La Llorona

La Llorona

di

Ne La Llorona, suo terzo lungometraggio da regista dopo Vulcano e il recente Temblores, il guatemalteco Jayro Bustamante affronta un tema squisitamente politico come lo sterminio della popolazione Maya Ixiles muovendosi tra le pieghe della storia di fantasmi, e riesumando una figura orrorifica del folklore centroamericano come la llorona. Vincitore delle Giornate degli Autori a Venezia.

Se piangete vi ammazzo

Nelle orecchie di Alma e dei suoi figli, durante la guerra civile in Guatemala, risuonano le parole «Se piangete, vi ammazzo». Trent’anni dopo, si apre il procedimento penale contro Enrique, un generale in pensione responsabile del genocidio. Quando però il generale viene prosciolto grazie all’annullamento del processo, lo spirito della Llorona comincia a vagare per il mondo come un’anima perduta tra i vivi. Di notte, Enrique sente i suoi lamenti. Sua moglie e sua figlia credono che stia avendo manifestazioni di demenza legate all’Alzheimer. Non possono sospettare che la loro nuova governante, Alma, sia lì per ottenere quella vendetta negata dal processo. [sinossi]

La llorona, l’anima in pena di una donna che ha ucciso o ha visto uccidere i suoi figli che rappresenta una delle figure chiave del folklore latino-americano – traducendo in versione cristiana spettri tipici delle credenze preispaniche –, è stata protagonista solo pochi mesi fa di uno stanco e prevedibile horror hollywoodiano diretto da Michael Chaves (suo il prossimo The Conjuring 3, previsto nelle sale statunitensi esattamente tra un anno). Una figura affascinante come quella della donna piangente a ridosso dei fiumi e dell’acqua letteralmente sprecata per assecondare le regole beote del jumpscare, del crescendo musicale, dell’esorcismo e della persistenza della tradizione delle “minoranze” etniche anche di fronte alla modernità. Per quanto non in pochi si siano lanciati in facile ironia alla lettura del programma della sedicesima edizione delle Giornate degli Autori, suggerendo una continuità tra questo La Llorona e quello di Chaves, è apparso fin da subito evidente come la più giovane tra le sezioni collaterali della Mostra avesse messo a segno un colpo notevole. Si potrebbe trovare conferma di ciò nel fatto che il film abbia anche trionfato all’interno della sezione, ma si sposterebbe la discussione su un territorio impervio: i premi, si sa, sono un male necessario dei festival internazionali, e non dovrebbero mai essere presi troppo sul serio, per evitare di trovare relazioni “pericolose” tra i festival ed eventi come Oscar, Goya, César e via discorrendo. Jayro Bustamante, e lo conferma la sua ancora contenuta ma illuminata filmografia inaugurata nel 2015 con l’ottimo Ixcanul (conosciuto soprattutto con il titolo internazionale Vulcano) e proseguita lo scorso febbraio alla Berlinale con Temblores, è uno degli autori più interessanti del panorama internazionale contemporaneo. Sarebbe stato lecito che la Mostra di Venezia lo prendesse in considerazione se non per il concorso – dove avrebbe potuto trovare collocazione senza difficoltà, alla stregua dell’eccellente They Say Nothing Stays the Same di Joe Odagiri, a sua volta visto alle Giornate degli Autori – almeno per il sempre più indecifrabile Orizzonti.

Bustamante continua a tracciare, film dopo film, una radiografia che apra la visuale dello spettatore alle distonie del Guatemala, ai suoi paradossi e alla sua Storia, presente e passata. Se Vulcano concentrava la sua attenzione sul concetto di nativo, e sul tentativo di disconoscimento della nazione delle sue radici ancestrali, e Temblores prendeva di petto il tema del desiderio e dell’amore omosessuale facendolo scontrare direttamente con un sentimento cattolico incistato nel corpo (in)sano del Paese, La Llorona torna a ragionare sulla popolazione india, e sul massacro a cui andò incontro neanche quarant’anni fa. Il genocidio dei Maya Ixiles, che è il cuore pulsante del film, si riallaccia anche al destino del Generale (ed ex Capo dello Stato de facto) Efraín Ríos Montt, dapprima condannato e poi rilasciato tra le proteste della popolazione. È a lui che si rifà il personaggio di Enrique, interpretato da Julio Diaz, ottuagenario che viene rimandato a casa nonostante su di lui gravino accuse pesantissime. Chiuso con la sua famiglia nell’eremo di una enorme casa presidiata dalla polizia, Enrique ogni notte sente il singhiozzare di qualcuno. Da militare qual è sempre stato la sua reazione è quella di sparare. Ma, come sa chiunque abbia letto un racconto gotico, agli spettri è difficile sparare…
La grande intelligenza di Bustamante risiede nel mettere in scena il duplice orrore – cos’è il sovrannaturale di fronte agli abissi di abiezione cui è pronto a sprofondare l’essere umano? – reale/immaginario senza svilire l’una o l’altra matrice narrativa. La Llorona procede dunque su un doppio binario: da una parte l’invettiva politica, civile e prettamente comunista, e dall’altra il racconto horror, che è anche racconto di un progressivo allontanamento della famiglia dal suo pater, forse persino arteriosclerotico agli occhi di non vede la maledizione che grava su di lui. Senza rinunciare a singulti echeggiati nella notte, apparizioni spaventose, e ricordi ancor più tragici, Bustamante lavora di fino sulla messa in scena, utilizzando quadri netti ma mai estetizzanti, movimenti di macchina sinuosi e per questo in grado di perturbare – si pensi anche solo allo zoom all’indietro che accompagna la prima inquadratura, con la famiglia impegnata in una preghiera collettiva apparentemente quotidiana ma già di suo ammantata di caratterizzazioni macabre –, e ribadendo la sua grande fiducia nell’immagine, ma anche nell’immateriale. Il fuori campo e l’invisibile, tratti inevitabili nel rapporto con il preternaturale e con il trascendente, diventano anche granitici riferimenti estetici, a sottolineare la necessità di uno sguardo dentro e fuori il vero, per poterne raccontare l’orrore più estremo. Opera tra le più compiute viste a Venezia 2019, La Llorona contribuisce a certificare (per i più dubbiosi) l’assoluta ricchezza del genere, e le sue enormi potenzialità a servizio di un autore stratificato e maturo. Troverà mai distribuzione in Italia?

Info
La Llorona sul sito delle Giornate degli Autori.
Una clip de La Llorona.

  • la-llorona-2019-jayro-bustamante-recensione-05.jpg
  • la-llorona-2019-jayro-bustamante-recensione-04.jpg
  • la-llorona-2019-jayro-bustamante-recensione-03.jpg
  • la-llorona-2019-jayro-bustamante-recensione-02.jpg
  • la-llorona-2019-jayro-bustamante-recensione-01.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Venezia 2019 – Bilancio

    Al di là delle polemiche, per lo più sterili, sulla vittoria del Leone d'Oro da parte di Joker di Todd Phillips, si rinnova una domanda: quale direzione ha deciso di intraprendere Venezia 2019? La Mostra di Alberto Barbera non corre il rischio di guardare troppo verso Hollywood?
  • Venezia 2019

    They Say Nothing Stays the Same

    di Presentata alle Giornate degli Autori di Venezia 76 la seconda opera da regista del popolare attore giapponese Joe Odagiri, They Say Nothing Stays the Same; un’opera gravida di amore per il cinema classico nipponico e di filosofia orientale, incentrata su immagini del mondo naturale.
  • Venezia 2019

    Intervista a Jan Komasa

    Leggenda vuole che decise di fare il regista quando il padre, acclamato attore di teatro polacco, fu scelto da Spielberg per Schindler's List e lui poteva seguirlo sul set. Jan Komasa ha diretto ora il suo terzo film, Corpus Christi, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia. Lo abbiamo intervistato in questa occasione.
  • Venezia 2019

    The Long Walk

    di The Long Walk, il terzo lungometraggio diretto da Mattie Do in sette anni di carriera, è il primo film laotiano a essere presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Il merito va alle Giornate degli Autori, che hanno dato ospitalità a questo strano ibrido tra melodramma e horror.
  • Venezia 2019

    Beware of Children

    di Racconto fluviale (anche se non sempre fluido) Beware of Children del norvegese Dag Johan Haugerud è un lavoro encomiabile, che a tratti sembra riportare alla mente i ritratti familiari di Cristi Puiu. Presentato alla Mostra di Venezia nella sezione collaterale Giornate degli Autori.
  • Venezia 2019

    burning cane recensioneBurning Cane

    di Burning Cane è un film tutt'altro che perfetto: si perde narrativamente, non riesce sempre a sorreggere le pur interessanti intuizioni visive. Eppure non si può prescindere da un fatto: Phillip Youmans, che oltre a dirigerlo lo ha scritto, fotografato e montato, aveva diciassette anni all'epoca delle riprese.
  • Venezia 2019

    corpus christi recensioneCorpus Christi

    di Presentato alle veneziane Giornate degli Autori 2019, Corpus Christi è il terzo lungometraggio di finzione del regista polacco Jan Komasa, un’opera che tratta dell’autentico sentimento religioso in una società fortemente cattolica, in una piccola comunità sconvolta da un trauma.
  • Venezia 2019

    Seules les bêtes

    di Seules les bêtes è il nuovo film di Dominik Moll, un noir meccanico nella costruzione narrativa ma non disprezzabile nel tentativo di raccontare il mondo contemporaneo, con il trionfo del Capitale e l'imperante guerra tra poveri. Film d'apertura alle Giornate degli Autori 2019.
  • Venezia 2019

    5 è il numero perfetto recensione5 è il numero perfetto

    di 5 è il numero perfetto è l'esordio alla regia per il celeberrimo fumettista Igor Tuveri, in arte Igort. L'artista muove i primi passi nel cinema traducendo in immagini in movimento quello che è universalmente considerato il suo capolavoro letterario. Alle Giornate degli Autori e in sala.
  • Festival

    venezia 2019 minuto per minutoVenezia 2019 – Minuto per minuto

    Dal primo all'ultimo giorno della Mostra di Venezia 2019, tra proiezioni stampa, code, film, sale, accreditati, colpi di fulmine e delusioni: ecco il Minuto per minuto, cronaca festivaliera dal Lido con aggiornamenti quotidiani, a qualsiasi ora del giorno. Più o meno...
  • Venezia 2019

    Giornate degli autori 2019 presentazioneGiornate degli autori 2019 – Presentazione

    In attesa che venga svelato il programma ufficiale della Mostra, le Giornate degli autori 2019 continuano nel loro percorso che tra scoperta di nuovi talenti e conferma di autori conclamati cerca di tracciare un sentiero grazie al quale attraversare i confini fissati dalla contemporaneità.
  • In Sala

    vulcano-ixcanulVulcano

    di Film guatemalteco in concorso alla 65esima edizione della Berlinale e in sala da giovedì 11, Vulcano si concentra su una povera famiglia di etnia Maya, ancora esclusa e sfruttata dai colonizzatori spagnoli. Niente di nuovo, ma l'esordiente Jayro Bustamante ha la mano felice nella descrizione di caratteri e situazioni.
  • Festival

    Venezia 2019Venezia 2019

    La Mostra del Cinema di Venezia 2019, edizione numero settantasei del festival, risponde alla tonitruante edizione di Cannes con (tra gli altri) Hirokazu Kore-eda, Roman Polanski, James Gray, Pablo Larraín, Steven Soderbergh, Olivier Assayas...
  • Pingyao 2019

    Nuestras Madres RecensioneNuestras madres

    di Vincitore del Roberto Rossellini Award per la miglior regia al 3° Pingyao International Film Festival, Nuestras madres rappresenta il film d'esordio nel cinema di finzione per César Diaz, che si occupa della grande tragedia del suo paese d'origine, il Guatemala, la sanguinaria guerra civile durata 36 anni.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento