La più piccola

La più piccola

di

La petite dernière (La più piccola), terzo lungometraggio da regista per l’attrice Hafsia Herzi, è un coming-of-age sull’identità, e la presa di coscienza, che racconta la scoperta della propria sessualità da parte dell’adolescente di origine algerina Fatima (ottima l’interpretazione della giovane Nadia Melliti). In concorso a Cannes 2025.

Fatima e le altre

Fatima, la figlia più giovane di una famiglia di immigrati algerini, è cresciuta in una periferia parigina. Per lei i temi dell’amore e della sessualità sono tabù. Quando lascia il liceo di periferia per affacciarsi all’università, inizia ad allontanarsi dalla famiglia. Fatima scopre nuovi modi di affrontare la vita e anche la sua omosessualità, cosa che la porterà rapidamente a fare coming out. Ciò crea conflitti con la sua fede musulmana e con se stessa. [sinossi]

In un passaggio fondamentale de La petite dernière (La più piccola) Fatima, che ha infine accettato la propria pulsione desiderante dopo qualche scarno tentativo con una app di incontri intrecciando una relazione con Ji-na, giovane di origine sudcoreana che ha conosciuto come assistente del dottore che da anni la segue per l’asma, si reca con la sua fidanzata a un pride; l’inquadratura che vede le due ragazze insieme, una accanto all’altra felici, innamorate e scanzonate è la replica pressoché esatta, quasi un pantografo di una delle sequenze più celebrate di La vita di Adele, straordinario racconto biografico di una giovane della Hauts-de-France grazie al quale Abdellatif Kechiche trionfò a Cannes nel 2013, subito prima di lanciarsi nel dittico Mektoub, My Love, incompreso e immeritatamente destinato all’oblio. In entrambi i capitoli, Canto uno e Intermezzo, fa la sua apparizione il personaggio di Camélia, interpretato da quella Hafsia Herzi che proprio Kechiche lanciò sul proscenio internazionale all’epoca di Cous cous. È dunque interessante notare come dovendo trattare un “tema” già maneggiato dal suo mentore, Herzi scelga di omaggiarlo in modo così diretto, frontale, privo di fronzoli. Una dichiarazione di appartenenza, con ogni probabilità, oltre che un modo per affrontare un testo preesistente. E in tal senso viene naturale affiancare la visione de La più piccola a quella di un’altra attrice che si è lanciata nell’agone della regia, vale a dire Kristen Stewart che sulla Croisette ha portato – non però in concorso, ma in Un certain regard – il suo esordio The Chronology of Water, giocando tra gli altri con l’immaginario del Pablo Larraín di Spencer e “copiando” un’inquadratura a Sils Maria di Olivier Assayas. Caso vuole che sia Herzi che Stewart abbiano tratto da un testo preesistente più o meno autobiografico, che nel caso de La più piccola corrisponde all’autofiction di Fatima Daas, scrittrice oggi trentenne che diede alle stampe il libro nel 2020, in piena pandemia.

Herzi prende spunto dal volume, ma evita di mettere al centro del discorso l’incapacità della famiglia della giovane di accettare la sua omosessualità – anzi, l’unico elemento che lega genitori e sorelle all’elemento sessuale è che non se ne parla in nessun caso, se non in un finale toccante che nel rapporto madre-figlia sembra collegarsi al dialogo intra-generazionale visto in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino – preferendo concentrarsi sull’indomita ricerca di identità da parte di Fatima, che non ama essere etichettata da nessuno: picchia selvaggiamente un compagno di classe che la apostrofa come lesbica, al punto di rompergli gli occhiali, ma in generale non vuole che altri determinino il suo essere. Identità che è ovviamente sinonimo di libertà, che la ragazza persegue allontanandosi sempre di più dal nido famigliare, grazie anche alle amicizie fatte all’università. Se la traiettoria del personaggio descritta da Herzi è in fin dei conti abbastanza canonica, sia per gli “ostacoli” sul percorso che per le prese di posizione della giovane, la trentottenne regista nativa di Manosque (qui alla terza prova registica per il cinema dopo Tu mérites un amour e Bonne Mère) dimostra una buona sensibilità nel cogliere le sfumature umorali della sua protagonista, così come nel mettere in scena tanto il (ri)sentimento quanto la passione che agitano il corpo di Fatima, ottimamente interpretata dall’esordiente Nadia Melliti – nel cast, composto da volti quasi interamente sconosciuti, spicca la presenza di Park Ji-min, già apprezzata tre anni fa in Ritorno a Seoul di David Chou. Umbratile e scostante, ma pronta ad aprirsi a un sorriso sconfinato, Fatima è una ragazza che non accetta di non poter esprimere ciò che desidera, ciò che il suo animo vive quotidianamente. Contrariamente a Kechiche, che tramutava il racconto di Adèle in un viaggio nelle insondabili profondità dell’esperienza umana e in una riflessione sulle classi dominanti e subalterne, Herzi non sembra interessata ad allargare la visuale alla mera “educazione sentimentale” di Fatima, anche se non passa inosservato il desiderio di mostrare una Francia dove i discendenti dei “galli” sono pochi: Fatima è di origine algerina, Ji-na coreana, una delle ragazze che la protagonista incontra via app è tedesca. Corpi in movimento, geografico e sentimentale, e dunque politico. In un concorso di Cannes dominato da titoli ben più robusti e complessi La più piccola corre il rischio di passare inosservato, ma sarebbe in ogni caso un peccato.

Info
La scheda de La più piccola sul sito del Festival di Cannes.

  • la-petite-derniere-2025-hafsia-herzi-02.webp
  • la-petite-derniere-2025-hafsia-herzi-01.webp

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Cannes 2022Cannes 2025 – Minuto per minuto

    Cannes 2024, settantottesima edizione del festival transalpino, torna alla carica, e porta con sé la prenotazione dei posti in sala (con annesse crisi degli accreditati), e la sua solita struttura formata tra concorso, Un certain regard, film fuori dalla competizione, sezioni collaterali.
  • Festival

    Cannes 2025Cannes 2025

    Le nostre recensioni dal Festival di Cannes 2025: concorso e fuori concorso, Quinzaine, Semaine, Un Certain Regard, Cannes Classics, tutto quello che riusciremo a vedere, da Martone a Lav Diaz, passando per Loznitsa e Chomet, Linklater, Aster...
  • Festival

    Festival di Cannes 2025Festival di Cannes 2025 – Presentazione

    Ed eccoci di nuovo sulla Croisette, nel bel mezzo di questo rito collettivo di proiezioni, visioni, recensioni, parole al vento, interviste, conferenze stampa e tutto quel che segue. Senza contare il colossale mercato e tutti i suoi intrecci...
  • Cannes 2019

    Mektoub, My Love: Intermezzo Abdellatif KechicheMektoub, My Love: Intermezzo

    di In concorso a Cannes 2019, Intermezzo è un passo ulteriore verso un grandioso affresco, un diario intimo e amoroso (e teorico) di un cineasta, dei suoi personaggi, di una generazione, di un luogo sospeso nel tempo e nello spazio. Mektoub è vita, cinema, è un flusso inarrestabile. Potrebbe anche non finire mai.
  • Venezia 2017

    Mektoub, My Love: Canto Uno RecensioneMektoub, My Love: Canto Uno

    di Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2017, Mektoub, My Love: Canto Uno è un flusso che si aggiunge a La vita di Adele, Cous cous, La schivata... tutti a comporre un affresco collettivo, vitale. A suo modo, rohmeriano.
  • Archivio

    La vita di Adele RecensioneLa vita di Adele

    di A quindici anni, Adèle non ha dubbi: una ragazza deve uscire con dei ragazzi. La sua vita prende una strada inaspettata il giorno in cui incontra Emma, una giovane donna con i capelli blu, che le fa scoprire il desiderio...