Joker
di Todd Phillips
Risuonano ancora nelle nostre orecchie note e parole di That’s Life, ripensiamo alle corse chapliniane, ci crogioliamo nelle rielaborazioni e negli omaggi al cinema degli anni Settanta, a Scorsese – Re per una notte, più di un inside joke(r). E poi la performance di Joaquin Phoenix, la costruzione del personaggio, che è poi il cuore pulsante del film, uno dei suoi piani di lettura. Presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, Joker è un libero prequel della trilogia nolaniana, è un parente non troppo alla lontana di Logan, è la nuova strada che Warner e DC hanno deciso di percorrere. Avanti così.
Don’t forget to smile
Clown di giorno, la notte aspira a essere comico di cabaret, ma si accorge di essere uno zimbello. Prigioniero di un’esistenza ciclica, tra apatia e crudeltà, Arthur prende una decisione sbagliata che innesca una reazione a catena di eventi, in questo crudo studio di personalità… [e.a.]
That’s life (that’s life) I tell ya, I can’t deny it
I thought of quitting, baby
But my heart just ain’t gonna buy it
And if I didn’t think it was worth one single try
I’d jump…
Frank Sinatra – That’s life
Arthur Fleck è Joker. Lo diventa pian piano – non così piano, in realtà, ma stiamo al gioco di una storia che attinge a piene mani dal multiverso dei comics e dei cinecomic, unendo tasselli narrativi in piena libertà. Fin qui, niente di nuovo. Però Arthur Fleck è anche Rupert Pupkin, e allora le cose si complicano.
L’aspetto forse più sorprendente di Joker di Todd Phillips è infatti la sua stratificazione, la capacità di essere omaggio e rielaborazione del cinema degli anni Settanta, in primis Scorsese e Re per una notte; di porsi come una sorta di libero prequel della trilogia nolaniana; di guardare finalmente in maniera costruttiva agli errori/orrori (da Suicide Squad in giù o su) della Warner e della DC; di proseguire lungo un sentiero che a suo modo Shazam! ha iniziato a tracciare, smettendola finalmente di inseguire i team-up della rivale Marvel per virare su stand-alone di qualità e personalità. In questo senso, Joker è Logan, sia nella sua declinazione autoriale, sia nel suo stretto legame con l’attore protagonista e il relativo e fertilissimo lavoro sul personaggio.
A braccetto con la performance di Joaquin Phoenix, la stratificazione è il plus valore di questa pellicola più Warner che DC – per i fan più accaniti, probabilmente, lo squilibrio tra le due anime non sarà un punto a favore. Joker è, nel senso più generosamente ampio del termine, un cinecomic che non prevede la presenza dell’eroe. È la genesi del villain, anche se lo spartiacque tra buono e cattivo è impalpabile ed è una delle chiavi di lettura del film e del personaggio. E del messaggio politico. Già, perché Joker vira verso letture politiche, abbraccia la lotta di classe, la cavalca e la modella sul suo protagonista. Un po’ villain, un po’ antieroe.
Joker è la parabola di una follia, è la genesi di un villain e di conseguenza del supereroe. I lidi teorici sono quelli di Shyamalan, della trilogia, soprattutto di Unbreakable e di Glass. Arthur Fleck è l’Uomo di Vetro, è l’uomo bersagliato dal destino, minato nel fisico e nella mente, sospinto verso una cattiveria che forse non gli appartiene. La sindrome pseudobulbare come l’osteogenesi imperfetta. E Batman come David Dunn, il Vigilante, l’altra parte dello spettro, entrambi venuti alla luce grazie alle disgrazie altrui – non può esistere supereroe senza cattivo, come non può esistere cattivo senza supereroe.
Arthur Fleck è Joker, ma potrebbe anche essere un pre-Joker, un ispiratore, o forse solo un diversivo narrativo. Una delle tante storie degli Elseworlds. In fin dei conti, ha poca importanza. Conta molto di più la derivazione estetica dalla trilogia nolaniana, la ricerca di una simile dimensione monumentale, di una comune gestione degli spazi scenici. La collocazione pre-nolaniana è una forma di distinguo, è una scelta di campo, forse l’unica modo per avvicinarsi a Phoenix, per convincerlo. Perché Joaquin Phoenix è Joker, è questo Joker: è suo il fisico, i limiti del suo fisico, le sue imperfezioni; è sua la strabiliante modulazione della voce. È sua l’anima, la sofferenza. Difficile rintracciare un legame così stretto tra attore e personaggio (la mente corre a The Wrestler, impossibile con un altro interprete), tra la costruzione del personaggio e la scrittura e la messa in scena del film.
All’interno degli spazi nolaniani si muovono personaggi scorsesiani, colti di sorpresa da una versione allucinata di Chaplin. Re per una notte, ma anche Taxi Driver. Le scarpe da pagliaccio, le corse del Joker e le parentesi slapstick non sono solo sagaci omaggi ma riescono a tratteggiare l’alienazione del personaggio, unendo tragico e comico, offrendoci contrastanti letture sui piani narrativi: Joker è Joker?
Al di là di qualche snodo narrativo fin troppo agile e della sua natura chiaramente derivativa, il film di Todd Phillips ci appare a una prima visione come una fonte generosissima di dettagli, di letture, di elucubrazioni teoriche. Difficile non ritrovarsi a canticchiare That’s Life di Frank Sinatra e non ripensare a Fleck/Joker inseguito lungo i corridoi, prima verso destra, poi verso sinistra e nuovamente verso destra, in un susseguirsi di entrate in scena che dovrebbero far ridere. È il lato oscuro dello slapstick, è l’entrata in scena del comico, della star, del Re. Come nella trasmissione di Murray Franklin (Robert De Niro nel rovesciamento di Re per una notte) o nelle fantasie di Fleck. Fantasia, lucida follia, un altro piano narrativo. Questo è Joker/Joker. Non quello di Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson. Anzi, non esattamente quello. Ma poi, alla fine, di chi sono oramai i supereroi e il loro acerrimi nemici?
Info
Il trailer di Joker.
La scheda di Joker sul sito della Biennale.
Il sito ufficiale di Joker.
- Genere: cinecomic, drammatico, thriller
- Titolo originale: Joker
- Paese/Anno: USA | 2019
- Regia: Todd Phillips
- Sceneggiatura: Scott Silver, Todd Phillips
- Fotografia: Lawrence Sher
- Montaggio: Jeff Groth
- Interpreti: Bill Camp, Brett Cullen, Brian Tyree Henry, Bryan Callen, Cate Jolie, Dante Pereira-Olson, David Iacono, Douglas Hodge, Frances Conroy, Gary Gulman, Glenn Fleshler, Isabella Ferreira, James Ciccone, Joaquin Phoenix, Josh Pais, Julia Weldon, Leigh Gill, Mandela Bellamy, Marc Maron, Mary Kate Malat, Michael Benz, Robert De Niro, Sharon Washington, Shea Whigham, Tony D. Head, Zazie Beetz
- Colonna sonora: Hildur Guðnadóttir
- Produzione: Joint Effort
- Distribuzione: Warner Bros.
- Durata: 118'
- Data di uscita: 03/10/2019










Venezia 2019
Venezia 2019 – Minuto per minuto
Shazam!
Glass
Justice League
Logan – The Wolverine
Unbreakable – Il predestinato
Suicide Squad
Batman v Superman: Dawn of Justice
L’uomo d’acciaio
Il cavaliere oscuro – Il ritorno
Watchmen
Il cavaliere oscuro