Innocent Blood – I vampiri al cinema

Innocent Blood – I vampiri al cinema

Un viaggio nell’oscurità: il mito del vampiro illuminato dalla luce della macchina da presa. Cento e più anni di succhiasangue sul grande schermo.

Un punto di partenza

 

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Una bara nascosta nei sotterranei di un castello: all’interno, immobile, il padrone di casa dorme durante le ore diurne. Iniziamo il nostro percorso fra i vampiri cinematografici con l’icona più immediatamente riconoscibile del mostro per eccellenza degli ultimi due secoli.
La sequenza che vi abbiamo mostrato in apertura, tratta dal Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau, è infatti l’incipit migliore per avventurarsi in un territorio vasto, in cui è possibile incontrare migliaia di titoli, tasselli di una filmografia pressoché sterminata (e non pensiate di reperire in queste pagine online una lista completa delle opere aventi protagonisti i signori della notte, perché il tentativo si trasformerebbe ben presto in un’impresa suicida). Ma, procedendo per gradi, il primo interrogativo al quale è necessario trovare una risposta adeguata è: perché il vampiro è diventato il mostro per eccellenza dell’immaginario orrorifico?

Dobbiamo dunque inoltrarci, prima di poter tornare a Murnau e al suo capolavoro, in un viaggio di conoscenza del fenomeno dei succhiasangue, iniziando proprio dal termine vampiro. I vampir difatti, di origine slava (come molti altri demoni della stessa risma: il territorio balcanico è una delle culle della tradizione vampiresca), sembrano abbiano preso il nome da uno strano connubio tra un lemma derivato dal lituano (wempti, bere) e un altro estrapolato dal dizionario turco (uber, demone). I paesi baltici, i balcani e l’Asia Minore: eccole le patrie del vampiro, almeno per quel che concerne la cultura europea – sul resto del panorama mondiale ci si soffermerà più avanti.
Da un punto di vista antropologico è pressoché impossibile cercare di regredire fino al momento dell’avvento, nella mitologia popolare, della figura di un demone in grado di succhiar via sangue e vita dal corpo degli esseri umani: seguendo le tracce lasciate da scritti, disegni, sculture e via discorrendo, ci si troverebbe a muoversi dalla Roma imperiale alla Grecia antica, fino ad arrivare in occidente a Babilonia e in oriente all’India. E già, perché nonostante una stratificazione sicuramente maggiore rispetto al resto del mondo, l’Europa non detiene l’esclusiva sulla stirpe dei vampiri; e così, mentre i babilonesi temevano il potere del terribile etimmé, allo stesso tempo nei reami indiani si raccontavano le malvagie gesta del rakshasa, creatura demoniaca che ghermiva le sue prede nel folto della foresta, e si nutriva del sangue delle vittime. Ma torniamo all’etimmé, a Babilonia, e alla cultura indoeuropea; non ci è dato molto sapere sulle abitudini di questo predatore di vite umane, e non sappiamo neanche in quale modo i babilonesi pensassero di potersi sottrarre al suo potere. Quel che è certo è che, dal poco che gli studiosi sono riusciti a scoprire, diventa impossibile non comprendere come la figura di un mostro notturno, attratto dal sangue, rappresenti un archetipo dell’umanità; in un certo qual modo si potrebbe interpretare la figura del vampiro (se si usa questo termine per identificare l’intera genia di mostri succhiatori di sangue, nonostante rischi di creare alcuni circuiti spazio-temporali, è perché oramai è entrato a far parte della stragrande maggioranza delle culture) come una sorta di doppelgänger dell’umanità. L’umano si scontra con il mostruoso, le abitudini quotidiane sono ribaltate (l’uomo domina il giorno, il vampiro la notte), la vita si specchia con la morte, il calore del sangue con la freddezza del trapasso. Inizia dunque a divenir chiaro come il vampiro abbia presto soppiantato, nelle tradizioni delle popolazioni di mezzo mondo, qualsiasi altro demone. Non è un caso, tra l’altro, che i signori della notte mantengano, tra i poteri che sono loro concessi, anche i tratti essenziali di alcuni dei loro “colleghi” più prestigiosi: possono trasformarsi in animali come i licantropi, volano come fanno stregoni e fattucchiere, pur non essendo vivi – per lo meno non nel senso che l’umanità dà a quella parola – scorrazzano tranquillamente per la terra come i morti viventi, la loro sola vista fa gelare il sangue nelle vene e può far morire come accade con i fantasmi. Insomma, se si stesse parlando di una compagine sportiva, potremmo tranquillamente affermare che quello dei vampiri è il team con l’organico più completo in circolazione. Facezie a parte, ciò che abbiamo segnalato poc’anzi contribuisce senza dubbio a spiegare per quale motivo il mito del vampir si sia diffuso con tanta rapidità, e soprattutto come sia riuscito a propagarsi a macchia d’olio su tutte le terre emerse del globo terrestre. Che il viaggio (notturno, se preferite) abbia inizio…

Parte Prima: Un giro del mondo
Parte Seconda: Dracula e i suoi figli
Parte Terza: L’appetito (sessuale) vien mordendo
Parte Quarta: Firmato col sangue
Parte Quinta: The Age of Vampires – I nostri anni
Parte Sesta: Bibliografia e Filmografia

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