Tower Heist – Colpo ad alto livello

Tower Heist – Colpo ad alto livello

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Con Tower Heist – Colpo ad alto livello forse per la prima volta Hollywood sembra volersi confrontare attraverso un film commerciale con la crisi economica. Il tentativo riesce grazie a Brett Ratner e soprattutto al ricco cast capitanato da Ben Stiller.

Crepa padrone

Un gruppo di addetti alla manutenzione, guidati dal loro direttore, organizzano un furto in grande stile per punire l’uomo che li ha defraudati delle loro pensioni, un ricco uomo d’affari di Wall Street che vive in un attico a Manhattan, situato in un edificio di lusso che gli improvvisati ladri conoscono a menadito. [sinossi]

Con Tower Heist – Colpo ad alto livello di Brett Ratner forse ci si trova di fronte al primo vero tentativo – tra l’altro riuscito – di affrontare criticamente e commercialmente la crisi economica globale in atto da qualche anno a questa parte. Ed è un bene che l’esperimento provenga da Hollywood, la cui vena satirica e dissacratoria (e liberal) sembra ormai da tempo annegata in un mare di blockbuster senza identità, ambigui e inclini ad affermare e negare allo stesso tempo la propria ideologia, rivolti come sono a un pubblico in prima istanza adolescenziale.

Tower Heist è invece un film per adulti, in cui si riflette senza eccessive edulcorazioni sulle conseguenze che il disastro di Wall Street (e il gioco cinico di finanzieri e banchieri) ha provocato in un amplissimo strato di lavoratori, dal manager al cameriere e all’usciere; una commedia che si distanzia dal politicamente scorretto (teso a celare un fondo reazionario e maschilista) dei fratelli Farrelly per riallacciarsi a una tradizione di scrittura, di regia e di trovate precedenti all’annichilimento definitivo nel segno del crossover del genere. Una commedia pura, verrebbe da dire, dove un gruppo di dipendenti di un grattacielo adibito ad abitazioni di lusso si organizza per derubare l’inquilino più ricco dello stabile, colpevole di aver depredato, tra le altre cose, anche le loro pensioni. E che a decretare questo scarto di qualità (e di codici) per la commedia siano stati scelti come interpreti di richiamo Ben Stiller e Eddie Murphy (in veste di produttore) è un segno senz’altro positivo anche per questi due attori: il primo pare ormai essersi riuscito a sganciare definitivamente da operazioni di basso livello commerciale come il dittico di Una notte al museo (2006 e 2009) o da ricadute in un farrellysmo degenere (Lo spaccacuori, 2007) e appare sempre più volto a una dimensione autoriale del suo personaggio (Lo stravagante mondo di Greenberg, 2010), mentre il secondo si è lasciato alle spalle i fasti degli anni Ottanta con relativi strascichi di dubbio gusto e sembra alla ricerca da qualche anno di una sua propria dimensione, almeno a partire da Dreamgirls (2006).

Che Tower Heist – Colpo ad alto livello possa aprire la strada a un altro tipo di cinema hollywoodiano è ancora presto per dirlo. Senz’altro però Brett Ratner è riuscito a colpire nel segno trascinando la commedia nella temperie dell’attualità economica e politica e dribblando da subito la serie degli Ocean di Steven Soderberg in cui la passione dei protagonisti per il ladrocinio era dettata esclusivamente da un’idea di gioco (che era anche gioco sul cinema), di pochade figlia del rat pack di Sinatra e Dean Martin. Tower Heist invece, pur facendo riferimento a una precisa meccanica da cinema di genere che richiama gli stessi anni Ottanta di Murphy (l’idea ad esempio di giocare anche sul pedale dell’action), pare guardare in realtà molto più indietro, e cioè a una consapevolezza da cinema sociale così come si sviluppò negli studios americani nella seconda metà degli anni Trenta, non a caso anche allora sotto l’influenza di un’altra tragica crisi economica. Lo stesso casting, che vede tra i protagonisti dell’azione un gruppo di persone provenienti da etnie diverse e rappresentanti i più differenti gradi sociali, sembra parlare ai ragazzi di Zuccotti Park, al movimento Occupy Wall Street tra i cui mantra vi è l’idea del 99% della popolazione costretta a subire il ladrocinio di un 1%, qui incarnato dal ricco corrotto Alan Alda. Eppure – ed è qui la grandezza e la sublime ambiguità della Hollywood di un tempo – siamo pur sempre in un film di genere, in un film a suo modo riformista, in cui si condanna la corruzione cercando di porvi rimedio con i codici del cinema d’intrattenimento. Ecco che allora in Tower Heist rientrano “cinematograficamente” i temi classici dell’ideologia americana, quelli della rivolta dell’individuo nei confronti di un sistema di valori intriso di corruzione, nella decisa direzione di espungere quell’un per cento di male (che, ad esempio, in un classico del cinema del New Deal come Ombre rosse di John Ford era incarnato da un banchiere corrotto) per poter poi ricominciare a vivere secondo le regole tradizionali della democrazia e dell’economia non inquinata dalla finanza. E la qual cosa, visto il punto in cui siamo, sarebbe già un notevole passo avanti.

Info
Il trailer di Tower Heist – Colpo ad alto livello.

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