su di sé tutte le paure, ma anche i desideri, di un popolo sopravvissuto a un’immane pestilenza e pronto a tuffarsi in un’altra, persino peggiore. Dopotutto pochi anni dopo lo scriverà, con amara precisione, Antonio Gramsci: “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”. Orlok è vivo, al di là di quel che raccontano le fiabe cinematografiche. Non basterà un raggio di sole a dissolverlo.

Info
Nosferatu il vampiro su Youtube.
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