Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello

Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello

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Il primo capitolo della trilogia tolkeniana portata sul grande schermo dal regista neozelandese Peter Jackson. Un viaggio nell’immaginario del Terzo Millennio, che non dimentica il passato. Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello è un classico del cinema contemporaneo.

Un anello per domarli

Bilbo Baggins ha deciso di celebrare il suo centoundicesimo compleanno in maniera molto particolare;alla fine della festa, abbandona parenti, amici, conoscenti e il suo affezionato nipote Frodo, cui lascia ogni cosa. Lo stregone Gandalf insiste perché lo hobbit lasci a Frodo anche il suo anello magico, su cui intende tenere un occhio vigile e fare alcune ricerche, perché potrebbe celare un mistero più inquietante di quanto non sembri. E così è; quello di Bilbo è l’Unico Anello, l’Anello per domarli, il cuore del potere del malefico Signore Oscuro Sauron, che sta tornando a tessere le sue trame di conquista e distruzione. Per impedirgli di vedere realizzato il suo sanguinoso disegno, l’anello dovrà essere distrutto, cosa possibile soltanto nella fornace di Monte Fato, dove Sauron, secoli prima, lo forgiò… [sinossi]
Tre anelli ai re degli elfi sotto il cielo che risplende
Sette ai principi dei nani nelle loro rocche di pietra
Nove agli uomini mortali, che la triste morte attende
Uno all’Oscuro Sire, chiuso nella reggia tetra
nella terra di Mordor, dove l’ombra cupa scende.
Un anello per domarli, un anello per trovarli,
un anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
Nella terra di Mordor, dove l’ombra cupa scende
J.R.R. Tolkien, Il Signore degli anelli

A distanza di più di dieci anni dalla sua apparizione sugli schermi mondiali, Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello, primo capitolo della trilogia tolkeniana risorta a nuova vita in celluloide grazie all’ingegno – e in buona parte alla follia – di Peter Jackson, certifica una volta per tutte la sua importanza fondamentale non solo per quel che concerne l’aspetto meramente artistico. Come le linee finissime (“più fini di quella della più esile penna d’oca”) che compaiono sull’Unico Anello solo dopo che Gandalf l’ha gettato nel fuoco del camino di Casa Baggins in presenza di Frodo, anche il fiume cinematografico di Peter Jackson mostra la propria essenza solo se si ha l’intelligenza di osservarlo controluce, senza farsi abbagliare dallo stupefacente bagliore hollywoodiano. Pur essendo un prodotto puramente mainstream e commerciale – e sarebbe mai stato possibile il contrario? – Il signore degli anelli è una creatura a se stante, difficile da accostare ad altre saghe fantasy della contemporaneità come l’octologia dedicata al giovane mago Harry Potter o (ancor meno) come i vari Le cronache di Narnia, La bussola d’oro, e il deteriore filone incentrato sulla love story tra l’umana Bella e il languido vampiro Edward. Tentando un’operazione mai più replicata con la medesima coerenza in seguito, la New Line ha dato carta bianca a Jackson, permettendo al regista neozelandese non solo di sfidare la resistenza degli spettatori costringendoli  in sala per un totale di nove ore – che diventano addirittura dodici nelle extended version uscite per il mercato home video – ma anche di mettere in scena un universo epico cavalleresco che sembrava oramai distante dagli umori del pubblico, propenso semmai a lasciarsi blandire da scenari futuribili.

Il peso di un’operazione così stratificata, pianificata su tre anni ma costretta per ovvie ragioni a dimostrare la propria potenza di fuoco al box office già dall’esordio sugli schermi, è ricaduto inevitabilmente su Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello: è con ogni probabilità per questo motivo che il film sembra il più aderente alla pagina scritta, dando in ben più di un’occasione l’impressione di materializzare nell’immaginario visivo le parole scritte da Tolkien e pubblicate quasi cinquant’anni prima. L’intera prima parte del film, eccezion fatta per la memoria narrata dei fatti pregressi, relativi alla prima guerra contro Sauron e alla conquista dell’anello prima da parte di Isildur e quindi del giovane Smeagol, ricalca le pagine del romanzo, pur con qualche semplificazione e con l’esclusione di alcuni avvenimenti. È come se Jackson si sentisse costretto a pagare un pegno di deferenza al capolavoro letterario di Tolkien, ammettendo di esserne solo una semplice filiazione visiva, e non molto di più: una dimostrazione di umiltà che da un lato appare quantomai sorprendente da parte di un cineasta al contrario sempre pervicacemente provocatorio nelle sue scelte registiche, ma dall’altra permette a La compagnia dell’anello di muoversi su un terreno solido, tendendo la mano ai cultori della trilogia, pronti a scovare l’infedeltà al testo anche nel più secondario dei fotogrammi, e allo stesso tempo avvicinando gli spettatori ignari della fonte letteraria grazie a una messa in scena sontuosa, colorata, ricca di colpi di scena eppure ancora dominata da una sottile vena di ironia pacificante che nel corso dei tre film si perderà gradualmente con l’avvicinamento a Mordor.

Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello è un film colorato, con il verde dei campi della Contea che si specchia in un cielo blu intenso, privo di nubi: è il canto della Terra, elegia della vita semplice, agreste, lontana dagli echi delle battaglie degli uomini e dalle armi corrusche innalzate nell’oscurità contro il nemico. Il male, qui, è ancora un’ombra, e come tale Jackson la mette in scena, come esplicita in maniera sublime la già citata sequenza di Casa Baggins con Gandalf e Frodo. Se Le due torri squilla in maniera febbrile come il corno di Helm nel fosso, e Il ritorno del Re acquista i ritmi e le movenze di una marcia funebre, La compagnia dell’anello è una ballata acustica, pronta di quando in quando a mostrare il proprio lato oscuro (il combattimento contro gli spettri dell’Anello, il vano tentativo di superare il Caradhras) ma per lo più concentrata sulla speranza dei protagonisti, rinvigorita dalla coesione “multirazziale” della Compagnia, composta da quattro hobbit, un nano, un elfo, due uomini e un istari. A distanza di dieci anni si può apprezzare ancora meglio la struttura tripartita del film – la Contea, dominata da un’aria ilare da opera buffa; Gran Burrone, segmento centrale in cui sacro e profano si compenetrano; il viaggio verso sud, in cui la wilderness la fa da padrona – e godere di un ritmo ininterrotto e avvincente. L’intera sequenza all’interno delle miniere di Moria, dalla scoperta del regno di Khazad-dûm e della città di Nanosterro fino al terribile combattimento di Gandalf contro il Balrog, lascia letteralmente a bocca aperta e senza fiato. Cinema per il cinema, di una purezza così stordente da non essere assimilabile a nessun’altra creatura fantasy venuta alla luce negli ultimi decenni.

Ancora oggi resta l’amaro in bocca solo per la totale eliminazione del personaggio di Tom Bombadil, una delle creature più significative, poetiche e filosofiche dell’intero universo sub-creato da Tolkien. In un oggetto cinematografico così compatto – a dispetto della durata – una digressione all’apparenza inessenziale avrebbe forse fatto storcere il naso a qualche spettatore. Peccato, perché così facendo si è persa la possibilità di aprire il fianco a uno dei molteplici volti di Tolkien, troppo spesso invece sminuito nella propria imponenza autoriale da chi (spesso per vergognose questioni ideologiche, del tutto distanti dal reale pensiero del medievalista anglosassone) vorrebbe ridurlo a mero esaltatore del fulgore bellico e dell’eroismo militare. In risposta a tutti questi esecrabili interpreti del pensiero tolkeniano viene naturale citare un passaggio di una lettera che durante la Seconda Guerra Mondiale il romanziere scrisse al figlio Cristopher, di stanza in Sud Africa, e che è stata pubblicata nella raccolta di epistole La realtà in trasparenza: “Il nocciolo della questione non è nel disordine e nella guerra, ma nella libertà, nella pace, nella vita quotidiana e nei piccoli piaceri.”. Una lezione che Peter Jackson ha dimostrato di aver assimilato piuttosto bene.

Info
Il trailer italiano de Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello.
Il trailer originale de Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello.
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