Geologia della separazione

Geologia della separazione

di ,

Geologia della separazione, secondo lavoro della coppia di registi italo-tunisini Yosr Gasmi e Mauro Mazzocchi, è un documentario sulle storie di immigrazione che sceglie però in maniera inusuale la forma del film-saggio, sia per la scelta della messa in scena che per l’estetica. Presentato in anteprima a Rotterdam, e poi al Fespaco a Ouagadougou, il film è ora a Bologna nella sezione “Biografilm Italia” dell’omonimo festival.

Il proprio posto nel mondo

Nelle Alpi italiane, Abderahman e Laly aspettano la risposta del governo alla loro richiesta di asilo. Ogni notte, dalle montagne circostanti, sorge una misteriosa Elegia. [sinossi]

Negli ultimi anni molti film, soprattutto documentari ma anche di finzione, sono stati dedicati alle storie di immigrazione verso l’Europa, dalle opere sulle rotte d’arrivo dal Mediterraneo ai Balcani, alle risalite attraverso l’Italia verso i Paesi del nord, agli esempi di accoglienza e integrazione (o al contrario di razzismo e rifiuto). Un filone a sé è costituito dai film sui centri d’accoglienza e le strutture che ospitano (e spesso rinchiudono) i migranti in attesa del permesso di soggiorno, attese che possono protrarsi molto a lungo. Tra i tanti si possono ricordare la fiction Fortuna di Germinal Roux con Bruno Ganz o l’altro svizzero Stella Ciao (2016) di Vito Robbiani, oppure il bel Delta Park (2016) di Mario Brenta e Karine de Villers. Come questi ultimi, parte da un albergo riconvertito in centro d’accoglienza Geologia della separazione – Geology of Separation, secondo lavoro della coppia di registi italo-tunisini Yosr Gasmi e Mauro Mazzocchi, presentato in prima mondiale concorso al Rotterdam Film Festival 2023 e successivamente al Fespaco a Ouagadougou in Burkina Faso, storico punto d’incontro del cinema africano (e ora al Biografilm di Bologna). A Rotterdam si trattava dell’unico italiano in gara, anche se ufficialmente figura come una produzione francese, realizzato nell’ambito della cooperativa L’Argent. Oltre che per l’autarchia produttiva – Gasmi e Mazzocchi lavorano da soli occupandosi di tutto il processo – l’opera si distingue subito per il taglio da documentario-saggio, lontano da qualsiasi intento cronachistico. Lo mettono subito in chiaro sia la scelta del bianco e nero e della durata, circa due ore e mezzo, inoltre il lavoro sul tempo con inquadrature molto lunghe, la quasi assenza di dialoghi diretti e le poche informazioni fornite allo spettatore. Questi è obbligato ad appigliarsi ai pochi elementi disponibili, a collegare i tanti frammenti e indotto, più che a seguire storie, a collegamenti e riflessioni più ampi. Lo stile è non dissimile da quello del loro esordio, il lungometraggio di finzione L.E.N.Z. – Voglio divenir pazzo pazzo furioso del 2016, ispirato al libro Lenz di Georg Büchner, un flusso visivo e di coscienza girato tra le montagne della Valtellina e lungo oltre sei ore.

Anche per Geologia della separazione si parte dalla Valtellina. È il 2018 e nel paese di Cosio un albergo è stato trasformato, non senza polemiche, nel centro d’accoglienza Rezia Valtellina che ospita decine di migranti in attesa del permesso di soggiorno. Qui i registi iniziano a filmare e l’incipit è già una dichiarazione d’intenti: la prima inquadratura di cinque minuti, fissa il corridoio dell’albergo mentre gli ospiti (che non si vedono in volto) si recano in sala da pranzo. Li si osservano mangiare (ripresi da una camera di sorveglianza), poi per strada durante una sfilata di carnevale, nelle loro stanze mentre seguono tutor in internet su come muoversi con il treno o nei locali comuni dell’albergo ricevere le indicazioni del proprietario e di un’assistente sociale su come comportarsi, fare le pulizie e raccogliere i rifiuti. Tra i presenti cominciano a emergere le figure del ventitreenne poeta libanese Abderahman, che preferisce esprimersi con gli scritti che con la voce, e del quarantenne Laly, da due anni in attesa dell’agognato documento e con alle spalle due risposte negative alla sua domanda. Si seguono le loro snervanti attese che durano mesi o anni senza ricevere informazioni, la ritualità forzata dei pasti insieme o la preparazione all’udienza con il giudice che dovrà decidere del loro destino. Un’altra parte è filmata a Bardonecchia, dove i migranti, non riuscendo ad attraversare il confine francese con altri mezzi, tentano la traversata delle Alpi a piedi nonostante la neve e con attrezzature inadeguate. A questi si alternano spezzoni di conferenze (su colonialismo e schiavitù, con Elsa Dorlin e Jean-Christophe Goddard) e soprattutto brani di poesie, evocazioni del mito di Pangea e sequenze di immagini che riconducono alla geologia del titolo. Lontani dalla cronaca, Mazzocchi e Gasmi compiono una riflessione filosofica e visiva sul fenomeno migratorio come proprio della condizione umana fin dall’inizio dei tempi e in qualche modo collegato ai movimenti delle placche terrestri e al mito, tra suggestioni poetiche e visive come le inquadrature di montagne in 16 mm senza sonoro. Stacchi imprevedibili e stranianti che costringono continuamente a riorientarsi. Geologia della separazione è un film sul cercare il proprio posto nel mondo, verso qualcosa che non si conosce, sospesi tra quel che si cerca e ciò che ci si porta dietro, al d là dell’essere migranti oppure no. Gasmi e Mazzocchi fanno un cinema rigoroso, indipendente, autoprodotto, cercando una forma certamente originale, spiazzante, radicale e ambiziosa, stimolante quanto decisamente impegnativa per lo spettatore e per qualcuno forse risulterà ostica. Questo è un film fuori dai canoni, intrinsecamente politico, più artistico e filosofico che realista o di denuncia, pervaso anche da un senso di mistero e persino di sacro.

Info
Geologia della separazione sul sito del Biografilm.

  • geologia-della-separazione-2023-yosr-gasmi-mauro-mazzocchi-03.jpeg
  • geologia-della-separazione-2023-yosr-gasmi-mauro-mazzocchi-02.jpeg
  • geologia-della-separazione-2023-yosr-gasmi-mauro-mazzocchi-01.jpeg

Articoli correlati

Array
  • Las Palmas 2023

    voyages en italie recensioneVoyages en Italie

    di Presentato in concorso al 22 Festival Internacional de Cine de Las Palmas de Gran Canaria, Voyages en Italie di Sophie Letourneur è un viaggio sentimentale in Sicilia di una coppia di parigini di mezza età, con il tipico approccio superficiale dei turisti per caso.
  • Las Palmas 2023

    mudos testigos recensioneMudos testigos

    di , Mudos testigos rappresenta l’opera postuma di Luis Ospina, portata a termine dal coautore Jerónimo Atehortúa Arteaga. Un melodramma costruito assemblando footage preesistente, proveniente da quel poco che è rimasto del muto colombiano.
  • Rotterdam 2023

    Intervista a Keiichi Hara

    Abbiamo incontrato Keiichi Hara durante l'International Film Festival Rotterdam 2023, dove è stato presentato il suo ultimo lungometraggio Lonely Castle in the Mirror. Un'occasione per parlare di cinema, d'animazione, di Giappone, e perfino dell'Italia.
  • Rotterdam 2023

    naomi kawase intervistaNaomi Kawase: «Le mie Olimpiadi»

    Abbiamo incontrato Naomi Kawase durante l'International Film Festival Rotterdam 2023, dove l'Official Film of the Olympic Games Tokyo 2020, diretto dalla cineasta giapponese per scelta del CIO, è stato presentato.
  • Rotterdam 2023

    satoshi miki intervistaIntervista a Satoshi Miki

    Durante il Festival di Rotterdam abbiamo avuto l'occasione di incontrare Satoshi Miki, che iniziò a farsi notare poco meno di venti anni fa per le sue regie intrise di umorismo, surrealtà, e demenziale. Il cineasta giapponese era in Olanda per presentare il suo nuovo film, Convenience Story.
  • Rotterdam 2023

    wicked games rimini sparta recensioneWicked Games Rimini Sparta

    di In Wicked Games Rimini Sparta Ulrich Seidl fonde i due precedenti film (per l'appunto Rimini e Sparta) già concepiti con una continuità. Per il cineasta austriaco si tratta dell'ennesima messa alla berlina dell'immagine del tutto falsata dell'Austria felix. In anteprima mondiale nella sezione Harbour di Rotterdam.
  • Rotterdam 2023

    endless borders recensioneEndless Borders

    di Vincitore della Big Screen Competition dell'International Film Festival Rotterdam 2023, Endless Borders è la quinta opera del regista iraniano Abbas Amini, un ritratto di un paese che è un coacervo di etnie e culture, crocevia di rotte migratorie intensificatesi con le grandi crisi internazionali.
  • Rotterdam 2023

    I Can't Stop Biting You recensioneI Can’t Stop Biting You

    di Presentato nella sezione Limelight dell'International Film Festival Rotterdam 2023, I Can't Stop Biting You è un film live action di Mamoru Oshii, adattamento dalla sua stessa serie anime Vlad Love, dove il mito del vampiro è trasferito nella tipica ambientazione di un college femminile giapponese.
  • Rotterdam 2023

    luka recensioneLuka

    di Luka è un film belga della regista Jessica Woodworth, un libero adattamento da Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Una nuova Fortezza Bastiani immersa nel nulla, dove si manifestano dinamiche maschili militaresche nell'attesa, vana, di un attacco. E torna tanto cinema classico, bellico e distopico.
  • Rotterdam 2023

    we are next of kin recensioneWe Are Next of Kin

    di We Are Next of Kin, film tedesco di Hans-Christian Schmid, ricostruisce la vicenda drammatica del sequestro di Jan Philipp Reemtsma, accaduto nel 1996. Il tutto con lo sguardo di un adolescente, il figlio, in un racconto che smussa ogni eccesso di drammaticità per concentrarsi sulla condizione umana.
  • Rotterdam 2023

    deadly love poem recensioneDeadly Love Poem

    di Deadly Love Poem rappresenta un'incursione nel genere horror e thriller del celebrato regista indonesiano Garin Nugroho, che guarda tanto agli splatter B-movie del Sudest asiatico, quanto a Kubrick, De Palma, Argento e tutta una tradizione cinematografica, senza scordare i miti del folklore indonesiano.
  • Trieste 2023

    safe place recensioneSafe Place

    di Con il suo esordio al lungometraggio Safe Place, il croato Juraj Lerotić scrive, dirige e interpreta una discesa all'interno delle personali claustrofobie di un irrisolto dramma familiare per creare, almeno nell'illusione del cinema, una seconda possibilità per parlarsi, per affrontare i non detti.
  • Rotterdam 2023

    kunstkamera recensioneKunstkamera

    di Kunstkamera è un viaggio nella casa-castello-museo di Jan Švankmajer, la cui collezione di opere d'arte riflette la sua personalità artistica, surrealista e grottesca. Un viaggio tra sculture, statue, tassidermie, un mondo inanimato che idealmente prende vita, senza più bisogno della stop-motion del suo proprietario.
  • Rotterdam 2023

    Il castello invisibileIl castello invisibile

    di Presentato nella sezione Limelight dell’IFFR 2023, Il castello invisibile è il nuovo film d’animazione di Keiichi Hara, che ancora una volta crea un mondo immaginifico, attingendo anche a piene mani da archetipi fiabeschi, per parlare del mondo degli adolescenti giapponesi.
  • Rotterdam 2023

    Official Film of the Olympic Games Tokyo 2020Official Film of the Olympic Games Tokyo 2020

    di Presentato all’International Film Festival Rotterdam 2023, sezione Harbour, Official Film of the Olympic Games Tokyo 2020 è il controverso documentario di Naomi Kawase sulle Olimpiadi di Tokyo 2020, svoltesi in realtà nel 2021 per la pandemia. Il film è diviso in due parti, Side A e Side B. Qualsiasi polemica, tuttavia, non ha ragione di esistere di fronte a un’opera personale.
  • Rotterdam 2023

    convenience story recensioneConvenience Story

    di Presentato a Rotterdam 2023, Convenience Story è l'ultimo lavoro dell'eccentrico filmmaker giapponese Satoshi Miki, nome ben noto al pubblico udinese del Far East. Il mondo strampalato del regista si arricchisce di un nuovo capitolo, popolato di figure del cinema, arrivando a un discorso sulla narratologia.
  • Festival

    Rotterdam 2023 – Presentazione

    Ai nastri di partenza Rotterdam 2023, la 52a edizione della manifestazione che torna così in presenza nella fredda e ventosa città olandese, dal 25 gennaio al 5 febbraio, dopo due anni online vista la condizione particolarmente difficile della pandemia nel paese.
  • Pesaro 2022

    la nave recensioneLa Nave

    di Presentato in concorso alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, La Nave è l'opera prima del filmmaker di origine colombiana Carlos Maria Romero, focalizzata sul Carnevale di Barranquilla in Colombia. Una manifestazione molto popolare che diventa un inno alla multiculturalità e alla biodiversità.
  • Cannes 2022

    un petit frère recensioneDue fratelli

    di Due fratelli, secondo film per la regista francese Léonor Serraille, è l'accorato racconto nel corso dei decenni di due bambini e poi ragazzi ivoriani trapiantati in Francia con la madre a fine anni Ottanta. Un'opera solo all'apparenza semplice, in concorso a Cannes.
  • Cannes 2022

    tori e lokita recensioneTori e Lokita

    di , I fratelli Dardenne tornano per la nona volta in concorso al Festival di Cannes con Tori e Lokita, che condensa al proprio interno alcuni dei temi ricorrenti della loro cinematografia, dall'immigrazione al lavoro, fino alla marginalità.