They Say Nothing Stays the Same
di Joe Odagiri
Presentata alle Giornate degli Autori di Venezia 76 la seconda opera da regista del popolare attore giapponese Joe Odagiri, They Say Nothing Stays the Same; un’opera gravida di amore per il cinema classico nipponico e di filosofia orientale, incentrata su immagini del mondo naturale.
Il barcaiolo va
Toichi è un barcaiolo che traghetta gli abitanti del villaggio da una sponda all’altra del fiume. Rema tutto il giorno comunicando a malapena con i passeggeri, tranne che con Genzo, un giovane vicino di casa. Nella parte controcorrente del fiume è in costruzione un grande ponte. Sono tutti eccitati, mentre Toichi ha sentimenti contrastanti al riguardo. Un giorno, il barcaiolo conosce una ragazza misteriosa. Non avendo famiglia e nessun posto dove andare, Toichi le permette di stare da lui. Questo incontro determinerà dei cambiamenti nella sua vita. [sinossi]
Seconda opera dietro la macchina da presa per Joe Odagiri, uno dei principali volti del cinema giapponese contemporaneo, che ha lavorato con tutti i più grandi registi nipponici, Kiyoshi Kurosawa, Hirokazu Kore-eda, Satoshi Miki, ma anche Seijun Suzuki, e non nipponici, come Kim Ki-duk. In They Say Nothing Stays the Same (titolo originale: Aru Sendo No Hanashi), presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 76, tornano elementi dell’altro suo film dietro la macchina da presa di dieci anni fa, Looking for Cherry Blossoms. Il pathos e l’esaltazione della natura, che in quel primo film si incarnava nell’immagine fortemente simbolica dei ciliegi in fiore, e la presenza di un conducente, là un tassista e qui un barcaiolo. Sul barcaiolo Toichi si fonda il nuovo film di Joe Odagiri, un uomo anziano che ha passato la vita a trasportare passeggeri sulla sua barca, da una sponda all’altra del fiume. Ora il suo ruolo sembra destinato a scomparire per la costruzione di un ponte, ormai arrivata alla sua fase finale. Si diceva dell’idillio della natura, che in They Say Nothing Stays the Same si incarna nell’acqua del fiume continuamente inquadrata ed esaltata nelle sue increspature, nelle sue onde, nei suoi riverberi, nella sua superficie dove camminano i gerridi, quegli strani insetti in grado di stare sul pelo dell’acqua. E poi Odagiri regala anche maestosi paesaggi, il fiume che scorre, avvolto in un’atmosfera brumosa. L’acqua è il principio elementare del film, che subito nella prima scena mostra Toichi spargerla, lanciarla in aria. E il film si colora anche di significati ambientalisti. I protagonisti lamentano la scomparsa delle libellule che succederà alla costruzione del nuovo ponte. Difficile in realtà immaginare un simile impatto per un’opera di muratura, si tratta quasi di un senso di preveggenza per come il progresso deturperà l’ambiente naturale.
They Say Nothing Stays the Same è un film gravido di un senso crepuscolare, cogliendo un momento di passaggio. L’anziano barcaiolo perderà il lavoro, si smarrirà anche il contatto diretto con l’acqua, si potrà far attraversare il bestiame senza farlo andare a nuoto, come succede con la mucca che all’inizio è condotta da Toichi. Nell’ultima scena, sul ponte appena ultimato, si riconoscono vestiti tendenti all’occidentale, diversi dagli abiti più semplici, giapponesi che finora avevamo visto tra i passeggeri della barca, e passa una bicicletta. Il regista suggerisce quindi che ci troviamo proprio nella transizione della storia giapponese, tra l’epoca Edo con il suo mondo fluttuante, e l’epoca Meiji, quella dell’apertura all’occidente e al progresso tecnologico. Nella cultura giapponese tradizionale, l’attraversamento da una sponda all’altra di un fiume, è una classica rappresentazione del passaggio dalla vita alla morte. Anche nella nostra cultura classica, c’è la figura di Caronte, il traghettatore di anime. Joe Odagiri è consapevole di questa simbologia, che esplicita nella scena del trasporto del cadavere. C’è poi la figura di questa donna cinese, silente, misteriosa. Con un abito rosso di tipo cinese, che contrasta con l’ambiente e con la connotazione scialba dei vari personaggi. Una presenza perturbante, erotica, leggiadra, dal nome Fu che, viene detto, corrisponde all’ideogramma cinese del vento. Odagiri la riprende spesso che si erge su una roccia, in posizione da polena, scultorea.
Joe Odagiri che ha lavorato con tanti autori, riprende le atmosfere di un regista con cui ha lavorato due volte, Kim Ki-duk, in Dream e Human, Space, Time and Human. Il senso di galleggiamento, l’insistenza sulla superficie dell’acqua, e la stessa presenza femminile misteriosa, richiamano L’isola e in generale l’universo estetico e l’immaginario del regista sudcoreano. In They Say Nothing Stays the Same torna poi tutta un’iconografia del cinema classico giapponese. Dalla traversata in barca del lago Biwa, de I racconti della pallida luna d’agosto di Kenji Mizoguchi, alle scene in barca di un vogatore dal cappello tipico a cono di paglia come ne L’isola nuda di Kaneto Shindō. Espressamente citato nella scena in bianco e nero con viraggi colorati, il film The River Fuefuki, massimo esempio di cinema nipponico di ambientazione fluviale, da cui sembra essere ripresa anche la forma della capanna sulla sponda, dove abita Toichi. Ma Odagiri cita anche L’Atalante di Jean Vigo, nella scena subacquea.
They Say Nothing Stays the Same è un’opera elegiaca, dal respiro profondo, dai tempi dilatati, gravida di un senso di malinconia. Un’ottima prova da regista per l’attore Joe Odagiri.
Info
They Say Nothing Stays the Same sul sito delle Giornate degli Autori.
Il trailer di They Say Nothing Stays the Same.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Aru Sendo No Hanashi
- Paese/Anno: Giappone | 2019
- Regia: Joe Odagiri
- Sceneggiatura: Joe Odagiri
- Fotografia: Christopher Doyle
- Montaggio: Joe Odagiri, Masaya Okazaki
- Interpreti: Akira Emoto, Haruomi Hosono, Isaao Hashizume, Masatoshi Nagase, Mitsuko Kusabue, Nijiro Murakami, Ririka Kawashima, Tsuyoshi Ihara
- Colonna sonora: Tigran Hamasyan
- Produzione: Kinoshita Group
- Durata: 137'






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