Fast & Furious – Hobbs & Shaw

Fast & Furious – Hobbs & Shaw

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Spin-off della longeva saga nata nel 2001, Fast & Furious – Hobbs & Shaw di David Leitch è una solida action comedy pensata per il grande pubblico e corroborata da dialoghi dallo humour sferzante.

Ritmo tribale

In seguito al loro primo scontro in Fast & Furious 7 del 2015, tra Hobbs, mastodontico veterano del dipartimento di polizia statunitense Diplomatic Security Service, e Shaw, emarginato fuorilegge ed ex agente scelto dell’esercito inglese, c’è sempre stato un forte scambio di provocazioni e scontri nel tentativo di farsi fuori a vicenda. Ma quando Brixton, un anarchico ciberneticamente e geneticamente potenziato, si trova in possesso di una minaccia biologica che potrebbe alterare il genere umano per sempre – ed ha la meglio contro una brillante ed impavida agente dell’MI6, nonché sorella di Shaw – i due acerrimi nemici dovranno unire le forze per annientare l’unico uomo che potrebbe dimostrarsi più duro di loro due. [sinossi]

Non in molti avrebbero scommesso sulla longevità di una saga come quella di Fast & Furious alla sua prima sortita nel 2001, ma lo sceneggiatore veterano Chris Morgan (suoi gli script da The Fast and the Furious: Tokyo Drift, in poi) si è dimostrato, con lo scorrere degli anni e dei capitoli del franchise (Fast 9 è in arrivo il prossimo anno) perfettamente in grado di tenerla in vita, a suon di reiterazioni e variazioni sul tema condite dalle opportune invenzioni del caso. In principio erano donne e motori, muscoli e carrozzerie cromate il quid di questa serie, pronta a deviare poi su fede e famiglia (di sangue o acquisita) per aggrapparsi sempre di più ai suoi personaggi, guidata dal deciso obiettivo di ristabilire la centralità dell’umano, muscoloso o meno che sia.

È proprio l’affermazione della superiorità dell’uomo, contrapposto alle derive eugenetiche di un villain potenziato e post-umano, il motore narrativo di Fast & Furious – Hobbs & Shaw, spin-off della saga che non prevede neanche un fugace cameo della sua star indiscussa Dom Toretto/Vin Diesel. Mentre il grimaldello utilizzato da Chris Morgan per sancire questo trionfo “umanista” è il ritmo, inteso anche come vera e propria danza, perché in fondo è questa la chiave di un buon cinema d’azione, oltre a costituire una prerogativa che nessun post-umano è in grado di decifrare e prevedere.

Diretto da David Leitch (Atomica bionda, Deadpool 2) Fast & Furious – Hobbs & Shaw ha per protagonisti due habitué della saga, ovvero l’agente di origini samoana Luke Hobbs (Dwayne Johnson, ovvero The Rock) e l’ex membro dell’esercito britannico Deckard Shaw (Jason Statham). La strana coppia, che si era già accapigliata in Fast & Furious 7 è ora costretta a fare squadra per recuperare un pericoloso virus con il quale il villain Brixton (Idris Elba), ex soldato potenziato e semi-mutante, minaccia di decimare l’umanità. Autodefinitosi il Superman nero, Brixton, un po’ come il Thanos marvelliano, in fondo pensa ingenuamente – e protervamente – di apportare delle migliorie al genere umano, potenziandone le capacità con la tecnologia eugenetica che gli è stata innestata e abbassando il tasso demografico. A complicare il tutto c’è poi un antico astio tra Shaw e Brixton, nonché il fatto che il virus venefico è ora nell’atletico corpo dell’agente dell’MI6 Hattie Shaw (Vanessa Kirby), il cui cognome non mente: la ragazza è proprio la sorella di Deckard. Per rendere innocua l’arma di distruzione di massa due sono le alternative: la combustione della fanciulla o l’estrazione del virus. Si propenderà, naturalmente, per quest’ultima. Anche perché, l’ammirazione dello statuario samoano per questa bionda spia dall’indubbio talento nel combattimento, sfocerà in uno sviluppo romance di questa storia, dove l’eroe muscolare preferito dai bambini (The Rock) si renderà dunque anche protagonista di un romantico bacio al tramonto. E questa storia d’amore riporta poi dritti proprio al primo episodio della saga, dove era il compianto Paul Walker a innamorarsi della sorella di Dom Toretto, cosa che indubbiamente oltre a ribadire la discendenza dal primigenio episodio della saga, suggerisce anche che questo spin-off ha tutte le intenzioni di proporsi come un nuovo inizio, foriero di chissà quanti sequel.

Dopo un reclutamento un po’ lento e tutto giocato, un po’ banalmente, su montaggio alternato e split screen, Hobbs/Johnson e Shaw/Statham si scatenano qui in un rocambolesco buddy movie, corroborato dal supporto fondamentale di linee di dialogo dallo humour sferzante, dove il battutismo da spogliatoio tutto virile la fa da padrone. Leitch non sembra troppo interessato agli inseguimenti veri e propri, un paio in tutto e poco vivaci, giocati su un alternarsi di inquadrature laterali coi bolidi che sfrecciano, dettagli meccanici e primi piani dei personaggi, mentre i corpo a corpo, grazie al talento di Statham e alla fisicità rocciosa di Johnson appaiono assai più gustosi e ben sviluppati, come esemplificato dal riuscito doppio ingresso dei due eroi nel covo del nemico, che li vede, separati da un vetro, sviluppare la loro elegante e ferale “danza” senza esclusione di colpi, e in sincrono.

Particolarmente brillante è poi la trovata dell'”effetto Mick Jagger” sul quale non riveleremo altro per non guastare la visione del film, ma che si fa metafora di un ritmo indiavolato e tutto incentrato sul corpo, l’unica arma in grado di sconfiggere qualsiasi macchina, o uomo-macchina che dir si voglia.

La famiglia torna a essere anche qui al centro della saga, e non solo rispecchiata nel legame di sangue tra i fratelli Shaw, ma anche, come d’abitudine, declinata nella necessità di fare squadra, perché uniti si vince. Senza dimenticare, certo, le proprie radici, per cui ecco sul versante britannico fare la sua ricomparsa anche mamma Shaw, incarnata da Helen Mirren, e dall’altro capo del mondo emergere la famiglia e, per estensione, la tribù samoana di Hobbs, con tanto di matriarca pronta al lancio della proverbiale ed educativa ciabatta in direzione della prole indisciplinata.

E proprio sulla suggestiva isola di Samoa si svolgerà lo scontro finale, dove i nativi si opporranno al potenziato Brixton e al suo esercito iper-accessoriato, armati soltanto di randelli manufatti e dei propri corpi statuari e tatuati.

Solido prodotto dedito all’entertainment più puro e sfrenato, Fast & Furious – Hobbs & Shaw magari non brilla sempre per trovate registiche ma ha parecchie, gustose invenzioni narrative e coreografiche in serbo. In questa spirale di eventi e trovate la distrazione, elemento centrale di ogni buona scena d’azione che si rispetti, gioca poi un ruolo fondamentale, e Mick Jagger, d’altronde, è da diverse decadi il suo più convinto, e convincente profeta.

Info
Il trailer di Fast & Furious – Hobbs & Shaw.

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