Welcome

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Anche Welcome, come Tombé du ciel, è la storia di uomini che vivono al di fuori dello Stato, incapaci di riconoscervisi e temuti come la peste: la storia della progressiva perdita di umanità cui sta andando incontro un mondo che vive nell’ipocrita memoria di muri abbattuti fingendo di non accorgersi di quelli che sta edificando giorno dopo giorno sul suo stesso territorio.

Stile libero

Il giovane curdo Bilal ha attraversato l’Europa da clandestino nella speranza di raggiungere la sua ragazza, emigrata con la famiglia in Inghilterra. Arrivato a Calais, nel nord della Francia, conosce altri clandestini con cui organizza un tentativo di varcare la frontiera nascondendosi in un camion. Bloccato dalla polizia ma determinato a non arrendersi, Bilal capisce che non gli rimane altra scelta che attraversare la Manica a nuoto. Con questo obiettivo comincia ad allenarsi nella piscina comunale, dove incontra Simon, un istruttore di mezza età in crisi con la moglie… [sinossi]

Se è vero, come asseriscono alcuni, che uno dei compiti principali del cinema è quello di interrogarsi sul mondo che lo circonda, senza dubbio la settima arte non aveva alcuna possibilità di sfuggire alla necessità di sviscerare sul grande schermo il tema della clandestinità, legato com’è a doppio filo alla contemporaneità. Se dall’altra parte dell’oceano di quando in quando ci si ricorda delle migliaia di uomini e donne che rischiano la propria pelle per raggiungere un ipotetico Eldorado (si pensi a Fast Food Nation di Richard Linklater e Prince of Broadway di Sean Baker, tanto per fare due esempi), ancor più sentita è la problematica nell’Europa unita: affermazione non chissà quanto vera magari per quel che concerne l’Italia, dove pure un dibattito spesso e volentieri becero viene intrapreso sull’argomento, ma sicuramente valida quando ci si sposta in territori francofoni. Se lo sguardo lucido e impietoso dei fratelli Dardenne si è spesso e volentieri soffermato su vicende umane più o meno strettamente vincolate alla tematica dell’immigrazione, a partire da La Promesse fino a giungere all’ultimo, non completamente soddisfacente Il matrimonio di Lorna, la cinematografia che ha dimostrato di maneggiare la materia con più continuità, fino ad asservirla alle più bieche dinamiche commerciali – qualcuno ha memoria della messa in scena della comunità turca come ruota motrice del dimenticabile L’impero dei lupi di Chris Nahon? – è stata senza dubbio quella francese.

Certo, si tratta almeno in parte del retaggio di un universo coloniale che ancora mina dall’interno la stabilità della nazione, ma sarebbe semplicistico ridurre tutto a questo: la verità è che per tradizione il cinema francese, più di molti altri sistemi produttivi a lui vicini, dimostra un interesse per quello che un tempo sarebbe stato definito “cinema civile”. Appellattivo che potrebbe meritare anche Welcome, sesto lungometraggio di quel Philippe Lioret che sbancò i botteghini d’oltralpe con il suo esordio Tombés du ciel (1994), guarda caso incentrato sulle disavventure di un apolide, senza più patria – piccola curiosità: si tratta della stessa vicenda da cui trasse ispirazione Steven Spielberg per l’incompiuto e zoppicante The Terminal. Anche Welcome, come Tombé du ciel, è la storia di uomini che vivono al di fuori dello Stato, incapaci di riconoscervisi e temuti come la peste: la storia della progressiva perdita di umanità cui sta andando incontro un mondo che vive nell’ipocrita memoria di muri abbattuti fingendo di non accorgersi di quelli che sta edificando giorno dopo giorno sul suo stesso territorio. L’Europa messa in scena da Lioret è un percorso a ostacoli di fronte al quale l’uomo non può far altro che arrendersi: il mercato sarà anche libero, ma l’individuo di certo non può dire lo stesso della propria condizione. Nella descrizione di questo terraceo girone infernale, Welcome gioca le sue carte migliori: le sequenze ambientate nel C.P.T. di Calais, così come quelle che riguardano i tentativi di superamento delle barriere che regolano l’ingresso in Gran Bretagna, sono senza dubbio le più riuscite, abili nel rendere l’idea di una vera e propria discesa agli inferi. Laddove il film di Lioret al contrario sembra muoversi con minor grazia è semmai nella strutturazione della trama: una volta messa a fuoco la tesi cui vuole condurre lo spettatore, il cineasta francese si perde in un’architettura narrativa costruita in modo fin troppo certosino. L’impressione è quella di una soverchiante necessità morale che impedisce di fatto al film di muoversi sulle proprie gambe: anche la rappresentazione della famiglia della ragazza di Bilal e della sua vita in Inghilterra non fa altro che muoversi nella direzione di una reprimenda, semplicistica e in fondo in fondo vagamente razzista, dell’ottica ristretta delle minoranze etniche musulmane. Un peccato, perché la sofferta ed empatica recitazione di un Vincent Lindon come al solito al limitar del sublime avrebbe meritato uno sforzo maggiore. Invece Lioret, partito con le migliori intenzioni, sembra disperderle via via che Welcome procede verso la proria naturale conclusione: se la separazione tra il maestro di nuoto e la professoressa impegnata nell’accoglienza dei clandestini regge anche nella sua valenza strettamente simbolica, lo stesso non si può certo dire per quanto riguarda il rapporto filiale che Lindon instaura con il giovane albanese. Un’esasperazione dei contenuti che fa virare la pellicola verso timbriche pericolosamente vicine al patetico, annacquando la vibrante e doverosa disamina sociale in un concentrato di sentimenti che appaiono davvero mal calibrati.

Sarebbe stato opportuno altresì lavorare di sottrazione, perché per far comprendere al pubblico l’assurdità di una gestione come quella degli immigrati irregolari bastava e avanzava l’angosciante sequenza iniziale all’interno del tir. Ma la dote dell’asciuttezza è tra le meno semplici da far proprie, e Lioret è finito per cadere nella trappola della sovrabbondanza. Un peccato veniale, forse, a fronte di una tematica così urgente e dolorosa. Ai posteri…

Info
Il trailer italiano di Welcome.
Il trailer originale di Welcome.
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