Noi siamo infinito
di Stephen Chbosky
Dribblando con agilità pietismi e scene madri, Noi siamo infinito (The Perks of Being a Wallflower) riesce a raccontare un anno scolastico o poco più di un ragazzo qualunque, schiacciato dal peso di una vita che gli ha riservato fino a quel momento solo durezza e dolore.
We can be Heroes, just for one day
Basato sul romanzo di Stephen Chbosky, il film racconta la storia del quindicenne Charlie, introverso e ingenuo, alle prese con il primo amore, il suicidio del suo miglior amico, e le turbe mentali che lo affliggono. La timida matricola è presa sotto l’ala protettrice di due diplomandi, Sam e Patrick, che lo introducono al mondo reale… [sinossi]
In gergo anglosassone si usa il termine wallflower (letteralmente “tappezzeria”) per indicare una persona timida, una di quelle che durante le feste si tengono in disparte, silenziosamente appoggiate al muro, fino a diventare parte integrante – per l’appunto – della tappezzeria. La storia di The Perks of Being a Wallflower (Noi siamo infinito) nasce da una serie pressoché infinita di storie… La prima è generata dalla stessa industria cinematografica, e risponde al nome di teenage movie: un genere a se stante che dalle parti di Hollywood hanno saputo coltivare con una cura altrove purtroppo sconosciuta – fa eccezione in tal senso la produzione nipponica – e che perpetua anno dopo anno la propria indole, incidendo nuove tacche nel percorso che sta compiendo. Si tratta di una storia lunga decenni, ma che trova una sua naturale collocazione agli albori degli anni Ottanta, quando la gioventù reaganiana – sorta di Hitlerjugend liberista e pervasa dal demone del capitalismo – viene rivista, riletta e rimodellata grazie all’irruzione sulla scena di personalità di spicco come John Hughes, vero e proprio guru del teenage movie. La seconda storia, in qualche modo collegata alla precedente, riguarda in maniera maggiormente specifica il coming-of-age, il Bildungsroman tanto caro a Goethe, Stendhal, Fielding e Flaubert, ovviamente letto attraverso la lente hollywoodiana. La terza storia è invece quella del romanzo The Perks of Being a Wallflower, che esce nel 1999 pubblicato da MTV: è scritto da un romanziere alle primissime armi, l’allora ventinovenne Stephen Chbosky, e tratta con semplicità e senza particolari moralismi tematiche come il suicidio, l’amore omosessuale, le molestie sessuali e le turbe psichiche, inquadrandole nell’ottica adolescenziale. Una scelta in grado di scatenare una vera e propria fatwa da parte di gruppi religiosi, pensatori reazionari e associazioni genitori-figli. Per quanto in Italia sia tuttora sconosciuto – e non v’è dubbio che l’uscita del film, distribuito dalla M2 Pictures provvederà a colmare questa lacuna – il romanzo epistolare di Chbosky è diventato, in appena un decennio, un vero e proprio caso editoriale dall’altra parte dell’oceano: un milione di copie vendute, e lo statuto di “classico moderno” assegnatogli dal mondo letterario. Un successo di rara portata che ha condotto inevitabilmente a un adattamento cinematografico.
La scelta della Mr. Mudd, la piccola casa di produzione fondata nel 1998 da Lianne Halfon, John Malkovich e Russell Smith (e alla quale si devono, a proposito di gioventù inquieta, Ghost World e Art School Confidential di Terry Zwigoff, ma soprattutto Juno di Jason Reitman) di affidare anche la regia del film a Chbosky indica con una certa precisione la volontà di non snaturare in nessun modo la pagina scritta, permettendole di trovare una sua naturale collocazione nell’immaginario visivo contemporaneo. Lo stile con cui viene raccontata la vicenda del timido quindicenne Charlie, costretto ad affrontare il liceo da solo in seguito al suicidio del suo unico amico, è con ogni probabilità il punto cruciale per comprendere fino in fondo un’operazione che altrimenti correrebbe il serio rischio di essere confusa con la massa, e relegata per questo motivo a un ruolo subalterno. Dribblando con agilità pietismi e scene madri, senza per questo rimanere freddo di fronte alle sequenze maggiormente cariche di pathos ed evitando si lasciarsi prendere la mano dalla mania del “bizzarro” e del “grazioso” che sta omologando l’intero universo indie statunitense, Noi siamo infinito riesce a raccontare un anno scolastico o poco più di un ragazzo qualunque, schiacciato dal peso di una vita che gli ha riservato fino a quel momento solo durezza e dolore. Lo fa con una sincerità persino spiazzante, grazie alle intense interpretazioni di un gruppo di attori appena ventenni ma in grado di calarsi con partecipata empatia nei panni di Charlie e della sua piccola gang di sbandati in miniatura: l’arguto Patrick, l’amata (da Charlie) Sam, le sue amiche Mary Elizabeth e Alice, il fratello e la sorella di Charlie. Un mondo a parte che non è in lotta contro gli adulti – luogo comune a volte efficace ma troppo spesso utilizzato in maniera raffazzonata nel microcosmo dei teenage movie – ma semplicemente sta cercando di capire come diventarlo a sua volta senza perdere la propria indole.
Carico di una tenera fragilità, il film di Chbosky parla agli adolescenti di oggi raccontando adolescenti di una generazione che sembra già preistorica: racconta amori, delusioni, rabbie e memorie traumatiche, il tutto scandito dai ritmi delle compilation mixate grazie a due registratori di musicassette, con Asleep degli Smiths a farla da padrone. È il canto melanconico e a suo modo divertito dell’ultima vera generazione “rock”, quella che morì sul colpo di pistola autoinflitto da Kurt Cobain, e che ballava sulle note di Sonic Youth, Dexys Midnight Runners, Galaxie 500, Pavement, New Order, L7, Throwing Muses, Cocteau Twins, tanto per citare alcune delle band ospitate nella ricca colonna sonora del film.
Noi siamo infinito, pur orchestrando la propria narrazione su un tracciato ampiamente battuto nel corso del tempo, colpisce nel bersaglio anche per il coraggio di alcune soluzioni visive – far cadere nel nero della mente di Charlie il proprio intervento da eroe in difesa di Patrick, dileggiato e pestato dai compagni di scuola per la sua omosessualità, è una scelta che sorprende positivamente – piuttosto in controtendenza rispetto alla prassi degli ultimi anni. Permangono dubbi sull’eccessiva rapidità nella gestione del finale e su alcuni dettagli sparsi durante il racconto, ma anche queste riserve finiscono per svanire a cospetto della struggente e deflagrante sincerità di un’opera piccola ed essenziale, che parla direttamente al cuore dei propri spettatori. Merito, come già scritto, di Logan Lerman, Emma Watson, Ezra Miller e Mae Whitman, con la speranza che nella recitazione sappiano affrontare il tunnel che divide l’adolescenza dall’età adulta con lo stesso urlo liberatorio dei protagonisti del film. Perché, come insegna Frank’n’Furter “Don’t dream it – be it”…
Info
Noi siamo infinito su facebook.
Il sito ufficiale di Noi siamo infinito.
- Genere: drammatico, sentimentale, teen movie
- Titolo originale: The Perks of Being a Wallflower
- Paese/Anno: USA | 2012
- Regia: Stephen Chbosky
- Sceneggiatura: Stephen Chbosky
- Fotografia: Andrew Dunn
- Montaggio: Mary Jo Markey
- Interpreti: Brian Balzerini, Chelsea T. Zhang, Dylan McDermott, Emily Marie Callaway, Emma Watson, Ezra Miller, Jesse Scheirer, Joan Cusack, Johnny Simmons, Julia Garner, Julie Marie Schaefer, Justine Nicole Schaefer, Kate Walsh, Logan Lerman, Mae Whitman, Melanie Lynskey, Nicholas Braun, Nina Dobrev, Patrick de Ledebur, Paul Rudd, Tom Kruszewski, Tom Savini
- Colonna sonora: Michael Brook
- Produzione: Mr. Mudd, Summit Entertainment
- Distribuzione: M2 Pictures
- Durata: 102'
- Data di uscita: 14/02/2013







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