Hotel Transylvania 2

Hotel Transylvania 2

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Indirizzato, come il suo predecessore, al pubblico più giovane, Hotel Transylvania 2 non aggiunge molto a quanto visto nel prototipo, presentando anzi uno script più sfilacciato e pretestuoso.

Vecchi, “mostruosi” dilemmi

Dopo la “benedizione” del loro amore da parte di papà Dracula, la vampira Mavis e l’umano Jonathan sono convolati a giuste nozze, coronando il loro rapporto con la nascita del piccolo Dennis. Ma, col nuovo arrivato, giungono nell’hotel anche nuovi problemi: Dennis sarà più umano o più vampiro? E quale potrà essere il posto migliore per crescerlo, la tetra Transilvania o l’assolata California? [sinossi]

Che al primo Hotel Transylvania, datato 2012, sarebbe stato dato un sequel, era in fondo un fatto prevedibile. L’umanizzazione, e la riproposizione in chiave comica, delle figure dei principali mostri del cinema horror, è una pratica che non inizia certo da oggi; e che, per di più, rappresenta una soluzione da sempre messa in atto dal cinema (e dall’animazione) per i più piccoli, allo scopo di sfruttare a loro uso, in modo innocuo, il potenziale di questi personaggi. E nel film targato Sony e diretto da Genndy Tartakovsky, in effetti, i mostri classici del fantastico (letterario e cinematografico) c’erano tutti: a partire dal Conte Dracula e dal mostro di Frankenstein, fino alla Mummia, al Licantropo e all’Uomo Invisibile (arrivando a figure collaterali quali il gobbo Quasimodo, e ad altre più moderne come lo zombie). Al di là di questa, in fondo apprezzabile, natura enciclopedica (e delle sempre presenti strizzate d’occhio al pubblico più adulto, quasi una costante nell’animazione moderna) il film di Tartakovsky non aveva in fondo molto da dire, proponendo la più classica delle love story “interrazziali” e declinandola in un soggetto chiaramente rivolto (per linguaggio e modalità di rappresentazione) al pubblico più giovane.

Caratteristiche, queste, che tornano tutte in questo sequel (sempre diretto dal regista di origini russe); inevitabilmente aggravate dal déjà vu che, sempre, si accompagna a un secondo episodio che scelga di adagiarsi sulla via tracciata dal prototipo. Ed è proprio questa la strada seguita da questo Hotel Transylvania 2, in modo fin troppo palese, fin dalle sue prime immagini: lì avevamo una classica love story adolescenziale (che tra l’altro occhieggiava anche, in parte, alla rivisitazione teen del genere fatta dai vari Twilight) con un’accennata e molto semplificata componente “generazionale”; qui, semplicemente, il sottotesto familiare si sposta alla generazione successiva, con la figlia del Conte, non più adolescente, che scopre gioie e angosce della maternità. Il solco è tracciato, e, arrivati ormai alla convivenza pacifica (spesso animata da rumorose feste a tema, e DJ set “mostruosi”) uomini e mostri si comportano esattamente come ci si aspetta. Non ritroviamo più nemmeno, in questo sequel (ed è inevitabile, data la conclusione del precedente) la molto superficiale componente “universalistica” e interraziale che animava il film precedente: le due specie convivono, e l’esempio del matrimonio misto di Mavis e Jonathan ha già fatto scuola; la paura dell’altro è superata, e nessuno teme più la mescolanza. Il politically correct domina incontrastato.

Mancante della componente di scoperta reciproca e sorpresa (con le inevitabili gags collegate) che aveva animato il primo film, la sceneggiatura scritta dal comico Robert Smigel si muove su un esile motivo di fondo (l’alternativa tra la crescita del piccolo Dennis, forse umano, forse vampiro, nell’hotel o nell’assolata California) e un ancor più esile trigger narrativo (il tentativo del Conte di far emergere la natura “mostruosa” del bambino, contro la volontà di sua madre). Il tutto sarà condito, ovviamente, dalle risapute gags innescate dal contatto delle creature con la tecnologia moderna (si sprecano qui selfie e chat, e fa capolino persino un social network dedicato), dal già visto motivo dell’annullamento del potenziale spaventoso dei mostri, tra parchi a tema e imitatori più realistici degli originali, e da una componente iconografica fedelmente riproposta, ma ulteriormente svuotata di significato rispetto al primo film. Il tutto, qui, è molto più sfilacciato ed episodico, tenuto insieme a fatica da una sceneggiatura obiettivamente meno organica e più pretestuosa di quella dell’originale: un’impennata di ritmo la si ha solo, tardivamente, nell’ultimo quarto d’ora, ad opera del mostruoso servo di Vlad (austero e tradizionalista padre del Conte) e dei suoi simili.

Che un sequel di Hotel Transylvania non potesse essere paragonabile a Nightmare Before Christmas o a La sposa cadavere (e neanche al pixariano Monsters & Co.) in fondo lo si sapeva; e che la natura dell’operazione, e il suo target, puntassero a una storia semplificata e lineare, di facile fruizione per i più piccoli, era pure cosa già nota. Ci si sorprende un po’, nondimeno, di come un sequel di un prototipo retto già, di suo, da un’idea di base molto esile, scelga di non introdurre alcun elemento di novità (o almeno di dinamicità) nella sua struttura narrativa; limitandosi a riproporre stancamente le formule dell’originale, e non preoccupandosi di costruire un nuovo intreccio che sia degno di tale nome. Ci si domanda, in fondo, quanto anche i più piccoli possano essere realmente divertiti da una vicenda così risaputa, specie quelli che avevano già visto (magari solo poco tempo fa) l’originale. Ma, riguardo a quest’ultimo quesito, non pretendiamo certo di avere facili risposte in tasca.

Info
Il trailer di Hotel Transylvania 2.
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