Apples
di Christos Nikou
Con Mila (Apples è la traduzione letterale inglese del titolo scelta per la distribuzione internazionale) esordisce alla regia il greco Christos Nikou. Nonostante sia stato assistente di Yorgos Lanthimos ai tempi di Kynodontas, a Nikou non interessa il rigore crudele, e sottilmente anti-umano, che straripa nella maggior parte del cinema ellenico contemporaneo. Nonostante questo la ricerca di una metafora esplicitata con fin troppo forza – la società ha perso la memoria, e dunque l’identità – appesantisce un racconto ben diretto ma esile nelle sue conclusioni. Film d’apertura in concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia.
Sono un tipo senza storia, m’han fregato la memoria
Nel mezzo di una pandemia globale che causa un’improvvisa amnesia, Aris, un uomo di mezza età, si ritrova coinvolto in un programma di recupero pensato per aiutare i pazienti che non sono stati reclamati da nessuno a costruirsi una nuova identità. Aris svolge i compiti che gli vengono prescritti quotidianamente su delle audiocassette, in modo da potersi creare dei nuovi ricordi e documentarli con una macchina fotografica; torna a una vita normale e incontra Anna, a sua volta inserita in un programma di recupero. [sinossi]
“Sono un tipo senza storia, m’han fregato la memoria” cantava uggiolando Freak Antoni in Mi piaccion le sbarbine, uno dei tanti oggetti preziosi tra il paradossale e lo squarcio sociale prodotti dagli Skiantos. “Che mele, che mele, son dolci come il miele” canticchiava un po’ ladrescamente Renato Salvatori ne I soliti ignoti, improvvisandosi bulletto per far fare bella figura al compagno di furto con scasso Vittorio Gassman. Queste due memorie culturali cozzano paurosamente, a prima vista, ma trovano un loro grottesco punto d’incontro in Mila, vale a dire Apples, l’esordio alla regia con cui Christos Nikou ha aperto ufficialmente le danze del concorso di Orizzonti alla settantasettesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un film che parla d’identità, pandemia – e il momento non potrebbe essere più (in)opportuno sotto questo punto di vista – e della ricerca spasmodica di ritrovare un proprio posto nel mondo nell’elaborazione di una perdita. Ne mangia tante di mele Aris, il protagonista del film: le mangia quando ancora è nel suo appartamento, le mangia dopo aver smarrito la memoria, le mangia durante gli innumerevoli esercizi che i medici gli propongono per provare a costruire una “nuova identità”. Nikou, che da oltre un decennio lavora come assistente alla regia per le produzioni greche (ma approfittando della trasferta in terra d’Ellade di Richard Linklater ha svolto lo stesso compito anche sul set di Before Midnight), parte da una suggestione forte, e dalle evidenti implicazioni metaforiche: cosa succederebbe in una nazione se si propagasse un virus che fa perdere in maniera forse definitiva la memoria a chi vi entra in contatto? L’allegoria politica è così evidente da essere addirittura troppo facile: la Grecia ha perso la propria identità, dapprima nella crisi economica e quindi nella dispersione del proprio senso collettivo, comunitario – solo un anno fa è tornato al potere Nea Dimokratia con il suo leader Kyriakos Mītsotakīs. Ma è in fin dei conti tutta l’Europa a essersi persa, e in questo senso Apples assume un valore universale, che esce dai confini di Atene.
Le mele, come le madeleine proustiane, possono essere il gusto che mantiene in sé il ricordo, la percezione di qualcosa che è passato e che rappresenta la nostra storia, intima e condivisa? Nikou gira attorno a questo punto, concentrando l’attenzione soprattutto sul percorso di Aris, sugli esercizi quotidiani che il team medico che lo sta seguendo gli propone di portare a termine: una volta si tratta di tornare in bicicletta (quella, si sa, non si scorda mai), un’altra di abbordare una ragazza, un’altra ancora di guidare una macchina, un’altra di andare in uno strip-club. Dinamiche sociali elementari, che possono essere reiterate e devono avere come termine un selfie fatto con la polaroid, a immortalare il momento e renderlo, chissà, eterno. Se l’idea iniziale funziona va detto che Nikou non fa quasi nulla per svilupparla ulteriormente: tutto resta in superficie, limitato alla replica infinita dello stesso schema: Aris in discoteca, Aris dal fruttivendolo, Aris al cinema (a vedere Non aprite quella porta, film che sulla portata metaforica del genere è un vero e proprio caposaldo). Nikou non si vuole complicare la vita, e così finisce anche per confondere la memoria come atto personale – chi sono? Qual è la mia identità? Dove vivo? – a quella tipica del processo logico e della concatenazione (se si ascolta Jingle Bells ad esempio si pensa istintivamente al Natale, ma ha poco a che fare questo con la nostra identità soggettiva). Peccati veniali, per carità, ma che testimoniano la voglia di non sporcarsi eccessivamente le mani con la materia che si sta trattando, preferendo rimanere in superficie, dove tutto è più innocuo.
Va però riconosciuto a Nikou di non essere caduto nel teatro della crudeltà che da anni il cinema greco “giovane” sta portando in giro per i festival. Nonostante abbia mosso i primi passi sul set di Kynodontas di Yorgos Lanthimos – che, per pura casualità, arriva solo oggi nei cinema italiani con il titolo internazionale Dogtooth –il suo film non ha nulla del cinismo, della ricerca esasperata della spettacolarizzazione che lo stesso Lanthimos, e con lui Aleksandros Avranas, Athina Rachel Tsangari, Syllas Tzoumerkas, Panos H. Koutras, Yannis Economides, ha trasformato in un’estetica condivisa, dominata da storie morbose e contraddistinta da un minimalismo geometrico che nasconde una freddezza giudicante, furba perché finge austerità per sprofondare nel maniacale. Apples, al contrario, è un film magari poco intenso ma sincero, e lo dimostra il finale in cui i nodi vengono al pettine e ci si riscopre umani, annientati dalla memoria che è il nostro rifugio, e la nostra più disperata maledizione.
Info
Apples sul sito della Biennale.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Mila
- Paese/Anno: Grecia, Polonia, Slovenia | 2020
- Regia: Christos Nikou
- Sceneggiatura: Christos Nikou, Stavros Raptis
- Fotografia: Bartosz Swikiarski
- Montaggio: Giorgos Zafeiris
- Interpreti: Anna Kalaitzidou, Argyris Bakirtzis, Aris Servetalis, Sofia Georgovasili
- Colonna sonora: The Boy
- Produzione: Boo Productions, Lava Films, PERFO Production
- Durata: 90'





Venezia 2020
Venezia 2020 – Minuto per minuto
La favorita
Il sacrificio del cervo sacro
Chevalier
The Lobster
Anemistiras
A Blast
Stratos
Miss Violence
Alps