Justice League

Justice League

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Plasmato da più mani, Justice League si rivela un caleidoscopio fuori asse, squilibrato da troppi fattori, da troppi aggiustamenti e ripensamenti. La poetica di Zack Snyder è evidente, ma frenata e in buona parte neutralizzata (e non sempre è un male); il tocco di Joss Whedon emerge a più riprese, ma senza trovare il giusto equilibrio con il lavoro di Chris Terrio e con la cupa grandeur snyderiana.

The Brave and the Bold

Alimentato dalla sua rinnovata fiducia nell’umanità e ispirato dal gesto d’altruismo di Superman, Bruce Wayne chiede aiuto alla sua ritrovata alleata Diana Prince, per affrontare un nemico ancora più temibile. Insieme, Batman e Wonder Woman si mettono subito al lavoro per trovare e assemblare una squadra di metaumani pronti a fronteggiare questa nuova minaccia. Ma nonostante la formazione di questa alleanza di eroi senza precedenti – Batman, Wonder Woman, Aquaman, Cyborg e Flash – potrebbe essere già troppo tardi per salvare il pianeta da un attacco di proporzioni catastrofiche… [sinossi]

Niente di nuovo sotto il sole. Si potrebbero tirare in ballo i mostri classici della Universal – che adesso ci riprova con un nuovo verse – e persino Andy Hardy o Francis, il mulo parlante per riportare alla giusta dimensione qualsiasi riflessione sulla serialità targata DC e Marvel. Insomma, Hollywood si è sempre nutrita di serie, saghe, sequel e via discorrendo, fagocitando pezzo dopo pezzo la propria creatività. È un meccanismo produttivo e commerciale più che comprensibile, nemmeno troppo distante dalla proliferazione dei noir negli anni Quaranta/Cinquanta o dall’età dell’oro di un qualsiasi genere cinematografico – si vedano, in questo senso, i film, i personaggi e le dinamiche tirate in ballo da Ave, Cesare! dei fratelli Coen. Ancor prima di essere il risultato di una coincidenza di difficoltà realizzative e personali, Justice League è figlio di alcune necessità alimentari: rinforzare su grande schermo il verse della DC e della Warner; recuperare il tempo e il terreno perduto nei confronti della Marvel e della Disney; trovare una quadratura del cerchio estetica e narrativa, testando al contempo le potenzialità dei nuovi personaggi e di relativi ed eventuali lungometraggi/episodi.

Più che un Giano bifronte, Justice League si rivela un caleidoscopio fuori asse, squilibrato da troppi fattori, da troppi aggiustamenti e ripensamenti. La poetica di Zack Snyder è evidente, ma frenata e in buona parte neutralizzata (e non sempre è un male); il tocco di Joss Whedon emerge a più riprese, ma senza trovare il giusto equilibrio con il lavoro di Chris Terrio e con la cupa grandeur snyderiana. Da un lato, assistiamo ai consueti ralenti esasperati, a una messa in scena debordante, lontana dalla chiarezza espositiva delle produzioni Marvel e tesa costantemente all’accumulo della meraviglia estetica, alle suggestioni pittoriche che della distruzione cercano di cogliere il caos e non il dettaglio – tutto è però attenuato rispetto a Batman v Superman: Dawn of Justice, il capitolo del DC Extended Universe indubbiamente più ambizioso dopo L’uomo d’acciaio. Dall’altra, la scrittura si è fatta pericolosamente marveliana, tanto da utilizzare Flash (Ezra Miller) come una spalla comica, alla lunga prevedibile e soprattutto privata delle sua evoluzione, di una palpabile presa di coscienza.

Proprio la scrittura del personaggio di Flash è la cartina tornasole di un blockbuster che ha via via smarrito le proprie potenzialità, comprimendo la durata iniziale e rinunciando all’unicità (discutibile o meno) di Snyder. Alle due ore di Justice League manca la compiutezza della parabola umana e supereroica di Flash, il conflitto carne/metallo di Cyborg, l’umanizzazione di Superman e Wonder Woman. Ci si potrebbe soffermare anche sul villain Steppenwolf, non esattamente memorabile, ma la questione non cambierebbe: Justice League paga i troppi ripensamenti di Warner e DC e l’affanno nei confronti della Marvel.
In un immaginario globale così saturo, la DC mostra evidenti difficoltà nel dover recuperare lo svantaggio iniziale, essendo costretta a muoversi tra giganteschi (e rischiosissimi) investimenti e dovendo tener conto dei gusti standardizzati del pubblico. Sono lontanissimi i tempi del cartaceo, in cui era la Marvel a rincorrere, ma in un panorama fertile e vastissimo, con mille strade ancora da percorrere e un’infinità di personaggi da inventare. Alla binomio Warner/DC manca la carta bianca, la libertà di seguire l’oscurità sognata da Snyder e Nolan. Troppe risate li seppelliranno?

Info
Il trailer italiano di Justice League.
La scheda di Justice League sul sito della Warner.
La pagina facebook di Justice League.
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