La mossa del pinguino

La mossa del pinguino

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Claudio Amendola esordisce alla regia con La mossa del pinguino, una commedia esile e pasticciata, ma dalla naiveté quasi commovente. Già in Europop al Festival di Torino.

Orgoglio proletario

Un proletario sotto sfratto decide – a insaputa della moglie – di investire i soldi destinati a una nuova casa in una missione folle: partecipare alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 nella disciplina del curling… [sinossi]

Un disco pesante lanciato sul ghiaccio e due spazzoloni attivati per agevolarne la scivolata verso il bersaglio. È il curling, disciplina sportiva solo di recente, e forse proprio grazie ai suoi buffi ingredienti, assurta agli onori delle cronache sportive. All’apparenza si tratta dunque dell’oggetto perfetto per una commedia fuori dai canoni “mainstream” contemporanei e che mira a trasportare sul suolo italico i topoi dello sport movie statunitense. E a cogliere la palla al balzo è stato Claudio Amendola con La mossa del pinguino, suo esordio nel lungometraggio presentato al TFF nella neonata sezione – fortemente voluta dal direttore Paolo Virzì – Europop.
Protagonista di questa storia di sport e utopia è Bruno (Edoardo Leo) ragazzo di borgata con moglie (Francesca Inaudi) e figlio decenne a carico, che sbarca il lunario facendo le pulizie nel Salone delle fontane del quartiere Eur di Roma, ma ha dei sogni nel cassetto, tanti e confusi. L’illuminazione gli arriva quando vede in tv una partita di curling, sport che per lui e per l’amico del cuore Salvatore (Ricky Memphis), abituati per ragioni professionali al rapido utilizzo dello scopettone, sembra proprio un gioco da ragazzi. Ai due si aggiungeranno i vecchi burberi (e da decenni in lotta tra di loro per una brutta storia di debiti, usura e Regina Coeli) incarnati da Ennio Fantastichini e Antonello Fassari, il primo campione di bocce e il secondo maestro di biliardo dal vistoso parrucchino rossiccio che pare rubato a Leone di Lernia. Preparata la squadra, la missione Olimpiadi Invernali di Torino sembra già più realizzabile, ma Bruno dovrà fare i conti con la moglie e le sue responsabilità di padre.

È un plot classico quello de La mossa del pinguino, che ruota intorno a frustrazioni e desideri irrealizzabili, rapporti familiari e amicizia. E poi, naturalmente c’è lo sport, croce e delizia delle mogli lasciate ai margini da mariti atletici e/o tifosi, e c’è anche ampio spazio per parlare della crisi economica, allora nascente (il film è ambientato nel 2005), oggi montante. È proprio su questo versante che il film di Amendola sembra trovare la sua chiave più veritiera e personale, perché di fronte a tanta commedia nostrana in cui si parla di problemi economici, ma poi i personaggi fanno lavori ben più che dignitosi, qui i nostri eroi proletari hanno sogni complicati, ma vite e lavori molto semplici (lui fa le pulizie, la moglie è una cassiera del supermarket).
Non tutto però fila come dovrebbe in questo primo approccio registico di Claudio Amendola, le gag sono infatti prevedibili, eccessivamente prolungate o troppe volte reiterate, lo spazio lasciato ai dissidi matrimoniali è decisamente sovrabbondante e la direzione degli attori lascia alquanto a desiderare, segno che forse per un attore porre freno al desiderio d’esprimersi di un collega, non deve essere affatto facile.
La cosa però risalta parecchio dal momento che l’interpretazione meno convincente risulta proprio quella di Edoardo Leo che, molto probabilmente anche autore dei suoi dialoghi (è tra gli sceneggiatori), cerca di mangiarsi la scena segnandovi il record di permanenza, ma muovendosi tutto il tempo sulla dicotomia tenero pasticcione/cane bastonato. A catalizzare le risate e la nostra attenzione è invece – come al solito – Ricky Memphis, oramai garanzia di una comicità ruspante e sempre spontanea; mentre piuttosto incolori risultano i due “adorabili brontoloni” incarnati da Fantastichini e Fassari, che occhieggiano forse alla coppia Lemmon/Matthau, ma senza averne la verve.

I modelli rintracciabili in La mossa del pinguino sono tanti, ma forse non assemblati con cura, si citano Rocky e Momenti di gloria (la musica di Vangelis utilizzata per la partita finale) e si aspira forse in questo alternarsi discontinuo di commedia e dramma (anche vistosamente larmoyante) ad accostarsi alla migliore commedia chapliniana, ma con risultati ben al di sotto del previsto e aggravati da un abuso di musiche extradiegetiche, forse l’ultimo possibile collante tra le varie sequenze.
Ma è inutile proseguire nella disamina di ciò che non funziona in quest’opera prima di Claudio Amendola, al di là dell’esito zoppicante dell’operazione, possiamo pur sempre apprezzarne la quasi commovente naiveté.

Info
Il trailer ufficiale de La mossa del pinguino.
La mossa del pinguino su facebook.
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