The Smashing Machine

The Smashing Machine

di

Con il suo stile da cinéma vérité – macchina da presa a mano, zoom, utilizzo della pellicola in 16mm – The Smashing Machine di Benny Safdie restituisce con vicinanza e sentimento gioie e dolori, deliri di onnipotenza e vulnerabilità del wrestler Mark Kerr, interpretato da un inedito Dwayne Johnson. In concorso a Venezia 2025.

I dolori del giovane wrestler

La storia del lottatore Mark Kerr, leggenda delle arti marziali miste e dell’Ultimate Fighting Championship... [sinossi]

Per il suo primo lungometraggio senza la collaborazione del fratello Josh (che pareggerà presto il conto con il suo Marty Supreme), Benny Safdie sceglie di raccontare in The Smashing Machine la vita fuori e dentro il ring del lottatore di arti marziali miste (MMA) Mark Kerr. Presentato in concorso a Venezia 82 e con protagonista un sorprendente Dwayne Johnson, qui al suo debutto nel cinema d’autore, il film propone un affondo ben circostanziato su uno sport spesso liquidato semplicemente come “violento”. Paura, senso di onnipotenza, controllo, vulnerabilità sono solo alcuni degli ingredienti che Benny Safdie aggiunge alla vulgata comune, mentre riplasma a suo gusto non solo lo sport movie sull’MMA, ma anche il talento del suo protagonista, da sempre relegato a ruoli d’azione e per famiglie. Ambientato tra il 1997 e il 2000, The Smashing Machine rifugge la struttura classica del biopic per concentrarsi solo su alcuni anni significativi nella vita e nella carriera del wrestler Marc Kerr. Non più giovanissimo, l’atleta si allena con costanza, ma il dolore per i tanti colpi ricevuti rappresenta un aspetto costante della sua quotidianità. Diventato dipendente dagli oppiacei, Kerr si ritrova a gareggiare al Pride, campionato giapponese delle MMA, e al tempo stesso ad affrontare la crisi – una delle tante – del suo rapporto con la fidanzata Dawn (una coriacea Emily Blunt). La prima sconfitta incassata sull’ottagono avrà gravi conseguenze sull’ego di Kerr e anche sul suo ménage familiare, Dawn non riesce infatti a comprendere la condizione di prostrazione del compagno, che dal canto suo non le sa comunicare verbalmente ciò che prova, lui che nella vita si è sempre espresso solo con il corpo.

Il problema principale di The Smashing Machine risiede proprio nel come viene raccontato il ruolo di questa donna nell’ombra dell’ingombrante marito. Al principio la vediamo accompagnarlo in palestra e assisterlo nello stretching, poco dopo però lei sbaglia ingredienti e dosi del frullato, poi prova continuamente ad essere accudente, ma a differenza di lui non ha alcuna propensione per le regole e ancor meno per il mantenere la calma. Pertanto, nonostante l’impegno di Emily Blunt e l’abbondante presenza in termini di minutaggio del suo personaggio sullo schermo, il personaggio di Dawn risulta alquanto irrisolto. A partire dal fatto che ogni scena (o quasi) che la riguarda si chiude nello stesso modo, ovvero con un litigio col compagno, l’ultimo dei quali poi appare particolarmente prolungato e, sebbene abbia il pregio di suggerire con chiarezza l’instabilità emotiva della ragazza, non dà poi adito a un suo conseguente percorso di cambiamento. Dawn infatti non la rivedremo più e l’arco del personaggio viene chiuso da una didascalia posta alla fine del film. Per il resto però lo script appare ben congegnato e particolarmente brillante è poi l’idea di utilizzare le interviste dei giornalisti per raccontare dettagli e antefatti, evitando troppo didascalici “spiegoni”. Ma di certo è in Mark Kerr/Dwayne Johnson che risiede il pulsante centro nevralgico ed emotivo del film, è prevalentemente il suo corpo ipertrofico che la macchina da presa di Benny Safdie intende pervicacemente percorrere, studiare, esporre, per rivelarne fragilità inespresse e la profonda solitudine.

Ma se di tutta prima The Smashing Machine può sembrare una versione più addomesticata del cinema indipendente americano di cui i fratelli Safdie sono – forse tra gli ultimi – fautori (Heaven’s Know What, Good Times, Diamanti grezzi), si segnala alla base del film una forte idea di regia. Girando in 16mm con una macchina a mano quasi costante (sia per i match che per i litigi domestici), pronta a farsi avanti in zoom basculanti e a pedinare i suoi personaggi in rapide carrellate, Benny Safdie sembra continuamente voler blandire, accarezzare, abbracciare i suoi personaggi. Questo stile da cinéma vèrité riesce infatti a raggiungere una prossimità quasi promiscua con i corpi degli interpreti che oltre a solleticare l’emotività spettatoriale trova poi un vero e proprio climax stilistico in quelle “immagini rubate” su cui il film va, brillantemente a chiosare. Occhio onnipresente, partecipe, mobile, ossessivo e voyeuristico, lo sguardo di Benny Safdie non è semplicemente un sostituto del nostro, ma un vero e proprio protagonista del film.

Info
The Smashing Machine sul sito della Biennale.

  • the-smashing-machine-2025-benny-safdie-01.webp
  • the-smashing-machine-2025-benny-safdie-02.webp

Articoli correlati

Array
  • Venezia 2025

    Venezia 2025 – Minuto per minuto

    Con Venezia 2025 si celebrano le ottantadue edizioni della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, che come oramai da tempo si è adagiata nelle forme pensate dal direttore Alberto Barbera, per il quattordicesimo anno consecutivo alla guida della kermesse lagunare.
  • Venezia 2025

    Venezia 2025

    Venezia 2025 segue oramai da anni una sua prassi consolidata; l’impressione è che oramai gli scossoni non siano più previsti, e così la struttura della Mostra, giunta all’ottantaduesima edizione, appare sì solida ma anche sempre più uguale a se stessa.
  • Festival

    Venezia 2025 – Presentazione

    È stata presentata con una conferenza stampa in streaming la programmazione di Venezia 2025, ottantaduesima edizione della Mostra. La kermesse lagunare saldamente nella mani di Alberto Barbera da quattordici anni prosegue nell'idea festivaliera già espressa.
  • Altre Visioni

    Diamanti grezzi (2019) Ben Safdie, Joshua Safdie - Recensione | Quinlan.itDiamanti grezzi

    di , Nuova seducente pellicola firmata da Benny e Josh Safdie Diamanti grezzi è una riflessione su uomo e capitalismo, cosmo e denaro dove i due autori tornano a indagare quel binomio, irrinunciabile nel loro cinema, tra supporto fisico (la pellicola) e performance attoriale.
  • Cannes 2017

    Good Time

    di , Torna il manierismo poetico di Ben e Joshua Safdie con Good Time, rocambolesca avventura urbana tra umane miserie e altruismo, truffe e affetti familiari. In concorso a Cannes 2017.
  • Venezia 2014

    Heaven Knows What

    di , Gli enfant prodige del nuovo cinema indie newyorkese Ben e Joshua Safdie portano in Orizzonti a Venezia 2014 una storia di tossicodipendenza e amour fou, disperata e palpitante.